L'ISOLA DELLE NEBBIE

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L'ISOLA DELLE NEBBIE

Messaggioda Sianna » lun 9 giu 2008, 17:31

L'isola delle Nebbie è un luogo ameno per tutti coloro che la visitano ma, oasi felice per menti in corsa come quelle dei maghi e delle magiche creature.

L'ISOLA DELLE NEBBIE (di Sianna, Diamante e Aragon) Cullata dai dolci flutti che congiungono il tempio di Yar al faro di Draven, all'interno del lago della speranza, sorge l'isola delle nebbie. La sua morfologia è familiare per chi vi abita perchè in lei l'immutato regno dell'estate impera e tutto è rigoglioso e pieno di vita. La bruma che l'avvolge la protegge e la isola spazio/temporalmente dal resto del mondo ma, aiuta anche coloro che giungono presso le sue rive a trovare la strada per il tempio della Dea dove vive l'oracolo:

"Io sono colei che non avrà mai fine e dimorerò nelle nebbie del tempo protetta dall'oblio e dall'ignoranza".


I luoghi dell'Isola delle Nebbie:


Il Tempio della Dea

Il tempio è circondato da alberi da frutto lussureggianti e da erbe aromatiche che, diffondono un chiaro e persistente aroma nell'aeree. Una lunga passeggiata naturale vi condurrà al sacro Tor dove, i grandi eventi hanno luogo. Li potrete incontrare gli spiriti silvani e la stessa Dea ma, attenti a non adentrarvi oltre la vostra fantasia perchè, la foresta dei Faeire che divide i mondi con la sua tela sottile, potrebbe rapirvi e non riconsegnarvi più alla vostra vecchia vita!


Il Picco Brumoso

Al centro esatto dell’isola un gigante grigio si erge dal verde lussureggiante della foresta: il suo nome è Picco Brumoso. Una ripida montagna rocciosa che si scaglia verso il cielo fino a sfiorare le nuvole più alte, che come un candido velo, ne ricoprono perennemente la cima. Solo chi vi ha messo piede conosce quello che si cela sotto quelle strane nubi.. l’ignoto è preservato agli occhi di chi non crede . Narra la leggenda che in quel luogo viva un potente mago dedito allo studio delle arti più oscure della magia, protetto da arcane forze che celano la sua rocca dallo sguardo indiscreto degli esseri mortali. Egli si chiama Aragon e il suo nome risuona solo nelle menti delle persone, poiché nessuno osa pronunciarlo. Si narra inoltre che solo una valorosa amazzone dal cuore di ghiaccio sia riuscita a percorrere l’impervio sentiero che dal Sacro Tor si inerpica sulle pendici di questo monte solitario. Ella incuriosita da tanto mistero non seppe e non volle rimanere nell’ignoto. Ma da lì quell’amazzone, che portava il nome dell’elemento più bello e allo stesso tempo più duro che madre natura abbia mai creato, non fece più ritorno, come se le nebbie che avvolgono quei luoghi misteriosi, avessero inghiottito la luce di quel meraviglioso diamante. Nelle notti di luna nera i vecchi abitanti narrano questa storia sussurrando (forse per non essere sentiti dal mago) che Diamante, una volta giunta alle pendici del misterioso picco, sciolse il cuore di Aragon e restò per sempre accanto a lui a sua volta stregata!
Di loro adesso non si sa più niente, forse hanno lasciato questa terra ... ma al centro dell'isola il Picco Brumoso continua ad esistere anche se il castello che vi sorgeva è ormai soltanto un cumulo di macerie.


La Fonte delle Fate

(scritto da LILITH) "Sull'isola delle nebbie, nella foresta delle faerie, in una piccola radura tra alberi verdeggianti, sorge una piccola fonte che forma uno specchio. Le acque di questa falda hanno spesso magici effetti... le sue sponde sono spesso abitate da fate e chiunque si ferma a riposare in questo posto è colto da una pace avvolgente, da una serenità fuori dal normale e il più delle volte si addormenta... ma al suo risveglio potrebbe avere una sorpresa...davanti ai suoi occhi...scorgere le fete che indisturbate giocano e fanno il bagno...questo è capitato a me... e da allora ho deciso di a bitare in riva al laghetto, in una casetta di legno e paglia. Spesso davanti alla porta con gioia trovo fiori e girlande, ghiande e pietre luccicanti che le fate mi donano, io ricambio cantando una canzaone, e loro da dietro i cespugli, ridono.


