[Il Cromlech di Bran] capitolo 4

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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Hashepsowe » gio 15 giu 2017, 18:13

LUOGO: Sponde del Lago di Nemesis - Altare della Dea
GIORNO E ORA: 33 Kerandol - le prime luci dell'alba
TEMPO METEOROLOGICO: sottili cirri lasciano trapelare lame di luce abbagliante
PG: Tutti


La notte non ha ancora lasciato posto al giorno, ma le sorti della battaglia sono ormai segnate.

Lorien e Muninn hanno combattuto schiena contro schiena, formando una micidiale arma umana dotata di lame rotanti che infine ha avuto ragione tanto del capo degli urk che della sua cavalcatura: un Wolfboar, mostro ibrido metà cinghiale e metà lupo, dotato di artigli, zanne e rostri sporgenti, capace di vedere nel buio.

Anche i tre elfi si sono fatti onore, costringendo altri due urk ed un wolfboar al centro della loro danza circolare, che con agili movimenti e rapidi affondi che hanno infine fiaccato la resistenza degli avversari. Tuttavia, dopo aver abbattuto con relativa facilità il wolfboar ed il più grosso degli urk, un secondo wolfboar è balzato al centro del loro attacco tagliando in due la circonferenza ed isolando il buon Kynon dai compagni.
E' stato proprio in quel momento che l'abbagliante magia di Nana ha irretito le creature della notte, permettendo ai difensori di affondare le lame nelle loro carni.

Anche Unsenn ha fatto la sua parte, a modo suo e, dopo aver liberato Nana, ha seguito la battaglia saltellando da un ramo all'altro e gridando il suo sostegno con la sua querula vocetta.

Soltanto Nana, dopo aver ucciso il quarto urk, combatte ancora contro l'ultimo wolfboar, il più grosso dei quattro.
L'inquisitrice è valente spadaccina, ma l'esser stata legata a lungo ha fiaccato le sue facoltà. Così, proprio mentre la sua spada beve infine il sangue del mostro, non esercita la visione d'insieme che ha appreso ai tempi del suo addestramento nelle file dei Grifoni. E, pur avendo evocato un incantesimo di luce che ha rischiarato a giorno la radura, non scorge l'ombra infida che si insinua alle sue spalle e si appresta a trasformare il suo grido di vittoria nel suo ultimo rantolo.
La luce evocata da Nana la rende però manifesta ai due furfantelli di Nortgarthen, che in una frazione di secondo devono decidere come comportarsi.
Possono lasciarla morire e liberarsi così di quella che sono convinti essere il più implacabile dei loro inseguitori.
Oppure possono seguire la via della lealtà che unisce i compagni di ventura. Dal punto in cui si trovano, non dovrebbe essere troppo difficile deviare lo stiletto del drow che sta per tagliarle la gola.

Il tempo subisce un rallentamento nella mente tormentata dei due fuggiaschi e le frazioni di secondo hanno il peso di interminabili minuti, ore, interi giorni di possibili futuri che scorrono nella loro mente, mostrando fotogrammi contrastanti, ma non per questo meno vividi e drammatici. L'inquisitrice affoga nel suo stesso sangue. Il drow si dissolve in una chiazza di fango nero. Una sepoltura e una mesta ripartenza. Un processo e una corda al collo. Un'orda di drow che attacca all'improvviso. L'assenza pesante e gli sguardi diffidenti. La riconoscenza e i sorrisi. Sangue, dolore, morte!

Muninn è il primo a scattare e la punta della sua lunga spada incontra lo stiletto del Drow, deviandone la traiettoria mortale, ma è la freccia subitamente incoccata da Lorien che raggiunge per prima il cuore dell'elfo oscuro.

Il sangue nero si confonde con quello vermiglio della donna, che perde la presa intorno all'elsa della sua arma.
Mentre perde i sensi, il suo sguardo incredulo incontra i volti sorridenti di Lorien e Muninn, ma non scorge l'impugnatura istoriata dello stiletto che il drow le ha piantato tra le scapole.

I primi raggi di Akhton traggono bagliori dorati dalla pallida superficie del lago.

