GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

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GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda Hashepsowe » lun 9 giu 2008, 11:20

Posti all'estremo Nord della terra di Ashura, sono un luogo impervio, di ghiacci e nevi eterne.
Un luogo dotato di una bellezza particolare.
I ghiacciai riflettono il cielo ed alimentano una miriade di corsi d'acqua che formano tanti piccoli laghi che a loro volta lasciano defluire piccoli rivi e ruscelli che si perdono nel verde intenso dei prati che si estendono a perdita d'occhio ai piedi delle vette nevose.
Gli stessi ghiacciai cambiano colore a seconda della luminosità della giornata in corso, con tinte che variano dal rosa tenue dell'aurora al viola intenso che precede la notte.
Uno dei luoghi caratteristici di cui parlano le leggende di Ashura è il Bosco dell'Allocco Bianco, che si estende al centro di una landa desolata posta alle pendici delle montagne ghiacciate e la poco distante Radura della Betulla Solitaria, un luogo Sacro dove ancora oggi si dice che alcuni uomini si riuniscano una volta all'anno per celebrare la Festa del Perdono.
Un'altra leggenda racconta la storia dei Guardiani dell'Arcobaleno, che danno il nome a questa Oasi: si dice che ancor oggi dimorino all'interno di un profondo crepaccio che si troverebbe sulla vetta più elevata dei Ghiacciai. Saggi servitori della dea, portatori di Giustizia, ma anche di Tolleranza e Perdono, si dice che possano ancora intervenire nei fatti di Ashura, ma soltanto su richiesta di qualcuno degli attuali abitanti... qualcuno che sia naturalmente prima riuscito a trovarli!
Un immenso arcobaleno cela questa strana terra, separandola dal resto di Ashura.
Queste sono le notizie che ci sono giunte fino ad oggi, ma si attendono ancora testimonianze di intrepidi esploratori che vi si vogliano addentrare.... o magari il racconto di qualcuno che desideri stabilirvi la propria dimora.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda Syon » lun 9 giu 2008, 11:21

I luoghi dei Ghiacciai dell'Arcobaleno


Il cimitero magico

In men di un battito di ciglio ricco di immagini e colori ci ritrovammo alfine nel caleidoscopico mondo dei ghiacciai dell'Arcobaleno. Un'altra meraviglia di Ashura che ancora non avevo incontrato e che probabilmente non potrei raggiungere di nuovo.
Nonostante fosse notte, ed il cielo stellato dominasse il firmamento, l'arcobaleno manteneva ancora ben vivida l'intera gamma dei suoi colori a custodire il cielo e la grande montagna di ghiaccio, trattenendo ancora in se la luce del giorno. Il ghiaccio assorbiva e rifletteva i sette colori creando uno spettacolo dall'incredibile effetto cromatico che non poteva non lasciarci a bocca aperta.
Il bagliore di una stella sul ghiaccio, il riflesso dell'acciaio mi scosse da quel rapimento visivo. Seguito con lo sguardo da Feanor mi avvicinai a quel riflesso che ben presto si rivelò essere una grande ascia semisommersa dal ghiaccio. Con forza la liberai dalla sua prigione. Per alcuni istanti rimirai la sua pregevole fattura, le intirigate decorazioni del manico, il filo tagliente e resistente della sua lama. Senza dubbio un'arma di Re, costruita per attraversare indenne i secoli. Vidi Faenor osservare con sguardo incuriosito la distesa ghiacciata, altre armi erano disseminate lungo la sua superficie. Credo che anche lui si stesse facendo la mia stessa curiosa domanda: quale può essere la natura di questo luogo? Non so cosa ne abbia pensato il mago, la mia idea fu quella di un enorme cimitero magico in cui le armi degli eroi di ogni tempo e dimensione trovavano il giusto riposo. Il tempo delle domande durò lo spazio di un attimo, un sinistro presagio mi spinse a voltarmi giusto in tempo per vedere la montagna partorire una mostruosa creatura che sibilò alta nel cielo. Sentii il suo urlo risuonare distintamente incrinando l'idillio colorato. Un'onda straziante penetrò il mio essere fino a squoterlo nella sua interezza. Temetti per Feanor, sembrava ancora spossato per la magia del rubafuoco che ci aveva permesso di raggiungere quel luogo al di fuori del tempo, ma fu una preoccupazione vana il mostro parve ignorarlo scagliandosi veloce verso di me. Mi gettai al suolo schivando il suo attacco. In quell'attimo riuscii a cogliere per intero le sue fattezze ed un brivido gelidò s'inerpicò lungo la mia schiena. Prese terra ad una ventina di metri da noi poi cominciò ad avvicinarsi con una strana andatura zoppicante. Il volto barbuto sormontato da due corna, ali possenti ed artigli temibili che ne facevano un avversario difficilmente battibile. L'andatura ondeggiante dei suoi zoccoli caprini rendeva ancora più impressionante l'oscena danza dei due enormi seni femminili; una brillante stella a sei punte impressa a fuoco sulla sua fronte completava il contorno della mistica creatura.
Non c'era tempo per paura ne incertezza. Il mio disperato cuore barbaro era l'unica risorsa a cui mi potevo affidare...come sempre del resto. Così non indietreggiai, e follemente mi gettai all'attacco rorteando la grande scure. Il fendente arrivò diritto al torace del mostro ma anzichè travolgere carne la lama incontrò solo aria e faticai non poco a mantenere l'equilibrio rischiando di crollare a terra per lo slancio. Stupito mi domandai se quella leggendaria creatura non fosse solo frutto della mia fantasia, una visione generata da quel luogo che sembrava essere così lontano da tutto cio che è reale. Udii Feanor urlarmi qualcosa che non comprensi oltretutto il colpo che ricevetti subito dopo rese evidente che la creatura era tutt'altro che incorporea e volai per diversi metri.
Ma noi barbari abbiamo la testa dura: "Sono ancora in piedi mostro!!!!" sentii la rabbia dell'impotenza crescere in me, ofuscandomi la mente..."Lascia la scure!!!"...era la voce del mago ma nel torpore del colpo ricevuto e nel furore della lotta non riuscii a focalizzare bene le sue parole e continuai a fissare la creatura cercando un punto debole. Feanor si trovava tra me e la creatura continuando a gridarmi di lasciare la scure senza accorgersi che il mostro era ormai alle sue spalle. Non poteva finire così, scattai in avanti per soccorrerlo ma ancora una volta il mostro mi sorprese, sorpassò il mago ignorandolo e con un urlo straziante si alzò in volo per scagliarsi ancora contro di me.
Salì alto sopra la volta multicolore verso i cieli superiori ed iniziòla sua mortale picchiata come un rapace che ha individuato la sua preda. Lo vidi piccolo e lontano...poi sempre più velocemente la sua figura si fece grande e vicina.
"Ma perchè non ha attaccato il mago..." pensai, poi improvvisamente compresi: l'arma. Feanor non aveva raccolto nessuna arma. Lasciai cadere a terra la scure come lo stesso mago mi aveva più volte gridato, e fu un attimo prima che il mostro mi travolgesse. I suoi artigli anzichè lacerare la mia carne, si fecero incorporei e mi attraversarono senza provocare alcun danno. Il mostro, che evidentemente era il custode di quelle armi proseguì il suo volto fino a tornare alla montagna che lo aveva partorito.
"Credo sia meglio non toccare altre armi, vero mago" dissi ansimando.
"Già Syon ce la siamo vista brutta. Credo che in futuro dovremmo essere più cauti."
"Andiamo adesso la nostra meta non può che essere quella" con la mano indicai la caverna ai piedi della montagna dove una piccola figura sembrava attenderci con sguardo torvo.
Di lì a poco giungemmo alla caverna. Il nano ci squadrava da sotto il suo saio. Potevo avvertire pur non vedendoli i suoi occhi indagatori. Decisi di parlare:
"Rendo onore a te eremita. Sono Syon della Valle dei Nidi e questo è Feanor il mago. Siamo giunti qui per..."
"Syon il pirata, Syon il diavolo, vorrai dire. So tutto di voi signori e so anche che il vostro tempo è troppo breve per perderlo in futili chiacchere. Io sono Enoch il veggente...", così dicendo si tolse il cappuccio mostrando il suo sguardo alquanto diffidente ma del resto la scontrosità dei nani non era certo una novità per me come il valore di quell'antico popolo ormai quasi del tutto estinto. "...l'oggetto che cercate è custodito in questa caverna, e vi sarà consegnato perchè così è il suo volere...Si Feanor! sono le armi stesse a richiamare i loro futuri padroni altrimenti nessuno può varcare la barriera dell'arcobaleno e...no Syon! il custode non è una prova da superare. Qui giacciono le armi dei più grandi guerrieri di tutte le ere e di ogni dimensione, riposano dopo aver servito per secoli i loro padroni. Il custode le raccoglie e le conserva fino a che non le consegna al loro nuovo padrone tutto qui...se poi qualcuno riesce a varcare la soglia cercando di appropriarsi di qualcuna di loro be' avete visto con i vostri occhi...certo si dovrebbe saper attendere la propria arma senza fare mosse avventate ma del resto si sa che l'intelligenza non è qualità da barbari..."."Sempre più antipatico oltre che brutto..." fu il pensiero che mi sfuggì in quel momento...
"...e tu sempre più stupido grasso barbaro! ...non hai ancora capito che leggo il tuo cervello...ed ora andiamo che ho altro da fare che stare dietro a voi due....".
Mi girai verso Feanor ed insieme alzammo le spalle e seguimmo Enoch all'interno della caverna.
"La lancia di Laxunigonis signori..." dalle tenebre della caverna sorse la lancia circondata da un alone risplendente che illuminò l'intera volta "...forgiata da un Dio guerriero di un altro mondo la cui punta di diamante può penetrare qualsiasi materiale...l'anima della sacerdotessa delle freddi acque vive ancora in lei e le dona il potere del ghiaccio. Ha riposato quieta per secoli fino a che giorni or sono improvvisamente si è destata. Fu allora che compresi che il demone stava tornando e che qualcuno sarebbe giunto.
Questa lancia appartiene adesso a te mago e ti servirà fedelmente fino a che tu o il demone non lascerete il vostro mondo".
Feanor fu sorpreso: "Il fuoco è il mio elemento mastro nano, non il ghiaccio".
"Stare con quel barbaro ti ha privato del senno mago..." (e ridagli) "la sacerdotessa ti ha scelto" gli rispose Enoch alterato "...ascolterai la sua voce ed imparerai la forza dei due elementi combinati: la potenza del sacro ghiaccio infuocato".
Feanor prese la lancia. Per alcuni istanti i suoi occhi si assentarono, come se la sua anima avesse raggiunto un altro luogo forse proprio al cospetto della sacerdotessa, ed un'ombra di piacere emerse dalla sue pupille.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda gloria » lun 9 giu 2008, 11:25