Il Tempio delle Nebbie

Appare a colui che lo contempla come una lineare costruzione di bianca pietra finemente cesellata come un argento prezioso. I suoi muri possenti sono istoriati di azzurro e raffigurano delicati simboli magici che ne preservano l'integrità e la misticità del contenuto. Fertili campi di profumosa erba e di fiori dalle mille tonalità circondano il tempio della Dea Madre e le rendono omaggio con la loro mutabile bellezza. Alberi carichi di frutti succosi e teneri offrono riparo e sollievo a tutti gli abitanti dell'isola che, abitualmente amano passeggiare nei dintorni delle sponde del lago, là dove i delicati giunchi danzano con le figlie del vento, oppure al limitare del bosco là dove la strega Lilith ha la sua dimora. Proprio la dove il bosco si incontra con la strada maestra del tempio delle Nebbie sorge l'altare sacro alla Dea Feire, madre mia e regina del piccolo popolo dipinto. Intorno alla statua lignea migliaia di piccoli boccioli perenni formano un arco odoroso che inebria chi si ferma a rendere grazia alla magnificenza della divinità. Il passaggio che conduce al pesante portone d'entrata è d'argento ed è lastricato da ciottoli di lago bianchi come i tenui stralci di luna...non feriscono i delicati piedi nudi delle sacerdotesse perchè sono stati levigati nei secoli dall'abbraccio delle acque tranquille.

Commuove la bellezza del tempio che sembra invaso dalla cangiante luce del notturno astro anche in pieno giorno. Quando uno straniero o un amico varca la soglia del palazzo gli viene subito incontro l'ampio atrio che divide la struttura in due parti ben distinte: il salone centrale (detto anche Mirfel) e gli ampi alloggi sacerdotali (detti Crinoel). Mirfel si può considerare una porta di pasaggio sui mondi naturali e spirituali; al centro di questa sala infatti si trova una imponente fonte naturale all'inerno della quale sono custoditi gelosamente i tesori del tempio. Solo coloro che posseggono le chiavi di Karanda possono accedere ai luoghi segreti che essa cela. Non si può accedere ai sacri poteri della Dea e del fato se non si è a conoscenza dei suoi misteri e, solo io e Lilith per ora ne conosciamo l'accesso. L'acqua che sgorga da questa fonte è sacra e porta in se mistici poteri di guarigione interiore nonchè dona la possibilità a chi la beve di usufruire temporaneamente dei favori della Dea e di utilizzare la preveggenza ma, raramente qualcuno ha osato tanto. L'addobbo del salone è a opera del popolo pitto e quindi conserva magnifici arazzi appesi alle pareti di candido marmo; i colori rappresentano le tonalità degli elementi sacri e i disegni sono simbologie care alla memoria della Dea Madre. Soventemente osservandoli da vicino si ha l'impressione di venire attratti dentro i moni che rappresentano echissà, che poi non sia vero. Piccole lampade circolari poste sotto dei bacili di bronzo specchiato emanano nell'aria dolci aromi e un leggero pulviscolo acquoso circonda tutta la superfice della pavimentazione in semplice legno di noce.
Ultima modifica di Sianna il gio 28 lug 2011, 15:02, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'ISOLA DELLE NEBBIE

Messaggioda Fenice_Ashura » lun 9 giu 2008, 17:32

I luoghi dell'Isola delle Nebbie:


L'Antro di Feanor

Il versante Sud dell'Isola delle Nebbie presenta una costa frastagliata e tormentosa, più volte devastata nelle ere più remote da terremoti ed eruzioni vulcaniche. Un tempo l'Isola era assai più grande di come la conosciamo ora ed il Grande Vulcano sorgeva al centro esatto dell'Isola, ma in seguito ad un cataclisma di portata immane, ne rimase soltanto il cratere appoggiato alla sommità aspra di una montagna spaccata che domina la nera spiaggia di sabbia vulcanica, ultimo frammento di ciò che le onde hanno trascinato nelle profondità oceaniche.
Ciò che resta del vulcano è ora situato sulla costa occidentale. Si dice che sia ormai spento, dato che non si ha traccia nè memoria di attività laviche in ere recenti. Ma i saggi diffidano del rosso magma solidificato che forma una specie di tappo sulla sommità del cratere.
Ai piedi del vulcano si è sviluppata una vegetazione subtropicale con palmizi ed alti eucalipti che formano una specie di "cintura" tutto intorno ai piedi del vulcano. Laddove la vegetazione è più fitta, si trovano 4 ampie pozze di acqua costantemente tiepide da cui si leva il caratteristico odore sulfureo dei soffioni boraciferi. E' là che, celata dalla fitta vegetazione, si apre la grotta vulcanica dove ho posto il mio magico antro. L'entrata appare angusta, ma questo serve a confondere le idee di eventuali visitatori indesiderati, poichè seguendo il lungo e stretto cunicolo si giunge alfine in un'ampia aula circolare sorretta da scintillanti stalattiti e stalagmiti che nei secoli si sono unite insieme formando colonne tortili di bellezza incomparabile. Al centro esatto dell'aula, levando lo sguardo verso l'alto, è possibile scorgere uno sprazzo di cielo, chè un foro di forma oblunga si apre nella volta.
L'arredamento del mio antro è scarno e sobrio, ma caratterizzato dalla comoda eleganza di cui amo circondarmi. Morbidi tappeti di pelli di animali ricoprono il pavimento. Un braciere d'ottone arde perennemente nell'antro per mantenere viva la Sacra Fiamma da cui derivano i miei più grandi poteri. In un angolo è posto un focolare di pietre sul cui fuoco cui ribolle perennemente un grande pentolone d'acqua. Accanto al focolare c'è un grande tavolo di pietra lavica con quattro grandi sedili di legno a schienale alto posti ai quattro lati di esso. Sul tavolo poggiano gli alambicchi e le provette che adopero per preparare alcune delle mie magiche polveri ed essenze. Di solito il ripiano è molto disordinato, ma talvolta giunge a trovarmi qualche gradito ospite: fortunatamente sono un mago e posso sempre creare un'illusione di ordine e pulizia che riesce a confondere la mente dei miei visitatori per il tempo sufficiente affinchè Blaze faccia pulizia ed apparecchi tavola con le vettovaglie che mi faccio preparare dalle ragazze di Mamy e che la stessa Blaze è incaricata di ritirare alla taverna.
Ma nelle notti di luna piena, sento che il fuoco ancora cova nel ventre di questa montagna e so che lo spirito del vulcano è ancora vivo e pronto a ridestarsi quando il tempo sarà compiuto.
Ma il vulcano è per me un caro amico di cui ho appreso i segreti a poco a poco, penetrando ed esplorando nelle viscere ed ascendendo fino alla sua vetta... un giorno, se ne avrò voglia, vi racconterò del mio fantastico viaggio alla scoperta del cuore del Grande Vulcano.
(by Feanor)
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Re: L'ISOLA DELLE NEBBIE

Messaggioda Sianna » sab 20 set 2008, 23:30

TOR DELLA DEA

Il tempio e' circondato da alberi da frutto lussureggianti e da erbe aromatiche, che diffondono un chiaro e persistente aroma nell'aere. Una lunga passeggiata naturale conduce al sacro Tor dove e' possibile incontrare gli spiriti silvani.
L’ordinato quadriportico, ricavato dalle pietre provenienti dalla valle dei Sogni, viene di giorno inondato dalla luce naturale del sole mente di notte, quando di sovente i sacerdoti e le sacerdotesse si dedicano ai culti della Luna e della Dea, è costantemente irrorato dalla luce artificiale prodotta da alcuni ampi e fuligginosi bacili di rame all’interno dei quali, bruciano tizzoni di brace e erbe mediche capaci di richiamare gli spiriti.
Questo luogo di culto è collocato sulla riva opposta all’imponente cripta di Karanda, Signore Oscuro, ed è ad esso collegato da cubicoli profondi e tortuosi scavati nella umida terra della palude. Si dice che sono alcuni prescelti conoscano la via sotterranea che separa i due luoghi mistici ma, sopra ogni cosa, sappiano trattare con la popolazione reietta che si dice abiti questi insalubri e pericolosi viali sotterranei.
Sul frontespizio del Tempio spicca in lettere d'oro la frase: 'Io sono colei che non avra' mai fine e dimorero' nelle nebbie del tempo protetta dall'oblio e dall'ignoranza'.