"Presto... qualcuno la aiuti..."
La voce di Lorien giunge alle orecchie di Nana come proveniente dall'altro mondo; le braccia robuste di Muninn le impediscono di cadere faccia a terra.
Poi un dolore lancinante le ruba anche l'ultimo barlume di conoscenza.

Kynon, Arduino e Didagus aiutano il No'gar ad adagiare delicatamente Nana su un fianco. Lo gnomo le saltella accanto ed esamina la ferita.
"Non è una ferita mortale - sentenzia infine con aria seria - Però dovremmo estrarre la lama e disinfettarla subito: le armi dei drow possono essere avvelenate"

"Forse l'unicorno può annullare il veleno... - ipotizza Didagus, chiamando in causa Erinn.!"

"Maledizione! Questa non ci voleva... - questa volta il tono di Kynon è decisamente allarmato - Non si avevano avvistamenti di Drow da secoli nella nostra foresta... non in superficie per lo meno!"

"Dobbiamo andarcene in fretta... - conclude Arduino - Potrebbero essercene altri... Evidentemente questo viaggiava insieme agli Urk... e a quei mostri!"
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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Aurelicornus » mar 20 giu 2017, 3:27

LUOGO: Sponde del Lago di Nemesis - Altare della Dea
GIORNO E ORA: 33 Kerandol - le prime luci dell'alba
TEMPO METEOROLOGICO: sottili cirri lasciano trapelare lame di luce abbagliante
PG: Erin/Muninn

Erin risponde con prontezza alla richiesta di Didagus e si avvicina al corpo di Nana: «Posso provare, tuttavia i Drow possiedono veleni molto potenti la cui magia richiede trattamenti speciali che vanno oltre i soli incantesimi. Però posso bloccarne gli effetti e guadagnare tempo per raggiungere la città dei Nani».
Muninn interviene seccato: «E devi farlo davvero per questa qui? Sai, avremmo un problema in meno senza lei di torno...»
Tutti rivolgono delle occhiate di rimprovero verso l'umano, a parte Lorien. Lui alza le mani per minimizzare: «Stavo scherzando!»
L'unicorno ignora le sue parole e abbassa l'alicorno su Nana, incosciente. La ferita si richiude, ma la donna tiene gli occhi chiusi. Erin sospira: «Per ora non corre pericolo, ma ci servirà l'aiuto di un guaritore una volta in città».

Nel frattempo Arduino esamina gli assalitori, gli abiti e i simboli che indossano. Seccato, tira un calcio ad una delle carcasse: «Ora, chi sono questi? Kynon, qualche idea? Credi che abbiano a che fare col Cromlech?»
L'altro mezz'elfo scuote la testa e il volto esprime da solo la sua opinione, pur aggiungendo: «Non ne ho proprio idea, ragazzo. Tuttavia non credo...», e voltandosi verso nana, ipotizzò: «... tuttavia ho l'impressione che volessero lei».
Muninn ribattè acido: «Non mi stupirebbe, ve lo dicevo che quella porta solo guai».
Kynon a sua volta punse Muninn: «Voi umani siete tutti un problema».
Erin si intromise: «Non sono molti coloro che possono riconoscermi, e questo fatto da solo è insolito, per me. Sicuramente c'è qualcosa di strano attorno a quella donna, ma a questo solo lei potrà risponderci».
Didagus incitò: «Allora muoviamoci a raggiungere Dun Ametist, prima che altri sicari non tentino la fortuna come i loro amici che abbiamo appena abbattuto». Anche se il Ramingo considerava le terre selvagge come casa sua, per una volta sentì l'urgenza di raggiungere la protezione di un posto civile, almeno per poco tempo...