Il Cerchio dei Laghi

In una delle valli più vicine all'oasi della Musica Perenne ho scoperto un luogo veramente pregevole: alla base dei ghiacci perenni, si apre una grande radura circondata da piccole e grandi pozze di acqua limpida e fumante. Dalla groppa Fantasy si gode di uno spettacolo stupendo: sette delle pozze più grandi creano un enorme cerchio che sembra delimitare il territorio della neve. All'interno delle polle infatti l'erba è delle più verdi che io abbia mai visto.
All'esterno del cerchio la piana si estende per un altro centinaio di metri nel punto più stretto, per poi cominciare la salita dei monti più vicini.
Alcuni alberi, più che altro dei vecchi pini e poche altre piante cedue, punteggiano i bordi della piana, per poi cominciare ad aumentare fino a mezza costa delle montagne. Dove comincia a far più freddo e l'aria si fa più secca, compaiono dei pini un po' rachitici e piante nane, arbusti e tanti ginepri.
Un sentiero un po' scosceso corre verso l'oasi della Musica Perenne, mentre un altro messo un po' meglio si dirige verso la parte più interna dei ghiacciai e viene subito nascosto da alberi e nuvole.
Un poco discosta dalla radura circondata di bianco, dove inizia il fianco della montagna c'è una grotta piuttosto grande con due grossi massi che sembrano proteggerne l'ingresso.
Si sta avvicinando il tramonto, ma non ho ancora finito l'esplorazione; raccolgo un po' di legna e mi metto al riparo nella grotta. Mi piazzo comodamente in una delle cavità dell'antro, appena dietro l'entrata, e accendo il mio bel fuocherello di legna ben secca. Grande spettacolo: la grotta, alla luce del fuoco assume tutte le colorazioni dello spettro di luce, che si riflettono e rimbalzano da una parete all'altra. Uno spettacolo grandioso! Anche Fantasy guarda stupita questo spettacolo bellissimo e forse si chiede la causa di tutti i miei "Uhau" e "oh".
Mi preparo la cena (della carne secca rinvenuta nell'acqua calda presa dai pozzi) con l'aggiunta di qualche verdura messa da parte quest'estate per le mie avventure. La mia cavallina si fionda nella radura a pascolare, ma appena cala il buio ritorna nella grotta: è un posto nuovo anche per lei e non so cosa possa esserci in giro di notte qui intorno.
Gli unici animali che ho visto nel pomeriggio sono stati degli animaletti simili a lepri, qualche scoiattolo e un paio di cervi, mentre sulla montagna ho intravisto qualcosa che sembrava un camoscio. Preferisco essere prudente: preparerò il fuoco in modo che arda tutta la notte e se qualcosa si avvicinerà alla grotta Fantasy mi sveglierà.
Le fiamme danzano sulle pareti, mentre mi caccio sotto le coperte per riposare dalla faticosa giornata; lei è proprio dietro di me e mi fornisce pure il suo corpo caldo contro cui appoggiare la schiena.
Mi sveglio prima dell'alba; nessuna presenza ha disturbato il nostro sonno questa notte, solo un paio di scoiattoli vengono a curiosare all'esterno della grotta per vedere chi sono gli intrusi che vengono a disturbare la quiete di questi luoghi. Lancio loro due nocciole della mia colazione e metto da parte quelle avanzate. Lo spettacolo che mi si presenta è ancora più bello di quello della grotta: le cime risplendono nella luce del mattino, appena al di sopra delle nuvole, che sembrano fare delle corone intorno alle splendenti vette; tra una cima e l'altra brillano anche alcuni arcobaleni.
E' ora di vedere quanto siano calde quelle pozze di acqua calda! Preferisco provare cn una delle più piccole immerse nella neve, per non "disturbare" quelle "a guardia" della radura, e devo dire che le trovo della temperatura ideale: l'acqua sarà più o meno sui cinquanta-sessanta gradi! Evviva un bel bagno!
Il "cerchio dei Laghi" (così ho deciso di chiamare l'area verde tra i sette laghetti più grandi che ho trovato nell'esplorazione precedente). E' ormai passato mezzogiorno quando arrivo alla grotta, così scarico tutta la roba dalla groppa di Fantasy e la nascondo sotto un mucchio di frasche nei pressi dell'antro, tenendo con me solo arco, freccie, spada e pugnale. Dopo di che partiamo per fare una piccola scorta di legna per i prossimi giorni (tanto per oggi potrei esplorare ben poco). Coltello alla mano, taglio anche alcuni frondosi rami verdi dalle conifere più grandi, senza mancare di offrire un piccolo dono in cambio.
Con delle corde e queste fronde improvviso una specie di slitta con cui portare il legname fino alla grotta; recuperata tutta la roba, a cui un lupo gia faceva gola, spostiamo tutto nella nicchia. Liberata da tutti i carichi, Fantasy si dimostra ben lieta di tornare al suo pascolo nel Cerchio, mentre io mi rifiondo in uno dei laghetti caldi per un bel bagno ristoratore, sempre tenendo d'occhio l'ingresso della grotta.



Bosco degli Elfi (zona di confine con l'Oasi della Musica Perenne)

Continuo il mio giro d'esplorazione spingendomi verso l'oasi della Musica Perenne, scendendo di quota. Il sentiero avvistato il giorno prima poco più in basso si allarga, per poi infilarsi in un folto bosco di piante dalle foglie larghe, tra i quali spiccano alcuni grossi tigli con ancora delle foglie attaccate ai rami e qualche vecchio noce. Gli insetti si danno da fare a immagazzinare le ultime riserve di cibo per l'inverno; noto con piacere la presenza di vari alveari, il che significa che si potrebbe avere anche del miele! Nella boscaglia vedo dei cervi, abbastanza piccoli a dire il vero rispetto a quelli cui sono abituata, e numerosi conigli; spunta ad un tratto anche una giovane volpe, forse a caccia del pranzo e trovo la tana di un grosso tasso.
Il bosco è molto esteso, almeno per la lunghezza, anche se poi lascia il posto a una piccola prateria, irrigata da un piccolo fiume, nato vicino alle pozze più esterne della "mia" radura, che costeggia costantemente il sentiero come un compagno limpido e chiacchierone. Questa volta, avendo caricato Fantasy di un po' di provviste per i giorni a seguire, non posso chiederle di portare anche me, così mi inerpico a piedi per il sentiero a nord dell'Oasi della Musica perenne. Il bosco che costeggia il sentiero è molto ampio e ricco di specie vegetali, alcune a me sconosciute. Qualche animale fa capolino qua e là tra gli alberi, ma fugge via velocemente. Vari uccelli colorati, di tutte le dimensioni, cinguettano e svolazzano sopra la mia testa; alcuni di loro arrivano a sfiorarmi con le ali, quasi a volermi dare una carezza. Continuo la mia esplorazione a est del sentiero, seguendo un ramo del ruscello. Un gran numero di radure si intervalla alla fitta boscaglia, dove spesso Fantasy fatica a passare, anche con le possenti ali strette al corpo. A un certo punto il bosco si apre, per lasciar spazio a una stretta piana erbosa da cui si vede l'immenso mare azzurro. Un fragoroso rumore annuncia che il torrente che ho seguito si butta dalla scogliera diritto in mare, mentre le sue acque dolci si fondono con la schiuma salata del mare.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda gloria » lun 9 giu 2008, 11:27

