LA VALLE DEI NIDI

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Ashuur Saggio
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LA VALLE DEI NIDI

Messaggioda Syon » lun 9 giu 2008, 17:38

Immaginate un anfiteatro immenso, quale soltanto la natura può offrire: a sud una piana vasta e spaziosa cinta da colline e monti che hanno fino alla sommità boschi antichi d'alto fusto, e selvaggina abbondante e varia. Dall'alto dei boschi scendono in declivio; là in mezzo, pingui colline di terra buona, perché in nessuna parte é facile trovare roccia, anche se la si ricerca. Ai loro piedi da ogni lato si stendono i vigneti allacciati tra loro in modo da coprire uniformemente lo spazio in lungo e in largo; e al limite inferiore, quasi a formare un bordo, sorgono boschetti, e poi prati. Una verde prateria cosparsa di fiori, che produce trifoglio, e altre erbe, sempre giovani e tenere, come se appena nate, essendo questi terreni irrigati da sorgenti inesauribili scaturite dalla terra e provenienti dal cielo. A nord si estendono le montagne vere e proprie, i “Picchi dei Draghi” alte mura di roccia che cingono la vallata in un dolce protettivo abbraccio di madre. Dalle quelle brulle rocce numerose cascate scendono a valle portando la vita. Al centro della valle uno stagno accoglie le acque e le riunisce prima di lasciarle libere di scendere ancora verso sud e verso il mare…

I luoghi della Valle dei Nidi


La biblioteca dei Picchi dei Draghi
Nemmeno per un istante avevo dubitato dell'autenticità del diario.
Come del resto tutti i volumi che compongono la biblioteca della grotta era stato tradotto e annotata da esperte mani solo qualche decennio prima che noi giungessimo su Ashura. Quell'antica biblioteca nascosta nell'intrigate grotte che si addentrano nelle profondità dei Picchi dei Draghi, le alte montagne che abbracciano "il Nido",custodiva memorie provenienti da tutto il pianeta. Vi erano alcuni testi che parlavano di altri mondi, di assurde dimensioni...e di mille altri segreti di cui non è saggio neanche sussurrarne il contenuto. La biblioteca aveva per mesi ipnotizzato la mia anima, la sete di sapere mi aveva assalito come una febbre tropicale, una dipendenza che mi spinse a passare gran parte del tempo sottoterra in compagnia di quei volumi...
...come spesso accade in questi casi fu solo per un caso che m'imbattei in cotanto tesoro...Mirygow, signora dei Draghi degli Alti Picchi, mi aveva appena fatto visita portando con se un dono tanto inaspettato quanto gradevole... era l'anniversario della morte dei miei piccoli e della scomparsa di Giulia e come ogni anno la mia tristezza raggiungeva livelli di guardia e la puzza della mia ubriachezza era tale da disturbare il fine olfatto dei Draghi... Mirygow fu molto gentile a schiarirmi le idee quella mattina ovviamente con un secchio di acqua gelata... bè ho avuto risvegli peggiori nella mia vita...
La dolce amazzone mi fece un lungo discorso di cui sinceramente sentii ben poco visto la botta clamorosa che ancora ristagnava nel mio cervello... così accortasi ben presto di tutto ciò mi sorrise ed esclamò: "...perciò ti ho portato compagnia"
...un piccolo draghetto fece capolino da dietro le sue gambe affacciando timoroso il suo simpatico musetto e dopo un attimo di silenzio esclamò "Gru!!!"
"Bene Syon e mi raccomando trattalo bene altrimenti ti mando la mamma..." e se ne andò via ridendo... ...e così, io seduto a terra, ed il draghetto in piedi, cominciammo a sbirciarci curiosi quasi a voler comprendere le forme l'uno dell'altro...poi finalmente presi l'iniziativa e mi avvicinai "
...ma sai che sei proprio carino, ti chiamerò Draka, come il drago di un sogno che ho fatto tempo fa..." ma mentre stavo per accarezzarlo "sgnack" quella peste volante quasi mi staccò un dito e prese a svolazzare per la valle naturalmente con me ad inveirgli dietro (e con qualcuno che dall'alto si sbucciava dalle risate)...
Fu l'inizio di una grande amicizia e fu proprio in quell'occasione che grazie a Draka trovai la biblioteca...