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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Turpino » mar 20 giu 2017, 8:15

LUOGO: Cammino a Dun Ametist
GIORNO E ORA: 33 Kerandol - Piena mattinata
TEMPO METEOROLOGICO: Cielo azzurro e sole raggiante
PG: Nana Chain

Cade e sprofonda. Sopra di lei il riflesso del sole sulla superficie del fiume. Non cade per la verità, si lascia cadere come tante e tante volte prima della separazione con il padre. Quando non esisteva il profonfo dolore che si è nascosto in quel remoto angolo del cuore. Quando non esisteva la Chiesa dei Nove e anche se tra molte difficoltà le giornate passavano serene ed il ritorno del padre dopo il duro lavoro alla miniera era sempre un lieto e allegro evento.
Molte notti si era addormentata accoccolata al suo petto davanti al camino. Non si stancava di farsi raccontare la storia della dragonessa Guaymallen, forse perchè il sopore era più lesto della fine del racconto. Cosa avrà riservato il fato alla poderosa signora della palude? La sua immaginazione le faceva sognare gli epiloghi più diversi, fino al giorno che suo padre non tornò più. I sogni erano diventati neri. Solo e semplicemente una cortina nera e spessa, silenziosa e immobile.

Un vivace cinguettio le accarezza l’udito. Un fresco refolo le sfiora il volto e porta con se il profumo dell’erba e l’aroma dei fiori. Anni di caccia all’eretico le avevano dimenticare il piacere delle cose semplici.
Apre gli occhi lentamente. La forte luce mattutina è quasi accecante per i suoi occhi rimasti chiusi a lungo.
Poco a poco inizia a distingure la sagoma scura sopra di lei. È il piccolo uomo, quello che l’ha salvata permettendole di difendersi fino a che una lama occulta e silenziosa non la trafiggesse.
Il sobrio sorriso dell’ometto l’accoglie nel suo ritorno tra i vivi. Si rende conto che è sdraiata su una lettiga. Non sente dolore. Solo stanchezza. Si sente debole, molto debole. Come se un fuoco freddo stesse ardendo dentro di lei consumandone le forze.
-Difendendo gli assalitori, salvata dalla preda. Quando lo racconto a Cropin impazzirà-
La soffice e paffuta mano del piccolo uomo le accarezza la fronte liberandola dai capelli.
Nana cerca di muoversi ma non ne ha le forze. Sente che vorrebbe tornare a dormire però non vuole. Non ora.
-Come ti chiami?- Riesce a dire e le parole escono e le suonano come un sofferto mormorio.
-Mi chiamo Unsen- Risponde lo gnomo. Nana conosce bene le differenti razze di Ashura ma le hanno insegnato a disprezzarle, a non nominarle nemmeno. Le creature immonde devono essere definite come tali. Così le avevano insegnato.
-Riposa Nana. Ci siamo fermati per abbeverare i cavalli. La senti la corrente?-
-Niamh-
-Il tuo cavallo sta bene- Intuisce lo gnomo –Arduino si sta occupando di lui. Ora però riposa- Le dice posandole una mano sull’addome – La magia di Erin ti ha chiuso quel brutto taglio ma non sei fuori pericolo. Un pericoloso veleno è dentro te e dobbiamo cercare aiuto altrove. La buona notizia è che sappiamo dove!-
L’ottimismo di Unsen le strappa un piccolo sorriso. Un lieve vociare la raggiunge.
-Stanno ritornando- Apostrofa Unsen e con uno sforzo girando la testa individua l’unicorno. Pensa al suo nome Erin e un altro nome si fa strada nella sua testa. Un nome che ora che le duole pensare. Igrida Müssenfus, una delle cariche più influenti del Sacro Maglio, caduta in uno stato febbrile che ha avuto ragione dei più qualificati medici di Nortgarthen. Però la Chiesa è a conoscenza che esistono molti rimedi e di molte nature e Nana ha saputo fin dall’inizio che per la Chiesa dei Nove la morte di Igrida Müssenfus non costituirebbe un problema. Qualcuno però sta tramando nell’ombra e ha colto al volo l’occasione per potersi impadronire di un oggetto tanto potente come il corno magico dell’unicorno. Questo altererebbe certi equilibri ma la corsa al potere puzza di vecchio. Si tratta solo di esser più veloci nell’essere opportunisti.