Il Castello dei Ghiacci

La luce va sempre più scemando e, prima che diventi troppo buio per farlo, decido di esplorare un po' più a fondo l' antro che già una volta mi ha ospitato.
Tutta la grotta sembra fatta di una roccia strana, liscia come il vetro; sembra quasi ghiaccio ma è leggermente calda; inoltre, quando mi avvicino, riflette la mia immagine quasi come uno specchio. Proseguo per quello che sembra essere un tunnel che serpeggia nel ventre della montagna. Ma, dopo una curva del serpentone, uno spettacolo fantastico mi si presenta davanti agli occhi: come se qualcuno avesse prelevato un grosso cilindro dal cuore della montegna, si apre davanti a me una grande piana di forma circolare su cui splende un cielo gia tinto con i colori infuocati del tramonto. Al centro di questo piano si erge, indomito e solitario nella landa desolata, un castello grandioso, dello stesso tipo di roccia della montagnaUna delle sue due torri arriva ancora più in alto del buco, mentre l'altra resta un poco più in basso. Mi avvicino cautamente, osservando con attenzione tutti i particolari. Sebbene si stia facendo buio, nessuna luce risplende alle finestre; i cancelli in ferro battuto sono divelti dai cardini. Il percorso tra il cancello e il portone è costeggiato da statue per la maggior parte distrutte e da aiuole inselvatichite. Il cielo sopra di me è ormai di quel colore livido che precede l'arrivo del buio più assoluto, così accendo la torcia che ho portato con me (sempre essere previdenti!) e torno al "campo base", dove, con un nitrito di gioia e di sollievo, mi accoglie Fantasy, rientrata dal pascolo.Accendo il fuoco e mi preparo la cena, aspettando con trepidazione la giornata successiva per esplorare il castello. Chi l'avrà mai costruito in un posto così solitario? E come mai è ridotto così?
Con questi penseri cedo infine al sonno.
Mi sveglio prima del sorgere del sole; il fuoco è ormai spento,ma per scrupolo gli getto sopra terra e acqua. Preparo i bagagli e la legna, caricandoli sulla slitta; tutto è pronto per l'esplorazione del castello. Legata la slitta a Fantasy, imbocchiamo il corridoio,sbucando poi nella piana del palazzo dopo poco tempo.
Varco il primo cancello, ammirandone la straordinaria fattura. Un rapido giro dietro la fila di colonne che collegano le porte ai cancelli mi permette di individuare degli edifici verso il fondo delle mura. Il primo, più che altro una tettoia con dei cannicci a ripararne l'interno dall'aria, è sicuramente la fucina di un fabbro, con la forgia spenta ma ancora intatta; in un angolo del capanno trovo una pila di quella che sembrerebbe torba, spesso usata come combustibile al posto del carbone, e, vicino alla forgia, tuttigli attrezzi e molte barre di metallo, con altri pezzi già pronti per essere usati. L'altro edificio che si vedeva è quella che un tempo poteva essere una bella scuderia, con numerosi posti per i cavalli; era una scuderia per i cavalli dei nobili, visto i bei finimenti che ho trovato in uno dei box mezzo distrutti.
Proseguo il mio giro lungo le mura del palazzo; un grande recinto con i pali di legno ormai marci e degli ostacoli da equitazione domina il terreno fino a una piccola arena, molto simile a quelle dei romani. Attraverso una delle altre strade che portano dalle mura al palazzo e giungo a quello che doveva essere il giardino; piante che mai mi sarei aspettata di trovare in mezzo ai ghicciai (banani, ananas, arance ecc...) fanno qui la loro comparsa assieme ad altri tipici delle zone temperate e fredde. Numerose piante da frutto, alcune delle quali portano ancora i loro frutti, sono affiancate da piante che in piena fioritura donano un profumo magnifico (gelsomino, lavanda e vari rosai). Faccio una piccola scorta di noci, mandorle, nespole e cachi per la cena, poi continuo il mio giro. Un'altro edificio, che si rivela essere un'altra scuderia, occupa più o meno la metà del perimetro delle mura, seguito poi, con mia grande sorpresa, da un'armeria, ben fornita di vari tipi di armi. Raccolgo qualche freccia per il mio arco (non si sa mai...) ed esploro l'edificio seguente. Questo sembra essere un alloggio per i soldati, che mi riserbo di esplorare in modo più approfondito più avanti. Proprio qui di fronte un lungo prato termina con un muragione scuro, con ai piedi numerose frecce rotte e tracce di quello che doveva essere un paglione per il tiro con l'arco. Passo quindi all'esplorazione dell'ultimo quadrato intorno al palazzo, che sembra essere la zona agricola e produttiva del castello. Un gran numero di cassette per le api occupano un buono spazo vicino alla porta est, seguita poi da un possibile pollaio, in cui ci sono numerose penne bianche cime quelle delle frecce che ho preso dall'armeria; a giudicare dal tipo di recinzione, lo spazio che segue doveva essere un porcile. Subito dopo il letamaio; seguono poi un po' staccati un vecchio ovile (nel caso di utilizzo avrà bisogno di numerose riparazioni) e un stalla per mucche e vitelli. In questo quadrato sono presenti numerose casupole, forse dei contadini del castello; mi approprio di una di queste, la più vicina all'entrata, come rifugio per la notte. Vi sistemo le mie cose e poi salgo sulle mura per vedere il paesaggio che circonda il castello: alcune pozze fumanti si intarvedono lungo tutto il perimetro del castello, mentre ad est una nebbia fitta e persistente non accenna a liberare la visuale. Preparo il fuoco e metto su la cena (un po' di zuppa fatta con la carne secca da viaggio e un po' di noci del giardino) e mi preparo per il sonno notturno. Fantasy rientra da non so dove, ben sazia e felice, proprio appena prima che mi ficcassi sotto le coperte. Richiudo la porta e ..

La notte è passata tranquilla. Dopo una breve colazione, libero Fantasy che, per sgranchirsi le ali, vola fino alla cima della torre più alta e da lì guarda soddisfatta tutt’intorno. Comincio quindi l’esplorazione del palazzo vero e proprio. Il portale, in legno massiccio e molto scuro, sembra fatto di ebano. Sulla metà ancora nei cardini si vede inciso un enorme drago che con una zampa sorregge l’anello in ferro e nell’altra la piastra in metallo usati per “bussare” alla porta. Le fauci del drago rivolte verso l’interno sembrano voler afferrare chi tenta di passare la porta e sinceramente sembra talmente vero da farmi venire un brivido gelato lungo la schiena. Provo a battere l’anello: il suono rimbomba in tutta la sala sottostante, ma nessuno mi viene incontro o si fa sentire. Non si sente più alcun suono eccezion fatta per quello dei miei passi sulle scure piastrelle del salone. Due serie di colonne, una a destra e l’altra a sinistra, conducono al centro del salone, incrociandosi ad altre due serie provenienti dalle altre due entrate.dietro ai clonati di destra ci sono due scalinate di marmo che salgono, mentre dietro a quelle di sinistra due scalinate che scendono. Esploro la prima scalinata a sinistra, accendendo una torcia per rischiarare il cammino; la prima porta si apre, cigolando un po’, con una leggera spinta e da su una stanza con diversi scaffali e armadi vuoti, disposti in ordine lungo le pareti, dando l’impressione di un locale adibito a deposito; una porta con una grata a maglie molto fini separa questo locale da un altro. Provo d accostare la torcia alla grata, senza risultati apprezzabili, e poi apro la porta: i cardini arrugginiti per l’umidità fanno molta fatica a girare ma poi cedono, lasciandomi penetrare in quella che sembra essere una piscina naturale riscaldata. Doveva essere molto utilizzata, perché gli ex-padroni-di-casa avevano messo parecchi pioli in ferro, probabilmente per appendervi gli abiti, e avevano fatto incidere nella pietra della vasca una piccola scaletta per accedere meglio all’acqua.
Ritorno al piano superiore e mi infilo nell’altro sotterraneo: la prima sala sembra ospitare una specie di cucina, con un camino e dei vecchi tavoli, per non parlare di una grande stufa con un enorme forno e, da un lato delle madie. Questa sala non è separata dalla seconda con una porta ma con un semplice varco nel muro con una piccola volta a botte. Al di là trovo quella che doveva essere la cantina del palazzo, ricca di scaffali con numerose bottiglie di vino e liquori (piuttosto vecchi a giudicare dalla data sull’etichetta…chissà se sono ancora buoni?) e vari scaffali con pochi resti di formaggio rosicchiato dai topi.
Risalgo al pian terreno e mi dirigo verso una delle due scale rimanenti. Entrambe portano al primo piano del palazzo, ad un salotto polveroso ma ben illuminato dalla luce del pomeriggio che entra dalle numerose finestre. Intorno a un tavolo rotondo si trovano quattro divani in stoffa rossa, impolverata molto sbiadita. Sul pavimento un morbido tappeto (direi in lana) molto colorato è anch’esso coperto di polvere. Ai lati, tra una finestra e l’altra, numerosi candelieri dovevano fornire luce anche dopo il tramonto e a scaldare l’ambiente, oltre che a dare un’ulteriore fonte di luce, ci sono quattro bracieri. Comunque c’è da dire che qui di sopra fa già piuttosto caldino, come se qualcuno avesse acceso il riscaldamento, eppure finora non ho incontrato nessuno. Salgo una delle altre due scale su questo piano e mi conducono a un corridoio su cui si apre un corridoio un po’ più stretto. A questo si affacciano poi quattro stanze piuttosto ampie, con sue letti e qualche armadio, alcune delle quali hanno ancora il balconcino esterno intatto. Torno al “reparto scale”(tutte ‘ste scale mi fanno venire un po’ di mal di testa!) e salgo la prima, a chiocciola, che mi porta al primo piano della torre, poco al di sopra del tetto; qui il locale è spoglio, eccezion fatta per qualche candeliere, un braciere, una sedia e uno piccolo tavolo quadrato; una scala a pioli sale verso una botola, che però non riesco ad aprire. Torno al piano di sotto e salgo l’altra scala a chiocciola che mi porta al primo piano della seconda torre, quella più alta; anche qui il locale è piuttosto spoglio, identico a quello dell’altra torre; salgo l’altra scala e mi trovo in un locale un po’ più ampio (come si vede anche dall’esterno) e arredato come se fosse uno studio: vetri alle finestre, un piccolo telescopio, una marea di scaffali straripanti di libri, una sedia imbottita e una bella scrivania in lucido legno scuro (sinceramente mi chiedo come l’abbiano portata qui, visto che per la scala è impossibile farla passare); una scaletta di legno pende dall’immancabile botola, che però, a differenza di quella dell’altra torre, si apre senza alcuna difficoltà. È ormai il tramonto e lo spettacolo che mi si presenta sbucando dalla botola è impressionante: le nubi assumono i colori caldi e accesi del tramonto e il sole che spunta attraverso di esse, colpendo con la sua luce le cime cristalline delle montagne, crea mille arcobaleni! Uno sbattere d’ali e un nitrito gioioso mi distolgono dallo spettacolo di luci: Fantasy mi arriva incontro così approfitto del passaggio per scendere in planata fino al nostro rifugio (ancora non mi fido a dormire nel palazzo, e poi domani ripartiamo).
Riaccendo il camino e utilizzo un po’ del combustibile trovato nella fucina, dato che la legna ormai è esaurita. Dopo la cena è piacevole cedere al sonno. Il posto ricorda molto la mia vecchia casa, ma prima di stabilirmi qui voglio mettere un po’ a posto qualche parte del castello che ha bisogno di riparazioni.