TEMPIO DELLE NEBBIE

E' una lineare costruzione di bianca pietra finemente cesellata come un argento prezioso. I suoi muri possenti sono istoriati di azzurro e raffigurano delicati simboli magici che ne preservano l'integrita' mistica. Fertili campi di profumata erba e di fiori dalle mille tonalita' circondano il tempio della Dea Madre e le rendono omaggio con la loro mutabile bellezza. Alberi carichi di frutti succosi e teneri offrono riparo e sollievo a tutti gli abitanti dell'isola. Dove il bosco si incontra con la strada maestra sorge l'altare sacro alla Dea Feire, regina del piccolo popolo dipinto. Intorno alla statua lignea migliaia di boccioli perenni formano un arco odoroso che inebria chi si ferma. Il passaggio che conduce al pesante portone d'entrata e' d'argento lastricato da ciottoli di lago, bianchi come tenui stralci di luna e levigati nei secoli dall'abbraccio delle acque tranquille. Il tempio sembra invaso dalla cangiante luce del notturno astro anche in pieno giorno. All'interno, un ampio atrio divide la struttura in due parti distinte: il salone centrale (detto anche Mirfel) e gli ampi alloggi sacerdotali (detti Crinoel).
Al centro di questa sala si trova una imponente fonte naturale all'interno della quale sono custoditi gelosamente i tesori del tempio. L'acqua che sgorga da questa fonte e' sacra e porta in se mistici poteri di guarigione interiore e dona temporanea preveggenza.
Mirfel e' in realta' una porta di passaggio sui mondi naturali e spirituali e solo coloro che posseggono le chiavi di Karanda possono accedere ai luoghi segreti che essa cela, benché questo non sia il tempio ove l’Oscuro Signore viene evocato e adorato.
L'addobbo del salone e' opera del popolo pitto e conserva magnifici arazzi appesi alle pareti di candido marmo; i colori rappresentano le tonalita' degli elementi sacri e i disegni sono simbologie care alla memoria della Dea Madre. Piccole lampade circolari poste sotto a bacili di bronzo specchiato emanano nell'aria dolci aromi e un leggero pulviscolo acquoso circonda tutta la superficie della pavimentazione in semplice legno di noce. Tale bruma leggiera sembra volersi unificare alla perenne coltre di nebbie che circonda la costruzione e che pare volerla preservare da sguardi indiscreti.

CRIPTA DI KARANDA

La cripta di Karanda, signore del Fato e di coloro che più non sono, appare come una struttura austera ed imponente benché, non la si possa annoverare come vera e propria architettura clericale. La struttura è interamente ricavata da pietre provenienti dalle cave sotterranee dell’isola dei Draghi e al suo interno, presenta due file di colonne poste in modo da simulare un abbraccio claustrofobico atto a ricordare, a coloro che ne varcano la soglia, che il destino tutto può sulle umane vite.
La cripta è caratterizzata da una pedana centrale in marmo candido che funge da montante per l’ara centrale in pura ossidiana lucida e fredda al tatto che è simbolo e simulacro del dio Karanda sulla terra. Sopra di essa, un bacile anch’esso in ossidiana, riluce e innanzi ad esso, due fiammelle dalla bluastra colorazione ardono indisturbate.
L’altare è costantemente sorvegliato da quattro sacerdoti che vanno preservando la divina dimora terrena e il prezioso silenzio che, regna sovrano se non durante le cerimonie o i riti quando, la cripta stessa viene aperta al latori del culto.
Ai lati della sacra ara una fila ordinata di panche dall’aspetto scomodo sono messe a disposizione di coloro che visitano il tempio e che rimangono in attesa del verdetto del Fato. Tali sedute sono intervallate da sottili bracieri all’interno dei quali i postulanti devono bruciare erbe e offerte sacrificali in nome di Karanda, prima di poter accedere ai veggenti e fare le loro suppliche o richieste.
Si narra che un tempo, l’isola fosse abitata anche da una falange armata di sacerdoti che praticavano orribili riti sacrificali in nome di Karanda Nar’hat; essi erano i messaggeri dei presagi di morte e disperazione che il sacro ordine del Tomo era portato a rispettare ma, si sa per certo che essi vennero congedati una volta che il culto della Dea Feire, sposa del Dio e signora della saggezza e della vita, prese il sopravvento sull’isola stessa.
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Re: L'ISOLA DELLE NEBBIE