Tanti pensieri la stancano. Sono troppi. Erin pare sorriderle. Nana torna a chiudere gli occhi. Aspetta che il trascinamento della lettiga le propizi il sonno. Distingue molte voci ma è già troppo spossata ascoltare quello che dicono. Fa solo caso a che pronunciano il suo nome e il riferimento ad una città di nani, poi il gruppo si rimette in marcia e le voci si spengono.
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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Hashepsowe » dom 16 lug 2017, 10:11

LUOGO: Cammino a Dun Ametist lungo le sponde del lago di Nemesis
GIORNO E ORA: 33 Kerandol - Sera
TEMPO METEOROLOGICO: Il tramonto pennella di rosso la superficie del lago
PG: Tutti

Il gruppo si mette in marcia, ma per quanto si cerchi di viaggiare veloci, il sentiero è lungo e il terreno disagevole non aiuta di certo il trasporto di una persona ferita.
Hanno costruito un travois che lo stesso destriero dell'inquisitrice di buon grado trascina, mentre lo gnomo si è assunto il compito di vegliare sulle condizioni della donna. Ma si procede fin troppo lentamente e questo non è un bene. Il tramonto li coglie che ancora costeggiano le sponde del lago: inoltrarsi nella foresta sarebbe ancora peggio: non hanno certo scelto il sentiero più rapido per giungere alla città dei Nani.

La sera incombe ed impone di accamparsi per la notte.
I due avventurieri di Nortgarthen vanno a caccia e tornano con quattro lepri e due pernici d'acqua, che dovrebbero bastare per tutti coloro che di carne si cibano. Lo gnomo non mangia carne, ma ha con se le sue provviste di frutta secca. Quanto all'unicorno, solo gli dei sanno come facciano a trovare sempre nutrimento nel bosco quando anche l'erba per i cavalli comincia a scarseggiare!
Il terreno fangoso non offre granchè alle povere bestie e costringe Kynon a dar fondo all'ormai leggero ultimo sacco di granaglie che soltanto lui e Muninn avevano acquistato a Nebin prima di partire.

Almeno le fiamme del piccolo fuoco da campo offrono un seppur minimo conforto.
Ma Kynon sa bene che le cose andranno sempre peggio... a meno che....

"Signori - esordisce infatti il mezzelfo con tono grave, una volta riempito lo stomaco - Non vi nascondo di essere molto preoccupato. Costeggiando il lago non ci perderemo, ma perderemo ore preziose di cammino, che attraversando la foresta avremmo risparmiato. Temo che ci vorranno ancora due giorni prima di raggiungere i piedi del Monte dell'Oblio e di là ci vorrà almeno un'intera giornata di viaggio, forse due, per percorrere l'impervio sentiero che conduce all'antro di Dum Amethyst. Tra l'altro ho qualche dubbio sul fatto che i nostri cavalli e la nostra amica unicorno possano percorrere quella stretta mulattiera, ma a questo penseremo semmai ci arriveremo. E a ragion veduta dico che il cibo per i nostri cavalli non è sufficiente. Certo se Arduino e Didagus fossero stati più lungimiranti a Nebin e avessero acquistato almeno un sacco di granaglie a testa non avremmo problemi, ma ricordo bene quando dicevano che i cavalli avrebbero mangiato l'erba della foresta... ed ecco che l'erba non cresce nel fango e la foresta ci ha già fatto smarrire due volte! Inoltre temo che lei - indica Nana Chain che in quel momento pare assopita - Non resisterà tanto tempo con quel veleno in corpo. Urge trovare una soluzione per accelerare i tempi di viaggio."

"Beh.. a meno di non saper volare, temo che non si possa fare granchè a tal proposito - commenta Didagus con una certa ironia - E la scelta di far viaggiare il cavallo più leggero non era poi così sballata, visto che dovevamo attraversare la foresta e invece ci siamo ritrovati sulle sponde fangose di un lago... Se non sbaglio sei tu la nostra guida, egregio Kynon."

"Suvvia fratelli - interviene Arduino ponendosi tra i contendenti e poggiando una mano sulla spalla di ciascuno dei due con gesto amichevole e conciliante - Non prendiamocela tra di noi. Siamo stati assaliti più volte e questo ci ha costretti a cambiare strada... e la nebbia lacustre ha fatto il resto. E' inutile recriminare sul latte versato. Quel che serve adesso è una buona idea per andare avanti più in fretta... e si da il caso che io ne abbia proprio concepito una: invece di aggirare il lago dobbiamo semplicemente attraversarlo!"