Ho notato che in alto e in basso, incassati nei muri, ci sono dei tubi di ferro, che emanano un dolce tepore; provo a seguirne il corso, sbucando al fossetto del castello, dove i tubi rilasciano la loro acqua ormai fredda. Faccio il percorso a ritroso dalla sala e continuo a seguire i tubi. Li seguo fino in cantina dove scopro, dietro uno degli antichi scaffali, un piccolo passaggio scavato nella roccia. Questo sbuca infine in una caverna, forse gia fuori dal castello, in cui trovo un lago piuttosto grande e ribollente, in cui si tuffano i tubi: ecco spiegato il mistero del riscaldamento! L’acqua, spinta verso l’alto dalla pressione, sale fino agli ultimi piani del palazzo e lo riscalda, per poi fornire un’ ulteriore protezione nel fosso.
Torno quindi ai lavori di restauro: con l’aiuto di Fantasy comincio a rimettere sui cardini i grossi portoni di legno, per poi passare ai cancelli. Quando finiamo è ormai sera. Un rapido giro nel giardino mi permette di raccogliere qualche verdura e un po’ di frutta per la cena, accompagnata da un po’ di carne secca. L’ambiente, dopo che ho richiuso i portoni nel pomeriggio, ha già raggiunto una temperatura ideale in quasi tutte le sale. Per fortuna le porte interne erano ancora tutte intatte! Prima che cali il sole e che sia pronta la zuppa, preparo una delle stanze per la notte. Dopo cena, proprio appena prima di infilarmi tra le pellicce sul morbidissimo letto (spolverato!), un nitrito un po’ risentito mi annuncia che Fantasy non ne vuole sapere di restare fuori per conto suo per la notte. Le apro e lei si accomoda ai piedi del letto, mentre io mi ficco al calduccio sotto le coltri di pelli.
Comincio i lavori di ristrutturazione dall’armeria: numerosi barili contengono frecce per gli archi, tutte con le penne bianche come la neve, mentre un paio contengono i dardi da balestra. Trovo qualche corazza di cuoio e qualche elmo di bronzo. Gli scudi sono pochi, ma in compenso trovo parecchie lance e spade, alcune delle quali decisamente belle. Rimango delusa per il ridotto numero di asce e martelli da guerra: due martelli e tre asce bipenni; peccato. Risistemo tutto e scandaglio il casotto dei soldati. Qui, appesi ai muri, ci sono parecchi archi, alcuni dei quali sono purtroppo rovinati dai topi. Nei bauli ai piedi dei giacigli trovo di tutto e di più: gambali, guanti, coltelli, lacci, bottiglie e dadi ma soprattutto vari sacchetti di cuoio contenenti una fortuna in monete d’oro e d’argento.
Ora è il turno dell’orto; qualche rara verdura invernale un po’ inselvatichita spunta ancora qua e là tra le erbacce, per non parlare poi di piccoli tuberi dal fiore giallo simili alle patate. Se lavorato per bene, questa primavera il giardino darà sicuramente i suoi frutti in abbondanza. Il giardino un tempo doveva essere fantastico e, con qualche intervento di giardinaggio, presto lo sarà ancora.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda gloria » lun 9 giu 2008, 11:29

Il Lago che Ribolle

Il sole è già alto nel cielo e io sono ancora qui a poltrire! Sistemo tutto ciò che non mi servirà nelle prossime esplorazioni all’interno di un mobile nella casupola e salto in groppa a Fantasy. Ho rifornito la mia faretra di frecce dall’armeria e il paniere dal giardino, con un buon numero di noci e altro. Mi dirigo a est per cercare di capire la causa di questa nebbia persistente ma, arrivati a un certo punto, mi vedo costretta scendere da cavallo perché questa è troppo fitta e rischia di mettere in pericolo il volo di Fantasy. Dopo forse due ore di cammino, la nebbia finalmente si apre, ma non scompare ne dietro, ne sopra, ne ai fianchi. Un lago enorme, ribollente, sembra essere l’origine della coltre che ricopre la zona. Provo a seguirne le sponde fino alla parete di roccia che ne segna il confine. Un fiume di acqua ribollente si diparte dal lago per viaggiare verso nord, lungo la parete, quando all’improvviso vedo una cascata d’acqua, questa volta gelida, che, gettandosi nel ruscello, crea la perpetua coltre di nuvole vaporose che toglie tutta questa zona alla vista. Non so quanto tempo sia trascorso, ma penso che ormai sia ora di andare così, appena fuori dalla nebbia, in sella a Fantasy, riprendo il mio volo verso il Palazzo dei Paladini.

Il Bosco del Drago Rosso


Approfitto di questi ultimi giorni di bel tempo per ampliare le mie conoscenze dell’area intorno al castello; con due cavalli alati come accompagnatori posso andare abbastanza lontano e, anche se Black Thunder non ne vuole sapere di lasciarsi cavalcare, è più che disposto a portare i bagagli con tutto ciò che serve (tenda, pellicce, cibo, acqua, armi e un po’ di torba per il fuoco, nel caso ci sia abbastanza legna. Questa volta si vola verso nord!

Dopo qualche ora di volo arriviamo al limitare della grande piana che circonda il castello; il costone di roccia si innalza liscio come il vetro per centinaia e centinaia di metri dal terreno. Seguiamo il costone verso ovest per qualche chilometro, quando incontriamo un buco nella roccia molto simile a quello per cui io e Fantasy siamo giunte alla piana del castello la prima volta; proviamo ad esplorarlo, con più fatica del primo, perché questo è in salita. Sbuchiamo da quella che ha tutta l’aria di essere la tana di un tasso o di una volpe, in una valle chiusa tra due alte catene di montagne. Sul fondo di questa valle si estende un bosco abbastanza fitto, in cui ci avventuriamo a piedi; gli alberi predominanti sono le conifere, anche se qua e là trovo altre piante ad alto fusto (querce, f*ggi, frassini e altre che non ho mai visto, con tante bacche rosse e gialle); gli uccelli fanno sentire i loro richiami dai rami più alti degli alberi e sento un rapace che li fa zittire tutti con il suo grido acuto. Le radure si aprono improvvise dietro l’intrico di alberi e cespugli, in genere caratterizzate da uno di quei bei laghetti caldi e tranquilli. Decido di fermarmi, sia per dare una tregua ai cavalli, che non si trovano troppo a loro agio nei boschi così fitti, sia per fare uno spuntino: carne secca, frutta e linfa di betulla cristallizzata (è come una tavola di zucchero caramellato!). Dopo un po’ si riparte; il bosco non è più così fitto, anche se le radure non sono così frequenti.
Passano parecchie ore, il tramonto è vicino; cerco un posto in cui passare la notte e per abbeverare i cavalli. Prima che il sole cali del tutto faccio un giretto esplorativo per vedere se ci sono pericoli nel bosco che ci circonda, così incocco una freccia nell’arco e appendo il coltello alla cintura. L’unico animale che sfreccia su sentiero davanti a me è un lepre piuttosto grosso che per mia fortuna (e sua sfortuna) diverrà la cena di questa sera. Lo pulisco sul luogo, senza però togliergli la pelle; non avendo il tempo di conciarla, la lascerò attaccata al lepre per cucinarlo con una ricetta dei cacciatori di mio padre. Accendo un bel fuocherello ai margini della radura, circondandolo di pietre larghe e piatte, poi ci poso sopra il lepre e lo lascio cuocere a lungo sulle pietre arroventate; infine,una volta cotto, e solo allora, ne sfrego la pelle carbonizzata per scoprire le carni rese tenere e dolci dal grasso sottocutaneo; e in più questa sera non ho da lavare pentole e strumenti vari! Un poco di sale completa l’opera e i resti li infilo nel carniere, in modo da mangiarli domani come pranzo freddo.
Sistemo il fuoco affinché bruci per tutta la notte e mi avvolgo nelle coperte, addormentandomi di botto.
Mi sveglio prima dell’alba, senza sentire il calore del fuoco sul viso. Apro gli occhi e mi trovo avvolta dalle ali dei miei due amici; Fantasy mi guarda come per dire “Beh? Avevamo freddo anche noi!”. Vari animali si stanno abbeverando al laghetto della radura: cervi, daini, caprioli, lepri, conigli, tassi, lupi, volpi e persino una lince. Mi alzo cautamente a preparare i bagagli mentre osservo la momentanea tregua tra prede e predatori; loro sembrano avermi notata, ma non sembrano spaventati dalla mia presenza. Ho cibo in abbondanza ancora per qualche giorno, quindi non ho motivo di dar loro la caccia, e questo loro sembrano saperlo. Mi avvio silenziosamente seguita da Black e Fantasy, tentando di recar il minor disturbo possibile agli animali. Continuo il mio cammino per tutto il giorno, con qualche breve sosta, in questo bosco che non sembra finire mai.