Messaggioda Sianna » lun 22 set 2008, 22:34

“CAEMBRUS” il villaggio dei Pitti

Delimitato nella parte esterna da un naturale recinto protettivo formato prevalentemente da alte e robuste canne di giunco e erbe di palude dalle lanceolate e taglienti foglie, il villaggio del popolo pitto, si presenta agli occhi dei suoi visitatori come un insediamento di media grandezza.
Capace di ospitare circa al pieno delle sue capacità circa 300 esseri umani e altrettanti animali (per lo più di uso domestico come capre, qualche mulo, cani e gatti e molti uccelli), trova nella fontana posta al centro della piazza la sua cellula generatrice. Tutto nasce e si sviluppa dalla fonte che eroga l’acqua potabile che viene raccolta e conservata in giare da ognuno degli abitanti del villaggio.
Non esistono né canali di scolo né fognature e le strade sono completamente ricoperte di terra umida e palustre benché, nella stagione secca si possano notare alcune zone battute e di facile percorrenza.
Le bestie vengono abbeverate vicino alla fontana in appositi abbeveratoi rigorosamente ordinati in modo da formare un cerchio attorno alla fonte stessa.
Al limite della piazza possiamo trovare alcune botteghe, molto piccole e spesso incapaci di contenere più di due clienti alla volta al suo interno.
Notiamo le insegne del fabbro (mandato al villaggio espressamente dal mago Feanor) e quelle del sarto al fianco del quale, si trova l’emporio.
Frà quest’ultimo e la sala delle filatrici, c’è la locanda dove sono accolti e fatti alloggiare gli stranieri che varcano l’isola e gli ospiti dei templi che non trovano dimora direttamente negli alloggi dei chierici o degli accoliti.
Non ci sono case all’interno della cinta del villaggio tutte le abitazioni sono poste al di fuori di esso. I Pitti non temono invasioni esterne poiché le nebbie non sono valicabili se non attraverso le barche sacre e preferiscono proteggere i loro preziosi averi e le merci di scambio che pongono tutte all’interno del villaggio stesso.
Ogni abitante di Caembrus vive in spartane capanne lungo le sponde della palude e coltiva e alleva quanto gli basta per sopravvivere individualmente.
Solo i prodotti ittici, che sull’isola non mancano mai così come la selvaggina lacustre, sono raccolti in appositi magazzini, essiccati o messi sotto spezie e posti al servizio della comunità sia per uso personale che per la vendita.
I pitti sono un popolo poco ospitale e non vedono di buon grado gli stranieri se non sono direttamente giunti sull’isola per volere degli Dei o della Somma Sacerdotessa Sianna.
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Re: L'ISOLA DELLE NEBBIE

Messaggioda Sianna » gio 28 lug 2011, 15:35

GABINETTO ALCHEMICO DI THOLMARA

Situato al secondo piano sotterraneo ove la cripta di Karanda trova dimora, il laboratorio alchemico è una stanza di discrete dimensioni. Una porta in ebano, di ottima rifinitura separa il corridoio dalla sala stessa. Tre lunghi tavoli, di forma rettangolare, si estendono all’interno di esso. Essi sono posizionati com’è naturale, lungo il lato parallelo a quello della sala, anch’essa di forma rettangolare. Sopra ai tavoli, è possibile notare una notevole quantità di tomi, appunti sconnessi e alcune pergamene vergate da diverse mani. Vari oggetti utili per la lavorazione di pozioni e elisir (dalle varie e sibilline nature) sono poggiati sulla mobilia circostante assieme a calderoni, palette, acciarini e strumenti di precisione. Sul lato destro dell’entrata, aderenti al muro vi sono quattro scaffali. Su di essi sono posizionati tutti gli ingredienti, di natura organica ed inorganica in possesso del segreto ordine degli adepti di Tholmara, in boccette rigorosamente di vetro, utili per qualunque esperimento, tutti catalogati in ordine alfabetico.
L'illuminazione sembra di origine magica; infatti una serie di fiammelle rimangono perpetuamente accese all'interno di alcuni piccoli braceri vuoti in ossidiana. Ovviamente essendo dislocata nel sottosuolo dell'isola, la stanza non dispone di nessun tipo di finestra ma si avvale di una potente cappa aspirativa posta nel pavimento che sembra fornire ossigeno e un clima privo di umidità all'ambiente.
La leggenda narra che nascosto fra le pagine di uno dei libri posti sugli scaffali, si celi il compendio alchemico di THOLMARA e che questo celi il segreto stesso dell'ascensione di Tholmara nella sua forza primigenia. Ma tale manoscritto non è stato mai trovato da nessuno degli alchimisti, stregoni o magi che hanno avuto accesso all'interno del gabinetto alchemico nel corso degli anni.
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