"Peccato che non abbiamo con noi una canoa e che i cavalli non sappiano nuotare... e neppure l'unicorno credo - commenta acido Muninn sputando per terra - Pensane un'altra, amico o rassegnamoci a perdere la donna... Quanto ai cavalli... beh... forse se li lasciamo liberi troveranno da soli il nutrimento: non credo in ogni caso che ci serviranno per scalare il monte dell'oblio! Mica sono muli... e comunque l'unicorno potrebbe aiutarli visto che neppure lei potrà scalare quel monte!"

"Ehi ehi... vacci piano amico - lo interrompe Erinn - Io nuoto benissimo e pure i cavalli lo possono fare anche se non trasportando persone e cose... E per scalare, come ha detto Kynon, ci penseremo a suo tempo e debito. Ma anch'io penso che dovremmo attraversare il lago. Ho sognato il tempio di Yar la scorsa notte e credo che fosse un messaggio importante: l'acqua che sostiene e cura...."

"Potremmo costruire una zattera... - propone lo gnomo - Qui non ci sono alberi, ma la foresta ne è piena..."

"Ottima pensata! Mettiamoci subito al lavoro... se riusciamo a costruirla stanotte, domani sera potremo accamparci sull'altra sponda!"

"Dobbiamo anche riposarci però... facciamo dei turni di lavoro e guardia - propone Arduino - Se ci lavoriamo a turni di due per volta, domani mattina dovrebbe essere pronta."

Ciò detto il gruppo si mette al lavoro. Kynon e Didagus si occupano di scegliere ed abbattere gli alberi più adatti tra quelli meno in salute che costeggiano le sponde del lago. Arduino rimane di guardia mentre tutti gli altri si danno da fare a tagliare liane ed intrecciare giunchi (che nella melma lacustre prosperano) che serviranno a tenere insieme la zattera. L'unico dispensato dal lavoro è Unsen, che però ha l'importante compito di prendersi cura di Nana Chain.

Il lavoro ferve e i robusti tronchi vengono tagliati, segati e sagomati per poi essere uniti in una grande piattaforma piatta... che si spera possa galleggiare.
Un paio di pertiche robuste fungeranno da remi.
All'alba l'imbarcazione è pronta per il varo: ora bisogna solo incrociare le dita e sperare che tutto vada per il meglio. Kynon, Muninn e Arduino la spingono in acqua e tutti sospendono il respiro nell'attesa.
Un grido di trionfo prorompe dalle gole di tutti quando, senza sforzo apparente, la zattera si adagia sul pelo dell'acqua: galleggia!

Non è facile convincere i cavalli a salire, ma l'esempio di Erinn alla fine li induce a seguirne l'esempio e ben presto sono tutti a bordo, pronti a lasciarsi la terraferma alle spalle. Kynon e Arduino si pongono ai lati a governare l'imbarcazione con le pertiche che fungono da remi. Il sole si fa strada nel nuovo giorno, mentre la zattera prende il largo e guadagna rapidamente il centro del lago.
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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Ivana » mer 26 lug 2017, 1:20

Durante il viaggio, il moro, lo stesso che incontrai per primo nell'isola, mi ha parlato di queste terre. Ha riempito alcuni buchi che erano rimasti durante la cena organizzata dal capitano della grande nave ormeggiata. Una cena trasformatasi presto in baldoria piena di spirito cameratesco. Sono stata accolta con molto calore e mi reputo fortunata. Sono esplose grida di esaltazione quando è uscito che mio padre era un capitano e ancor più clamore si è scatenato quando, durante la baldoria, ho disarmato uno dei marinai dopo esser stata sfidata da un bellimbusto al sapere che sono un soldato.
Il capitano mi ha regalato una sciabola dicendomi che seppur la Isola è un luogo tranquillo è meglio che una ragazza sola non cammini disarmata, strizzando l'occhio riferendosi alla “ragazza sola”.
Mi ha da subito affascinato il racconto di questo grande lago nel mezzo di una foresta e dei grandi monti ai suoi piedi. Monti nei quali si suppone sia costruita una città nella roccia. Sono venuta a conoscenza di molti aneddoti e altrettante leggende che faccio fatica a discernere. Mai fidarsi dei marinai, nonostante questo ho chiesto se era possibile visitare questo luogo.