Il sole ha gia cominciato il cammino verso il luogo del suo riposo, tingendo il cielo di un rosso cupo sopra di noi, quando finalmente troviamo una radura adatta al nostro riposo notturno. Il lago è il più grande di tutte le radure che abbiamo passato, e l’anello erboso che lo circonda è molto ampio. Il lago sembra nascere da sotto un cumulo di pietre coperto di muschio e felci-liquirizia, da cui sgorga anche un piccolo getto d’acqua che va a turbare la superficie piatta del laghetto. Raccolgo qualche radice di liquirizia per completare il pasto con a base di lepre. Sono così stanca che mi butto sotto le pellicce e mi addormento all’istante, dimenticandomi persino di preparare il fuoco per la notte.

Mi sveglia un rumore strano, quando ancora il cielo è scuro e l’alba è lontana; la luna, quasi piena illumina la radura e il lago con la sua tenue luce; il lago risplende di riflessi argentati. Ecco, ancora quel rumore lieve, di foglie che scricchiolano sotto un peso leggero; la luna illumina finalmente l’essere alla base del rumore che mi ha svegliato. In un primo momento mi sembra di essere ancora nel mondo dei sogni, ma un pizzicotto ben assestato mi risveglia del tutto: il manto bianco con riflessi argentei alla luce della luna, gli zoccoli e l’unico corno al centro della fronte colore dell’oro più puro, gli occhi neri e languidi…non ci sono dubbi: l’unicorno si avvicina alla fonte e si guarda in giro, beve un sorso d’acqua e rialza la testa, le orecchie tese pronte a percepire un qualsiasi rumore. Poi, stranamente, volta il muso verso il bosco ed emette un suono dolce e basso. Un altro rumore simile a quello che mi ha svegliato sembra provenire dal boschetto; e la luna illumina dapprima un lungo corno dorato, poi il muso e infine il corpo aggraziato di un secondo unicorno. Ma non è finita qui! Dal margine del bosco, come una freccia scagliata da un arciere potente, ecco arrivare un piccolo turbine bianco e oro, che si ferma appena prima di finire diritto nel laghetto. E’ il più giovane e sicuramente è nato da poche lune: è molto simile a un normalissimo puledrino, con la criniera ritta e le zampe esili come quelle di un ragno, ma ha i colori dei genitori e un piccolo cornino aguzzo e dorato proprio in mezzo alla fronte. La famiglia si abbevera e pascola un po’ di felci ed erba nella radura, poi si allontana nella foresta, accompagnata dal suono melodioso delle loro dolci voci. Quando non si sente più quella dolce musica, cala un magico silenzio su tutta la radura; poi, lentamente, il suono dell’acqua che cade nel lago riprende, così come si ricomincia a sentire il vento stormire tra le foglie e i piccoli animaletti del sottobosco rendono viva la foresta. Il cielo è passato ormai dal blu della notte al colore che precede l’aurora. Mi riaddormento per qualche ora, fino a che mi sveglia Fantasy a colpi di muso, quasi a indicarmi che il sole è ormai sorto e che è ora di alzarsi. Le nubi sono del colore del fuoco: brutto segno, il maltempo si avvicina. Preparo tutte le mie cose e le carico nelle bisacce di Black Thunder e poi ripartiamo alla volta del castello, prima che ci colga un temporale o una bufera di neve. Con il ritorno della bella stagione spero di poter godere di nuovo dello spettacolo della scorsa notte (non ho messo di proposito il percorso esatto per giungere alla radura per evitare che qualcuno sia tentato di dar loro la caccia) e vi arriverò direttamente in volo, perché riconoscerei quella radura tra mille, anche dall’alto dei boschi.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda Astral » lun 9 giu 2008, 11:30

FORESTA DEL NON RITORNO

Si estende dalla parte opposta del confine con l'Oasi della Musica Perenne.
La Foresta è in realtà un labirinto intrigato di ghiaccio ed alberi secolari, popolato da strane creature.
Vi è ancora un grande dubbio se questa foresta è stata studiata da qualche creatura magica o semplicemente è un dono della natura o di qualche divinità.
Nessuno ha grandi motivi di attraversare la foresta, poichè è molto pericolosa, e ciò che c'è dopo forse è anche peggio, le uniche locazioni finora conosciuti dagli esploratori, sono la Valle della Regina delle Nevi e il Ghiacciaio del Collezionista di Statue, locazioni dalla terribile reputazione.

La foresta è freddissima, popolata da luci magiche che invece di guidare i sperduti viaggiatori, li portano alla follia, a trappole mortali, o semplicemente a farli vagare per miglia e miglia nella foresta, rimanendo sempre nello stesso punto.
La foresta è spesso luogo di streghe e creature magiche, anche umane esiliate e ricercate dai paladini, o da coloro che servono la giustizia nei regni.
La vegetazione della foreste è sempre di colore bianca, e ramente spunta del verde, ma ovviamente mantiene il magnifico gioco di colori classico di tutti il regno dei ghiacciai.
Eccezione alla regola sono i bellissimi agrifogli e le stelle rosse che possono assumere anche forme giganti.
Nella foresta inutile dire che le fonti di acqua sono ghiacciate, o peggio spesso succede che nascondano finti laghi o terribili burroni.

La leggenda magica di questo luogo, è che la foresta rappresenta i terribili labirinti della mente e dell'intelletto dell'uomo. Quindi la stupidità, l'impulsività e la paura portano sempre alla morte, ma la saggezza ed il cuore fermo, sono la chiave per attraversare la foresta non solo rimanendo illesi, ma meravigliandosi di quanto rispetto l'intelligenza e la saggezza.


VALLE DELLA REGINA DELLE NEVI

La valle è situata nella parte nordoccidentale della zona oltre la foresta del non ritorno, tra l'altissimo monte di Stormsky, e il Ghiacciaio del Collezionista di statue.

Inutile dire che in questa landa il freddo e violente tempeste spesso colpiscono questa zona, rendendola piu opaca e meno cristallina di colori, rispetto al resto del regno.
Una speciale caratterista che sembra in antetisi col regno e tocco di magia, è la fonte di laghi e fiumi presenti che possono raggiungere temperature persino miti e termali, infatti la zona è caratterizzata anche da piccoli geyseir vicino alle sorgenti termali che nel raggio di pochi kilometri mantengono la temperatura piu mite.
Tolta questa eccezziona, la Valle è molto pericolosa, poichè è popolata da feroci lupo d'inverno, la cui pelliccia è di valore inestimabile.
La regina delle nevi, è una strega, una ninfa dei ghiacchi, un essere superiore che sebbene non immortale è ricca di poteri.
Il suo cuore è di ghiaccio, e non sopporta ne il calore, ne tantomento l'amore, non vuole visitatori nelle sue terre, ed è in grado di scatenare potenti tempeste. Non ha manie politiche di conquista di altre zone, semplicemente si serve dell'intrigata foresta, del monte altissimo per proteggersi dai visitatori.
La leggenda narra che perse il suo amore piu prezioso, e da allora la regina vive nella vale desolata e ghiacciata proprio come il suo cuore, ed i geyser sono gli unici sfoghi d'amore di ciò che un tempo era nel suo cuore ed ora non è piu.


MONTE DI STORMSKY

Una delle montagne piu alte di tutta la regione che quasi vuole raggiungere il cielo. Il tempo qui è sempre nevoso e tempestoso e spesso il confine tra cielo e terra qui è molto sottile.
Il monte presenta tre zone principali. La prima è quella della valle che è a sud e del mare freddo a nord. Mentre a Est c'è il Ghiacciaio del Collezionista ed a ovest la Valle della regina delle nevi. Nella parte meridionale inizia la foresta del non ritorno. Questa zona è molto pericolosa sia per i confini leggendari, sia per la grande presenza di caverne sotterranee sotto al mondo che spesso sono tane di bestie molto pericolose, ma che costudiscono grandi segreti.
Salendo il monte abbiamo poi una serie di collinette, sempre piu fredde che ospitano i gnomi e le fate delle nevi, molto piu tranquilli, e di solito pacifici anche se inclini a proteggere la loro riservatezza.
La parte piu alta del monte paradossalmente, è anche quella dove vi batte il sole, ed il clima rimane di un freddo gradevole, l'acqua è fresca e crescono anche dei giardini, poichè le tempeste partono proprio da qui, ma si estendono con violenza verso il basso.
In cima al monte, protetto da glifi, magie e profezie vi è la torre del Mistico Astral, chiamata Torre dell'Illuminazione per la simbologia che ne rappresenta.