La casa di Syon e le meraviglie della Valle dei Nidi
La mia casa era appena finita ed io la rimiravo soddisfatto accarezzato dal dolce abbraccio di una delle numerose piccole cascate che arricchivano la stagno del “Nido”.
Il mio tempo ad Ashura era scandito da un susseguirsi costante di nuove vive sensazioni. Come un’amorevole madre Ashura aiutava il mio spirito nella costruzione di una nuova vita. Così accoglievo con entusiasmo le fatiche del lavoro ed ero entusiasta di goderne il frutto apprezzando nel contempo la quiete e la bellezza della mia nuova dimora. La casa e la vigna avevano finito per assorbire gran parte del mio tempo fino a farmi isolare completamente dagli amici con cui avevo condiviso la ricerca del paradiso.
Ashura mi stava possedendo. Era in me. Penetrata dai miei sogni aveva poi finito per scorrermi nel sangue come una droga di cui non potevo più fare a meno.
Il canyon, “il Nido”, che mi ero scelto come casa (o forse è meglio dire da cui ero stato scelto come ospite) , era quanto di più bello la mia anima potesse aspirare. Sembrava che Ashura stessa avesse risposto ad un mio desiderio e come un Dio onnipotente avesse plasmato la natura stessa fino a renderla specchio dei miei sogni. Alte verdeggianti mura di roccia circondavano il Nido. Guardandole per un attimo la mia mente corse al passato fino a ricordare le spoglie mura della Cordigliera che dall’alto della loro fredda indifferenza mi avevano visto crescere…allora non avrei mai pensato che potesse esistere qualcosa di così bello. Il mio sguardo adesso spaziava lungo tutta la valle . Lo scroscio tenue eppure spettacolare delle molte cascate, la presenza di numerosi animali, la varietà degli uccelli…accompagnavano la mia nuova nascita…


Stagno dei serpenti d'acqua
Lo stagno rappresenta il cuore del Nido, anche se piccolo appare molto profondo, ed alimenta la vita della vallata. Le piante cercano l’acqua con le radici e gli animali terrestri la cercano per dissetarsi e per bagnarsi. Molti uccelli, poi, ne frequentano le acque, ma la piccola colonia di fenicotteri rosa è sicuramente quella che più contribuisce a colorare lo stagno assieme alle ninfee, dai magnifici fiori bianchi e rosa che sbocciano sul pelo dell'acqua e si chiudono di notte.


La Bahia del Espejo
C'è una spiaggetta fantastica ai piedi dei Picchi dei Draghi...protetta dalla enorme scogliera resta di difficile accesso, ma come tutte le cose difficili da raggiungere ha un fascino del tutto particolare. La sua bianca sabbia guarda ad est, ed il sole non può fare a meno di baciarla coi primi raggi del suo risveglio e vi assicuro che si tratta di uno splendido risveglio...Ma l'autentica meraviglia si desta alla sera quando il carro di Akhton scompare nel suo notturno riposo...allora le tranquille acque si cospargono di puntini luminosi riflessi dal cielo...e ti senti cullato da un mare di stelle... L'ho chiamata la Bahia del espejo e non ci poteva essere altro nome per quel luogo dove
La sabbia è così bianca da riflettere la luce della luna e dove le stelle del cielo e quelle riflesse dal mare
Sembrano creare un tutt'uno armonico ...

I Picchi dei Draghi (by Mirygow)

Irragiungibili all'uomo, deserti e incontaminati, sovrastano sulla valle i maestosi Picchi dei Draghi...
Le cime frastagliate nascondono bene le entrate alle grotte segrete che talvolta sono protette da incantesimi.
Alcuni Draghi non amano socializzare, mentre altri sono riuniti in piccole comunità. Tra le montagne sorgono le antiche rovine della città draconica, a volte si sentono strani suoni forse provocati dal vento... oppure dall'antico popolo che vi risiedeva. I sentieri non sono percorribili per gli uomini...solo l'occhio del drago riesce a trovare la giusta strada. Sebbene così ostili questi luoghi sono meta ambita dei cacciatori di tesori e di draghi che vanno in cerca d'avventura.