Stiamo camminando lungo uno stretto sentiero nel fitto del bosco e il moro, del quale ignora tuttavia il nome, proprio mi sta parlando dello stretto legame tra il lago e delle creature elfiche. Mi elettrizza l'idea di poter incontrare degli elfi.
Non si parla molto di loro nella mia terra, a parte nei favole per bambini. Poi, quando iniziai la mia carriera nel regno di Liges ascoltai diversi racconti di viaggiatori e soldati che erano tornati da luoghi dove vivevano queste incantate creature. Lo stesso Iavo De Montore al quale mia aveva raccomandato mio padre aveva parlato di terre dove queste e altre creature prosperano e convivono.
Finalmente possiamo uscire dal bosco e la vastità del lago che si mostra così all'improvviso mi lascia senza fiato. È immenso. Si perde a vista d'occhio. La vegetazione cresce rigogliosa e tutto infonde una sensazione di pace e sacralità.
-Ora dobbiamo tornare-
-Proprio adesso?-
-Sì. Ci siamo spinti abbastanza all'interno-
-Potrei tornare sola. Ho buona memoria e un buon senso dell'orientamento-
-Ti perderesti- continua lui sorridente.
-Non credo possa capitarmi peggio di quello che ho passato- protesto.
-Va bene. Se proprio insisti. Ma non fare tardi. Meglio non attraversare il bosco di notte.
-Ricevuto- gli sorrido portando la mano alla fronte in un saluto militare.
Il moro se ne va ed io resto in compagnia dei suoni della natura. Il lago è uno specchio immobile. Il canto degli uccelli si mescola a quello degli insetti. Mi siedo sulla riva del lago e guardo la lontananza delle acque senza scegliere un punto fisso. Non posso non pensare alla mia famiglia. A mio padre. Cosa staranno facendo i miei fratelli? Saranno caduti anche loro? E mia madre? Starà pregando per me il mio caro Gaston?
Incantata dal paesaggio, all'orizzonte appare una forma sulla linea dell'acqua.
Resto a guardare fino a che non riconosco una grande zattera. Deve essere molto grande perchè ospita diversi passeggeri e dei cavalli.
Mano a mano che le sagome si fanno più visibili una spicca su tutte. Uno dei cavalli è bianchissimo e, non ci posso credere! Un unicorno...
Un forte vento di ricordi mi avvolge e ha il volto di mio padre e dei racconti fantastici in cui gli unicorni mi facevano vivere avventure fantastiche. Ne portava l'effige sullo scudo. Sento gli occhi riempirsi di lacrime. Resto con lo sguardo incollata alla zattera che si avvicina ma i miei occhi vedono immagini di un lontano passato.
Quando ritorno alla realtà posso già distinguere i lineamenti di chi è a bordo.
Alla fine questi sono gli elfi! E ci sono pure dei nani.
Agito la mano in segno di saluto. Il mio volto è il ritratto della gioia. Poi vedo come un grande fagotto adagiato e subito capisco che è una persona e un senso di sgomento mi morde il cuore pensando possa essere un qualche ferito o ammalato.
Mio padre mi diceva che gli unicorni sono creature nobili che si circondano di altrettante buone creature.
-Oah!- Grido rinnovando il saluto e questa volta qualche mano si alza e risponde.

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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Turpino » dom 13 ago 2017, 7:30

LUOGO: Cammino a Dun Ametist oltre il lago di Nemesis
GIORNO E ORA: 34 Kerandol - pomeriggio
TEMPO METEOROLOGICO: Giornata di sole splendente
PG: Nana e compagni




La zattera fluttua placida e quando Nana apre gli occhi è troppo stanca e debile per sorprendersi. Prende solo atto di quello che sta succedendo, che stanno attraversando il lago.
Unsen le rivolge la parola ma non sente. Non riesce a intendere. Chiude gli occhi un paio di secondi per prevenire un capogiro. Anche gli altri parlano e se potesse distinguere le voci e le parole, capirebbe che i due fuggiaschi si domandano seccati perchè questo cambio di programma solo per salvare la vita ad un grifone che dava loro la caccia, ossia si sarebbe potuto tradurre in perchè non l’avessero eliminata. Una buona domanda. Perchè né Muninn né Lorien lo avevano fatto quando l’avevano tra le mani, ferita e inoffensiva. Questo quesito era bastato a chiudere loro le bocche lasciandoli turbati e perplessi. Già perchè? Forse la missione di Nana nascondeva qualcosa che ora giaceva con lei. Erin non era convinta della malvagità dell’inquisitrice e non ne aveva fatto segreto. E non solo lei.