GHIACCIAIO DEL COLLEZIONISTA DI STATUE

Posto agli estremi nord orientali di tutto il regno confina verso sud con la Foresta del non ritorno, verso sud ovest con la Valle della Regina delle Nevi, verso nord ovest con il monte Stormski e verso oriente con il mare.

Si tratta di un ghiacciaio che inizia sulla terra ferma e si estende in una serie di ghiaccio piu sottile sul mare, in arcipelaghi bellissimi, con ponti formati dai colori dell'arcobaleno.
Anche se il ghiaccio è piu sottile, la temperatura non sale mai e di conseguenza la struttura di atolli e arcipelaghi di ghiaccio mai si scioglie.
Questa zona è popolata da orsi polari, foche, lontre, orche marine, squali e mostri abissali, per cui è sconsigliatissimo bagnarsi in queste acque che sono alte. Infatti il complesso di isole si trova proprio in una parte di mare, tutt'altro che a riva.
Come se non bastasse queste isole sono popolate anche dai giganti di ghiaccio che servono una strana figura, chiamata il Collezionista di Statue.
Questa figura maschile si serve di Yeti e giganti per catturare vittime innocenti e ghiacciarle rendendole delle statue di abbellimento per il suo palazzo, che si trova nell'atollo di estremo oriente.
Da questo mito che qualcuno riscontra di una certa attualità, vi prende il nome il posto.
Sono la goccia che fa traboccare il vaso
Sono il vento che diventa tempesta
sono la luce che illumina la tenebre
ma posso colpire con un lampo a ciel sereno
Lo stolto verrà colpito dal mio freddo soffio
il Saggio berrà nel mio calice d'acqua sacra.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda Astral » lun 9 giu 2008, 11:32

TORRE DELL'ILLUMINAZIONE


Si trova in cima al monte Stormsky, nella parte piu alta e stretta del monte, dove consente poche cose per atterrare.
Un muro di ghiaccio finemente lavorato e con le caratteristiche del riflesso arcobaleno, con un cancello dove alla guardia ci sono due Delfini alati che permetto l'accesso ai visitatori o ne permettono l'esplulsione.

all'interno dello spazio il giardino è pieno di alberi colorati e fioriti nonostante la temperatura, sfruttando un sistema di canali di acqua calda che irrigano costantemente la zona, mentre una atmosfera e litosfera magica previene che ingenti danni delle tempeste arrivano sul giardino.

Il giardino presenta statue a Yar, e non è molto grande, tuttavia è armonico, simmetrico e gradevole.
La torre è composta da 7 piani, che mano a mano salgono verso l'alto diventano piu piccoli e piu importanti.

Il primo piano è associato al benessere materiale e comprende sette stanze, il colore intorno a questo pianterreno è rosso, e l'essenza associata è un essenza molto forte.

SALONE: Questo grande salone fa accedere alle altre sei stanze e ad al piano superiore. Il Salone è soltanto un comodo atrio dove ci sono statue e tappeti.
Tre porte vanno a destra, tre porte a sinistra, ed una scala regale va sopra.

CUCINA: La prima porta a sinistra è una grande stanza dove c'è tutto il necessario per cucinare, tavoli da lavoro per preparare ogni specialità, possono lavorarci fino a 4 persone.

SALA DA PRANZO:La prima porta a destra del salone è una sontuosa di Sala di Pranzo, con tavolo in legno, caldo cammino e posti per 10 persone, mentre la sala e decorata con arazzi.

SALA DELLE PULIZIE: Seconda porta a sinistra del salone, questa stanza è dove è tutto il materiale per pulire la tappezzeria, gli arazzi e le varie cose.

BAGNO: seconda porta a destra del salone, vi è un bel bagno, usato spesso solo in casi di necessità, durante i pranzi.

DISPENSA: terza porta a sinistra vi è una grande dispensa dove vengono tenuti tutti i cibi.

SALOTTO: Terza porta a destra del salone, in questo salotto vi è un comodo angolo con divani e cammino per dialogare, raramente usato però.

II PIANO: Piano associato ai sogni segreti e alle emozioni, odori di arancia, ed anche fuori il marmo è arancione.

Una piccola sala da te, si vede appena si sale le scale, mentre due scalinate sono ai lati della stanza.

Una porta guida ad un bagno caldo, le altre quattro guidano a quattro stanze diverse, che Astral raramente usa, e tiene per eventuali fortunati ospiti.

III PIANO: Il colore è il giallo ed è la stanza dello studio, ma anche della determinazione.
Questa stanza presenta un piccolo atrio o salottino, poi ha quattro porte, ed una scala verso l'alto.
le quattro stanze sono:

BIBLIOTECA: Qui ci sono una moltitudine di libri da leggere e studiare, la stanza è anche uno studio.

PALESTRA: raramente usata è un piccolo centro per allenarsi fisicamente.

ARMERIA: in questa stanza vi sono varie corazze e scudi, che sono per bellezza e mai vengono usati da Astral.

PRIGIONE: Una piccola cella per gli ospiti indesiderati.

IV PIANO: Il quarto piano è quello del cuore, ed è basato sull'amore, inizia con un salottino piccolo con fiaccole ed una fontana al centro. Tre stanze sono presenti.

TEMPIO DI YAR: In questa stanza vi è un altare per le preghiere

SACRESTIA: tutto l'occorrente per i rituali mistici.

STANZA DELLA MEDITAZIONE: Una stanza per pratiche di meditazione e giochi con l'acqua.

V PIANO: Stanza dalle mure celesti che rappresenta l'espressione e la comunicazione.

La stanza in questione è un salone dedicato alla musica con una scala a chiocciola che va verso l'alto. Le due porte sono la camera da letto del mistico e Astral, mentre l'altra stanza è dove tiene i suoi tesori ed oggetti magici.

VI PIANO: colore indaco è la stanza dell'occhio di Astral vi è salone con un laboratorio di Alchimia, e una stanza per la magia in generale, in particolare per rituali, divinazioni e prove magiche.

VII PIANO: è soltanto un unica stanza semi aperta ed è viola e rappresenta l'illuminazione ed è anche la stanza che Astral usa per chiamare qualche creatura, teleportarsi velecemente da qualche parte.

In cima alla torre vi è poi una sfera di diamante che a prisma raccoglie tutti i colori dell'arcobaleno facendo una spirale di luce verso il cielo, simbolo dell'unione con il divino.
Sono la goccia che fa traboccare il vaso
Sono il vento che diventa tempesta
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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda gloria » lun 9 giu 2008, 11:33