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Re: LA VALLE DEI NIDI

Messaggioda Ivana » dom 16 lug 2017, 22:40

L'arrivo di Ivana Chamond

La piccola lancia raggiunge dolcemente la spiaggia. È un luogo incantevole. Ho immaginato posti come questo nelle mie fantasie. È una piccola baia di sabbia bianca che riluce al sole. È come una piccola insenatura circondata da una grande scogliera dietro la quale si ergono imponenti montagne. Mi chiama l'attenzione una nave ancorata poco lontano. Quando ho chiesto en se sapevano qualcosa, ai miei accompagnatori gli si era cucita la bocca. Mi hanno solo detto che mi avrebbe lasciato lì e che con un po' di fortuna superando le scogliere avrei trovato una comunità che mi avrebbe aiutata.
La lancia ha fatto rotta di ritorno non appena ho messo piede in acqua. Mi hanno dato una borsa con qualche galletta e dell'acqua.
Intorno a me c'è solo natura selvaggia e il rumore della marea che si mescola al verso dei gabbiani. La sabbia è calda e la giornata è meravigliosa.
Sono sola e potrebbe essere un'isola deserta. Mio padre mi diceva che i marinai nascono con la menzogna in bocca.
Adesso però voglio solo godermi questo sole. Poi penserò a cosa fare. Mi sdraio sulla sabbia a occhi chiusi. Il calore irradiato dai raggi è rigenerante. Mi sento bene dopo tanto tempo.
Quando apro gli occhi una grande ombra è tra me il sole. Strizzo gli occhi accecata e quando finalmente posso tornare a vedere con normalità, un moro muscoloso a torso nudo mi fissa incuriosito. Ha la pelle cotta dal sole e una collana di piccole conchiglie.
-Hai scelto un bel luogo per riposare-
-Dove mi trovo?- mi alzo e gli chiedo.
-Sei una naufraga vero? Anche io lo sono stato-
-Sì. La tempesta ha mandato a picco la nave. Mi hanno raccolto dopo un paio di giorni più morta che viva e poi mi hanno lasciata qua-
-Il mare ti vuole bene-
-Mi chiamo Ivana- e gli tendo la mano. Lui mi sorride e non risponde.
-Vieni con me- mi fido di quest'uomo. Se voleva farmi del male le occasioni non gli mancavano. Raggiungiamo il limite della spiaggia dove si apre un piccolo sentiero. Uno stretto passaggio tra le rocce che conduce ad un'altra porzione di spiaggia che era nascosta dalle scogliere. Mi indica una capanna. C'è anche una piccola barca arenata.
-Puoi aspettare lì. Ci viveva un pescatore. Ora ha intrepreso l'ultimo viaggio- e allarga il braccio mostrando la vastità del mare.
-E quella grande nave?-
-Presto parlerai con il capitano-
Il moro, ora lo noto a piedi nudi, s'incammina verso dove siamo venuti.
La capanna è vecchia ma in buono stato. C'è un foglio sul tavolo e una matita.
E' un buon momento per scrivere qualcosa aspettando l'arrivo di questo capitano.

Inizio a scrivere di me partendo dal mio nome. Mi chiamo Ivana. Figlia del capitano delle guardie del signore della città. Mia madre ha avuto l'unica funzione di sfornare figli. Io sono la decima dei quindici nati finora e una dei nove ancora in vita. Sono la più grande delle figlie femmine e l'unica delle cinque a non essersi ancora sposata con grande disappunto di mia madre. Invece di fare quelle tutte le altre bambine facevano, ossia prepararsi ad essere una buona moglie io giocavo con una spada di legno che mi ero fabbricata io stessa inchiodando due assicelle. Imitavo mio padre e lui nonostante le tradizioni che sono molto forti nella contea dalla quale vengo, non è stato troppo severo riguardo le mie scelte. Abbiamo sempre avuto un rapporto speciale. Ogni tanto mi rimproverava e mi ripeteva l'importanza di essere una donna come si rispetti, sposarmi, fare figli e servire il meglio possibile mio marito, ma lo faceva solo per assecondare mia madre che, come ogni buona moglie del paese, faceva quello che diceva il suo sposo.
Quello che volevo era essere come mio padre. Ma non c'era spazio per le donne nelle milizie della contea. Arriva un momento in cui una donna si deve sposare o farsi monaca. Io non volevo nessuna delle due. Volevo essere come mio padre.