La piccola e paffuta mano dello gnomo le scosta i capelli bagnati dal sudore dalla fronte. Nana trema, è pallida e nonostante stia sudando il corpo sta perdendo calore.
-Sto male- mormora guardandolo negli occhi. C’è sofferenza nello sguardo di Nana. Sofferenza ma non resa. Nel fondo dei suoi occhi Unsen percepisce una forza, vede un piccolo fuoco, una fiamma imperitura. Sa che lotterà fino all’ultimo secondo e non può non stimare la forza di volontà della donna. Sente ammirazione per le qualità dei Grifoni che lei rappresenta, a prescindere della fazione e delle cause.
Unsen raggiunge una borraccia e l’aiuta a berne un sorso reggendole dolcemente il capo.
Bevendo brevi sorsi seppur provata e sentendosi al limite del cedimento, una cosa cattura l’attenzione di Nana per un momento. Sull’altra sponda del lago una persona, sicuramente una donna, sta agitando la mano. Sta salutando.
-Sembra che abbiamo compagnia- commenta Unsen ma Nana non sente.
Lo gnomo la adagia e Nana torna a chiudere gli occhi ma non dorme. Ha dormito tantissimo e non ha sonno. Il dolore che sente non è fisico. Non le duole la ferita. Si sente consumare dentro, poco a poco. Cerca di muoversi, vorrebbe girarsi in direzione della sponda per vedere la donna ma oltre a non avere le forze a fatica sente gli arti e il suo corpo, non addestrato come la sua mente, sente che si è già arreso da tempo.

Quando sono a riva Nana viene messa a terra per prima, sollevata e trasportata da Kynon, Arduino, Didagus e Muninn. Quest’ultimo incrocia lo sguardo con quello di Nana e non sente pentimento per averle risparmiato la vita. Forse l’elfo e l’unicorno avevano ragione quando parlavano di un disegno più grande, in fondo la vita per strada non è molto diversa. L’unica certezza è sapere di essere ancora vivi quando si aprono gli occhi alla mattina. E forse nemmeno quello. Sa che ognuno anche se a volte è inspiegabile, prima o dopo dovrà la vita a qualcuno. Magari se un dio esiste avrà un occhio di riguardo per lui.
Nana guarda Muninn e si chiede come sarebbe se lei non fosse un tutore della legge e lui un farabutto ricercato. Si sarebbe trovati ugualmente su due fronti opposti? Se si fossero conosciuti da comuni persone, se suo padre non fosse morto e Nana avesse potuto crescere nelle lontane terre oltre i monti Brumadorata e Muninn fosse stato un contadino o un artigiano, avrebbero condiviso il cammino o avrebbero preso direzioni diverse?

La giovane donna si presenta –Sono Ivana. Ivana Chamond- le sue parole non nascondono l’entusiasmo e sembra non veda l’ora di poter conoscere i nuovi arrivati, percorsa da fascino ed eccitazione, incurante del possibile pericolo, confidando nelle parole del padre in merito agli unicorni. E proprio l’unicorno rapiva la sua attenzione facendole brillare gli occhi, occhi sui quali scese un triste e lieve ombra nel vedere il corpo inerte e ferito di quella pallida donna dai lunghi e capelli corvini.
-Non sembri di queste parti- si fa avanti Kynon
-Di certo no- interrompe brusca Lorien –E non mi fido degli stranieri che ridono troppo. Specie se armati- indica con un cenno della testa in direzione della sciabola che porta al fianco e a mano che le scivola sull’arma accompagna le parole.
Muninn di sottecchi osserva la scena. Più di uno l’osserva con circospezione, memore di quanto successe durante la cattura di Nana.
Il fuggiasco poi con una smorfia molesta sceglie di svanire. Si apparta e guarda prima l’unicorno poi Nana.
-Vengo in pace- replica Ivana e nel farlo lascia cadere l’arma a terra.
Ultima modifica di Turpino il mer 30 ago 2017, 7:05, modificato 1 volta in totale.
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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Aurelicornus » sab 19 ago 2017, 5:14