BAIA DELLE SIRENE

Il primo giorno della stagione calda. Era ora! Non che sia poi troppo caldo qui ai ghiacciai, anzi, direi che si stà benone. Ma oggi non vedo veramente l'ora di fare un volo fino al mare. Venendo qui molto, molto tempo fa, ho visto una bella baia verso oriente... quasi quasi vado a dargli un'occhiatina.
Parto all'alba, sellando Fantasy e prendendo con me pure Black Thunder per i bagagli, mentre Scintilla ci seguirà volteggiando come al solito nel cielo. Lucius ha stabilito che ci seguirà da terra in sella a Bifrost, così controlleremo anche la strada nel bosco. Una volta provai a spingermi direttamente a est del castello per raggiungere la baia, ma le alte montagne di Har Sembali continuavano in una serie di altre montagne e vallate, e così tornai indietro. Stavolta abbiamo deciso di passare da sud, vicino al confine con l'oasi della Musica Perenne. Da li, procedendo a oriente per aggirare le montagne, dovremmo riuscire ad arrivarci senza perdere troppo tempo.
Il viaggio procede senza incidenti, nei boschi si aprono come sempre le numerose radure con i laghetti. Per un tratto Lucius decide di seguire il fiume che seguii io la prima volta, e raggiunto lo strapiombo in cui questo si butta, ha seguito la costa. In quel tratto aperto, per far riposare Fantasy e Black, sono atterrata e abbiamo fatto la strada insieme, mentre quella piccola pazza di Scintilla continuava a svolazzare da una parte all'altra e a fare acrobazie per aria. Il lungo cammino continua fino a sera, e prima che il sole sparisse al di là del mare, montiamo il campo e prepariamo la cena. I cavalli pascolano tranquilli tra i primi alberi del bosco, e solo qualche strano uccello notturno attraversa il cielo blu sempre più scuro che comincia a punteggiarsi di stelle. Il fuoco riscalda la notte ancora fredda dell'oasi e illumina la zona circostante in una danza di fiamme gialle e arancioni. Fischio, il più buffo dei cuccioli di Tay e Clyd, ci ha voluto seguire a tutti i costi in questa avventura, e ora ricompare dopo una delle sue solite scorribande nel bosco. Per lo meno vedo che ha trovato qualcosa da mangiare e che non disdegna di dividere la sua preda con noi. Dopo aver ripulito il grosso scoiattolo da fogliame e terriccio, lo pelo e ne scotto la carne al fuoco, lasciandolo alla peste pelosa come premio. Cospargo la pelle di sostanza conservante (c'è una roccia particolare che trasuda questa sostanza vicino al castello) e la lascio ad asciugare tutta la notte, appesa fuori dalla portata dei predatori. Tolte le bisacce ai cavalli, stendiamo le pellicce al suolo e ci avvolgimo nelle coperte, abbracciati stretti, con Fischio su uno dei lembi vicino ai piedi.
Il sole non è ancora sorto quando ci alziamo riposati e soddisfatti dalle pellicce. Dopo una leggera colazione rimettiamo tutto a posto, spegnamo il fuoco e carichiamo i bagagli. Il cammino riprende.
E' passato da poco il mezzogiorno, quando finalmente troviamo una lunga discesa dalla parete a picco che porta alla spiaggia. Lucius scende lentamente, lasciando a Bifrost la scelta dell'andatura e del percorso, mentre io mi fiondo giù in volo seguita da Black e da Scintilla, che si diverte un mondo a sfiorare pericolosamente l'alta parete rocciosa, spaventndo gli uccelli marini coi piccoli nel nido. Giunti sulla spiaggia, scendiamo dai cavalli ed esploriamo un po' la zona. La spiaggia lascia rapidamente posto al mare nella parte più verso nord, dove la scogliera fa una curva abbastanza brusca a oriente. La sabbia soffice è molto invitante, tiepida... levo immediatamente gli stivali, la corazza di cuoio e i pantaloni pesanti, indossando una semplice fascia di cuoio, passata tra le gambe e fermata da un laccio in vita, in modo da formare una specie di gonnellino, con una seplice casacca di cotone smanicata. Quanto è bella la brezza! Sciolgo i capelli dal laccio che li costringono e li lascio ricadere sulle spalle e giù, fin quasi all'incavo del ginocchio. Con la coda dell'occhio vedo Lucius fare altrettanto. Cambia le brache da cavallo con un paio di pantaloni a tre quarti di lino, il possente torace nudo in bella mostra. Devo ammettere che siamo un po' pallidi entrambi, per il momento! prendiamo le redini dei cavalli e cominciamo a dirigerci verso il confine tra la sabbia e il mare, verso nord. La parete di roccia si apre in numerose grotte, alcune collegate tra loro, altre con delle specie di gradini che portano verso l'alto, a grotte leggermente più alte e grandi. Ci spingiamo fino al limite della spiaggia, , poi torniamo indietro. La giornata è ormai al termine e dobbiamo trovare un posto in cui accamparci prima che faccia buio. Poco oltre la discesa si apre un piccolo prato di erbe piuttosto dure ma nutrienti. Lasciamo liberi i cavalli e diamo loro un po' di cereali e di fieno portato apposta per loro. Proprio mentre ci apprestavamo a preparare il campo, Fischio comincia a fare il matto per ttirare la nostra attenzione: va avanti e indietro da quella che sembra una depressione poco profonda nella roccia e cerca di farci accorrere. Un po' spazientita da tutto quel baccano, tanto più che i cavalli non mostrano il minimo senso di nervosismo, vado a vedere cosa succede e, stupita chiamo Lucius. "una grotta! Ti rendi conto? Noi l'avevamo giudicata una semplice depressione nella pietra e invece è una bella, spaziosa grotta! Guarda! Qui l'acqua non entra mai, nemmeno nelle giornate di tempesta. Credo che potremmo passare la notte qui, che ne deci?" Detto, fatto! Lucius trasporta qui le nostre cose mentre io con un po' di legna secca del bosco di sopra e la pietra focaia accendo un llegro fuocherello. Rimandiamo a domani le esplorazioni e ci buttiamo sulle pellicce, tutt'altro che stanchi! Dopo una cena leggera torniamo alle pellicce, mentre la risacca del mare culla i nostri sogni.

Il sole illumina debolmente l'interno della grotta. Ci svegliamo entrambi e ci concediamo un bel bagno tra le onde. Ci sediamo ad asciugarci sugli scogli, il mare calmo è più che piacevole da guardare. Mentre Lucius mi spazzola i lunghi capelli scuri ancora umidi, mi crogiolo col viso al sole che comincia a scaldare seriamente le terre fredde. Seguitiamo ad esplorare la spiaggia scoprendo con piacere numerose grotte nella parete di roccia. Una in particolare è stupenda: ha le pareti di un colore rossiccio tendente al rosa, lisce come la pelle di un bambino. E' veramente fantastica... un ottimo rifugio direi, per le notti in cui vogliamo restare VERAMENTE soli. Passiamo un'altra giornata sulla spiaggia, cercando conchiglie e pescando la cena, con Fischio che corre avanti e indietro sulla sabbia umida spaventando uccelli e granchietti. Raccogliamo roba sufficiente da mangiare per la serata pescando sugli scogli. Stanchi di pescare, ci concediamo un nuovo bagno nell'acqua salata e calma. Il mare qui nella baia è quasi caldo come le polle di acqua calda del castello. A un certo punto Lucius annuncia di aver visto qualcosa. Una forma sinuosa con una larga coda... usciamo dall'acqua abbastanza allarmati e proviamo a spostarci dietro i primi massi che costeggiano la riva. Il sole sta tramontando lungo la linea dei monti, alle nostre spalle. Decidiamo di andarcene, quando un movimento fulmineo cattura la nostra attenzione: su uno degli scogli una ragazza, armata di cetra, comincia a suonare... è una musica incantevole, ma io non mi lascio imbambolare, al contrario del mio compagno che comincia a camminare in trance verso lo scoglio!
(Parte descritta da Lucius) L'acqua mi sfiora i piedi, e io continuo ad avanzare. La musica è incantevole, e la dolcissima fanciulla sullo scoglio ammicca verso di me, e mi guarda come per dire "vieni da me! Vieni". Poi un dolore bruciante sul viso mi fa tornare in me. Gloria, in piedi davanti a me con le gambe larghe e le mani sui fianchi mi guarda con fare un po' preoccupato. Mi dice di tapparmi le orecchie e di voltarmi dall'altra parte per tornare alla piccola grotta. La musica è cessata. Sempre tenendo le dita nelle orecchie mi sposto un po' più in là, poi mi giro e la osservo raggiungere a nuoto la giovane con la cetra. Vedo due donne meravigliose che discutono animatamente tra loro, Gloria che continua a indicare se stessa e poi me, mentre l'altra fa gesti di difesa e di scusa. Poco dopo Gloria si calma, e si siede su uno scoglio di fronte all'altra fanciulla dalle chiome fluenti di un colore molto simile al turchino, e cominciano a parlare e a ridere insieme. Infine, sorpresa delle sorprese, mentre Gloria si alza e si tuffa per tornare alla spiaggia, l'altra scivola in acqua e si avvicina a nuoto con lei: e a ogni bracciata che avanza una coda di delfino batte la superficie dell'acqua sollevando alti spruzzi. Gloria, arrivata sulla riva, mi fa cenno di avvicinarmi e mi toglie le dita dalle orecchie.
"Lei è Ziryha. Prima ha cercato di incantarti perchè pensava stessi tentando di farmi del male, ma adesso abbiamo chiarito tutto... se l'avessi lasciata fare a quest'ora saresti in pasto ai pesci! M'ha spigato che questo luogo è la loro casa. Un tempo il mare giungeva oltre quelle grotte della scogliera, e quelle erano le loro case. Poi la terra si alzo dal mare, e loro trovarono nuove abitazioni, qui nella baia. Come lei ce ne sarano una cinquantina qui intorno. Proteggeranno questa baia dagli intrusi sempre, ma ho avuto il permesso per noi due di tornare quando vogliamo. A proposito... lei è la regina delle sirene di questa zona."

Finite le presentazioni e i saluti, leviamo il campo, prepariamo i cavalli e ripartiamo alla volta del castello.

Ashuur Saggio
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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda Astral » lun 9 giu 2008, 11:34

VILLAGGIO DELLA TRIBU DEL MAMMUT

Situato nell'estremo oriente dell'Oasi dei Ghiacci, questo villaggio non ha una storia, nasce semplicemente dall'esigenza di alcuni mercenari e barbari di unirsi per sopravvivere alla fame, al freddo, alla sete.

La cultura del villaggio è inesistente, l'intera giornata è passata nell'arte della caccia e nell'addestramento e risse tra barbari, per tenersi pronti ai pericoli dei ghiacci.
Il villaggio che è formato da sole capanne e senza vegetazione vicino fornisce quattro direzione particolari.Il Villaggio è quindi situato in quello che può essere definito un promontorio.
Il villaggio termina nei pressi della spiaggia chiamata " Spiaggia Eridea", situato ad oriente e bagnata dal mare settentrionale di Ashura.
Dalla parte opposta, ad ovest invece si estende una lunga pianura di ghiaccio, chiamata Piana Orientale di Ghenack e che porta al centro dell'Oasi, nella parte piu montana.
A Sud c'è la regione del Nassilum, un po' prima della Baia delle Sirene, una stretta spiaggia frastagliata che porta verso le isole nominate le Tre Sorelle, mentre a nord, la strada prosegue in salita verso degli altipiani.