Mio padre mi parlava di un regno oltremare dove le donne potevano fare quello che facevano gli uomini. Mia madre era scandalizzata da questa idea. Com'era possibile che invece di sposarsi e pensare alla famiglia si scegliesse ad esempio vestire le armi, andare a caccia o fare politica? Non era possibile tutto questo e paradossalmente era l'unico futuro che vedevo per me.
Avevo già quindicianni e mia madre non si sarebbe mai piegata nel lasciarmi partire. Se mio padre fosse stato come molti mariti che picchiano la moglie non avrebbe aperto bocca. Ma mio padre non era di quella pasta.
Mi aiutò lui stesso a scappare con l'aiuto di mio fratello Gaston, il secondogenito e unico dei figli maschi ad aver scelto il monastero anziché la guarnigione. Gli altri miei fratelli mi deridevano. Non mi sono mai mancati e non inizierò a sentire la loro mancanza ora.
M'imbarcai con una raccomandazione per un certo Iavo De Montore scritta da mio padre. L'avrei incontrato ad Almete, la capitale del regno di Liges.
Essere una ragazza che viaggia sola non è stato così traumatico come commentava mia madre. Sono più le persone che mi hanno aiutata di quelle che non l'hanno fatto. Fino a che raggiunse Amlete. Lì termino il mio viaggio e, seguite le istruzioni di mio padre ho potuto farmi da ricevere da Iavo De Montore. Lì, ad Amlete, intrapresi un nuovo cammino e finalmente potei iniziare a inseguire il tanto ambito sogno di seguire le orme di mio padre e poter un giorno ottenere i suoi stessi onori.
Passò il tempo e non mi costò destare l'interesse dei veterani. Mi ero allenata spesso con mio padre e sapevo come destreggiarmi con la spada.
Passarono gli anni e nel frattempo avevo fatto carriera ed ero salita al rango di ufficiale. Poi mi raggiunse la notizia che mio padre era morto e non ebbi nemmeno il tempo di piangerlo perchè scoppio la guerra. Il regno di Liges che io servivo era entrato in guerra con il regno di Amur, dove ero nata.
Non avevo motivo di provare remore. Mio padre era scomparso e non avrei corso il rischio d'incrociare la spada con la sua. Per quanto riguarda i miei fratelli, se li avessi incontrati non mi sarebbe spiaciuto far mangiar loro il fango.
La mia guerra terminò al primo scontro. Nel furore della battaglia lo vidi. Mio padre. Mi chiamo per nome sollevando la visiera dell'elmo. Rimasi pietrificata. Avrei avuto voglia di abbracciarlo e chiedergli molte cose, lì, nel campo di battaglia ma uno dei soldati di Giles fu lesto a cogliere l'esitazione di mio padre e me lo strappò. Questa volta per davvero e per sempre.
Ho voluto gridare ma non ci sono riuscita. Sono stati più veloci ad abbattermi. Mi hanno raccolta a scontro finito. Abbiamo vinto ma già non mi importava.
Sono stata fortunata perchè il colpo ricevuto anche se forte mi ha solo stordita facendomi dormire per tutta la battaglia.
Mi hanno rispedita a casa. Ad Amlete. Tutto normale fino a che attraversando il mare la tempesta non ebbe pietà di noi. Naufragammo e prego chi era con me abbia avuto la mia stessa sorte. Riuscii a sopravvivere. Il mare era già sazio al momento di inghiottirmi e potei tornare a guardare il cielo azzurro sdraiata su un pezzo della nave. Passarono due giorni e stavo solo aspettando di addormentarmi per sempre quando fui pescata da un mercantile. Lo stesso che mi fece sbarcare su queste rive.
Qui inizia la mia storia.

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