SPIAGGIA ERIDEA

E' la spiaggia che bagna il mare degli smeraldi ed è situata nell'estremo oriente dell'Oasi dei Ghiacciai. la parte orientale finisce a forma di tridente verso est, secondo le mappe dei cartografi, la spiaggia Eridea è quella al centro, che si discosta dal promontorio nord orientale del Promontorio di Nygor, e da quella stretta meridionale del promontorio di Nassilum.
La Spiaggia di Eridea è quindi la piu lunga ed estesa, della zona orientale, ed è una spiaggia bassa e sabbiosa.
Il mare è in genere tranquillo e freddo, viene chiamato dei Smeraldi, perchè la leggenda vuole che i barbari in auspicio delle loro avventure ed imprese gettassero uno smeraldo come simbolo di ringraziamento al mare.
La spiaggia si estende per miglia e miglia sotto il confine magico dell'arcobaleno che gioca degli scherzi suggestivi con la sabbia cristallina che riflette i suoi colori.
La spiaggia è priva di caverne, scogliere, ed ospita anche la tribù dell'orso bianco, la tribù del puma nevoso e la tribù della Iena Gelida, quest'ultima pericolosissima poichè in continua espansione e desiderio di devestazione.
Principalmente i pericoli della zona sono molti. Il mare molto gelato, le tribù barbariche i Kala Gops, granchi giganti di varie dimensioni, che raggiungono anche i 5 metri di larghezza.
La zona inoltre è frequentata da banditi e ladri di ogni genere poichè è ricca di solfato arcobaleno, e la leggenda dei smeraldi, attira molta gentaglia, che scende dai piani ben armata per prendere le risorse.
La spiaggia si fa molto pericolosa negli insediamenti settentrionali della Iena Gelida e quelli meridionali con il confine con la tribù del Mammut, decisamente inospitali.
Le altre tribù barbariche sono piu aperte ai visitatori, sopratutto quella dell'Orso Bianco, che si trova all'esatto centro della spiaggia, e che ha imparato a guidare, ospitare e barattare con i visitatori.


VILLAGGIO DELL'ORSO BIANCO

Il Villaggio si trova piu o meno a Nord, Nordovest del Villaggio dei Mammut e distanzia circa 90-100 km. Situata a 30-40 km dal Villaggio del Puma nevoso che è piu a nord. Ad Est abbiamo il mare, e ad Ovest si rientra verso l'interno delle oasi, dove ci sono gli Altipiani e la Piana di Ghegnak.


Il Villaggio è fatto di Tende di paglia, e pellami, rifinito con ghiaccio, e cristalli arcobaleno ne decorano le abitazioni rendendo tutto molto suggestivo.
Sebbene la cultura è prettamente barbarica e sciamanica, vi è una presenza multirazziale che stimola il dialogo, e la cultura è una delle piu sviluppate di tutta la spiaggia Eridea.
Si tratta di un gruppo pacifico, dalla profonda saggezza spirituale, e discreta conoscenza dei misteri Arcani.
Le attività si fondano sulla caccia, sulla pesca, sull'artigianato di vestiti e gioielli.
La Specialità di questa spiaggia è la posizione strategica del Sole, della brezza che proviene dai deserti che attraversano i giardini d'argento ed entrando nell'Arcobaleno Sacro, rende il clima piu caldo.
In effetti questo villaggio gode di un clima che rispetto al resto della zona sembra quasi mite. Infatti abbiamo piante che resistono al freddo, ed alcune aree verdi nei dintorni, sebbene il raggio d'estenzione è veramente ridotta.
Sono la goccia che fa traboccare il vaso
Sono il vento che diventa tempesta
sono la luce che illumina la tenebre
ma posso colpire con un lampo a ciel sereno
Lo stolto verrà colpito dal mio freddo soffio
il Saggio berrà nel mio calice d'acqua sacra.

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Re: GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO

Messaggioda lucius » lun 9 giu 2008, 11:35

VALLE DELLE PIETRE DEL SOLE


Vedere dall'alto il mondo è bellissimo. Anche se ormai volare sullo stallone alato è diventata un'abitudine, vedere alberi che normalmente sono alti una decina di volte te scorrere sotto i tuoi piedi ridotti a piccole punte verdi più scure o più chiare è sempre suggestivo. Siamo ormai in vista di uno degli imbocchi della valle, quella che in teoria dovrebbe condurre al mare che bagna la costa occidentale dell'oasi. Eppure tutto sembra bloccato da alte montagne rocciose, costellate di grotte e cunicoli.

Io e Black ormai ci muoviamo nella valle da giorni. Abbiamo esplorato tutta la costiera della catena montuosa, ma non siamo riusciti a identificare alcun passaggio. Non resta che esplorare i cunicoli, sperando di trovare alla svelta quello giusto. Ma anche stavolta non abbiamo fortuna.

Finalmente, dopo quasi 3 settimane di esplorazione, riesco a sbucare dall'altra parte delle montagne attraverso un cunicolo abbastanza largo da permettere a un carro di medie dimensioni di passare. Sbuchiamo su un pianoro abbastanza in alto sulla vallata, con una stradina sconnessa che scende fino al fondo della valle. L'aria è fresca e pulita, e più in basso si vede serpeggiare tra gli alberi un fiume che riluce di riflessi argentei sotto i raggi del sole pomeridiano. Mezzogiorno è passato da un pezzo ormai, anche se la sera ancora è lontana. Decido di accamparmi, onde evitare sorprese, e di esplorare l'indomani la valle.

Seguendo il corso del fiume, ancora nel periodo di secca invernale ma in attesa delle piogge e del disgelo primaverili, esploriamo una stretta fascia della valle, fino ad arrivare al mare. Il fiume e le sue sponde sono piene di diverse pietre luccicanti, molte delle quali assomigliano molto a quelle che trovai in un libro dell'emporio delle pietre, ma soprattutto molto simili a quella che Kryos mi ha mostrato come una delle pietre più preziose per maghi e alchimisti, oltre che per i gioiellieri. Ne raccolgo un po', senza trascurare di appesantire troppo Black per il ritorno. Davanti a noi si intravede il mare, lucciante come non mai nella serena giornata di sole. Ma proprio mentre stavamo per raggiungere l'imbocco un vento fortissimo ci respinge indietro e nemmeno lo stallone con la sua forza riesce a tenergli testa. Proviamo a scendere di quota e infine a camminare, ma il vento è fortissimo pure qui, e non c'è verso di andare avanti. Ci accampiamo per la notte, e mi accingo a raccogliere un buon numero di pietre dal greto del fiume. Ci sono anche diversi preziosi, come se qualcuno li avesse addirittura estratti per noi dalle viscere della terra, tra i quali anche numerosi rubini, così ne raccolgo un po.

La mattina ci aspetta una brutta sorpresa: diversi draghi, non di enormi dimensioni, ma comunque parecchio grossi, ci circondano. Non sembrano desiderosi di attaccare, ma non si può dire che abbiamo una faccia felice di vederci.... Il più grosso di loro si fa avanti nel cerchio, fermandosi davanti a me.

Cosa fai qui, e perchè rubi le nostre pietre?

Non è proprio una voce, ma le parole rimbombano nel mio cervello come se quella voce possente me le avesse gridate nelle orecchie. Non so cosa rispondere, e dalla mia bocca non esce suono alcuno.

Cosa fai qui, e perchè rubi le nostre pietre?


Nella mia mente si affaccia il pensiero di spiegare come sono giunto fin qui e il mio arrivo nella valle per esplorarla. Ma non faccio a tempo a esprimerlo in parole che la voce possente rimbomba di nuovo nella mia testa.

Quindi sei qui perchè hai bisogno le nostre pietre. E perchè le hai bisogno?

Ormai ho capito come funziona la storia... mi basta pensare perchè la creatura possa comunicare con me. Così invio a mia volta il mio pensiero.

"Al castello e nelle oasi di Ashura sono molti coloro che richiedono queste pietre... e io che faccio armi e oggetti che dalle pietre spesso traggono forza e determinate capacità ne ho bisogno per incastonarle. Ma se non volete che io prenda le pietre lascio qui quelle che ho raccolto e me ne andrò così come sono venuto."

Non ci piace che le pietre ci vengano sottratte senza il nostro permesso. Però Possiamo scambiarle. In questa valle le prede sono poche, così ci siamo ridotti a mangiare vegetali e rocce. Il vento a occidente ci permette di spingerci solo fino all'imbocco della baia, quindi possiamo acchiappare anche qualche pesce, ma non sono un granchè.... Se ci porti della carne VERA possiamo anche permetterti di portare via un po' di questi gingilli della terra: per noi sono troppo duri da mangiare, però sono belli da vedere dall'alto.

ci penso su un poco. In effetti i draghi sono troppo grossi per passare dal cunicolo, e probabilmente i monti sono troppo alti pure per loro.

"D'accordo. Lasciatemi del tempo per tornare indietro a prendere delle bestie per voi. Mi allontanerò solo qualche giorno. Voi potrete attendermi lassù, su quella cengia contro il monte."

Il cerchio dei draghi si apre, e mi permettono di involarmi sulla cengia. Nel giro di un paio di giorni recupero diversi cervi e un paio di uri selvatici, che trasporto su una specie di slitta di pali aiutato dallo stallone filo alla cengia attraverso il tunnel. E per ogni bestia che porto i draghi mi concedono diverse pietre brillanti e grosse quanto un mio pugno. Dopo aver fatto una scorta più che buona di pietre congedo i draghi promettendo di tornare a trovarli. E loro più che soddisfatti di avere della carne fresca ogni tanto ora sono tranquilli e contenti.

Il mio volo procede spedito verso sud-est e poi a est, fino all'inizio del bosco prima del castello, dove mi fermo per la notte.

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