LUOGO: Cammino a Dun Ametist lungo le sponde del lago di Nemesis
GIORNO E ORA: 33 Kerandol - Sera
TEMPO METEOROLOGICO: Il tramonto pennella di rosso la superficie del lago
PG: Erin/Muninn

Per l'unicorno, questo luogo era strano.
Non c'era molto per lei da fare in quel momento, così mise uno zoccolo fuori dal bordo della piccola imbarcazione, lasciando che l'acqua scorresse tra le dita. Se le sponde del lago erano aride di vita, l'acqua invece era calda e ristoratrice; sembrava che ci fosse una strana magia in quel posto, sfuggente per tutti e che anche lei faticava a scorgere.
Scorse il muso e guardò l'ondeggiante superficie del lago; da quando avevano iniziato la navigazione, Erin si sentiva assente: i suoi compagni parlavano tra loro, ma non riusciva a seguire i loro discorsi. La sua mente era dolcemente intorpidita dal flusso della magia che percepiva in quel posto.
Il tempio di Yar. Ne aveva solo sentito parlare, letto nei documenti e nelle illustrazioni dei viaggiatori di quel posto; avrebbe voluto visitarlo un giorno. Pensò che era improbabile che la Dea gli avesse inviato la visione di quel luogo in sogno solo per spingerli ad attraversare un lago.
Essere un unicorno non significava solo avere un alicorno sulla fronte, ma sentire la magia fluire attorno a te come essere immersi nella corrente di un fiume; ma in quel momento, Erin avrebbe dovuto dire che fluiva sotto di loro. Incuriosita, l'Unicorno sporse la testa dalla zattera e immerse la punta del corno nel lago, curiosa di sapere se fosse solo una impressione.
La voce di Kynon la distrae: «Tutto bene, signora Unicorno?»
Che gentile, pensò Erin. «Si, tranquillo...» fu tutto ciò che rispose lei.

Arduino per primo notò una persona ai bordi del lago, e richiamò l'attenzione degli altri; subito gli altri si mossero incuriositi verso la donna che sembrava attenderli. Erin alzò la testa, notando la donna che li salutava.
Muninn non nascose la sua irritazione: «E adesso, chi è quella lì?»
Erin smorzo la sua rudezza: «Basterà chiederglielo!»

Spoiler: show
Dalle acque del lago, Erin percepisce qualcosa di utile?

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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Ivana » lun 11 set 2017, 6:23

È un gruppo numeroso. Non sembrano fidarsi di me. Almeno non tutti. Mi sembra logico e preferisco gettare mettere le mani avanti gettando a terra la sciabola.
Ci sono creature che conoscevo solo nei racconti e sono davanti a me. È come aprire un libro e vederne i disegni prendere vita. È una donna quella che portano a terra e sembra non stia per niente bene. Per un momento ho incrociato il suo sguardo e ho visto dolore. Tanto dolore ma anche stoicismo. Sento pena nel cuore e vorrei avvicinarmi e chiederle come si sente però l'unicorno s'impadronisce di tutta la mia attenzione. Lo aveva già fatto e mi sento un poco in colpa verso la donna ma questa è la verità. È un caleidoscopio di emozioni.
Lo vedo farsi avanti tra i presenti. In un'altra occasione sarei rimasta meravigliata nel vedere un elfo, o uno gnomo ma, nonostante l'innegabile stupore i miei occhi vedono solo questa creatura incantata.
Gli vado incontro. Lo voglio accarezzare e solo in questo momento mi accorgo che mi stanno ripetendo la solita domanda.
Ritraggo la mano come svegliandomi da un sogno. Certo queste non è l'educazione che ho ricevuto.
-Perdonatemi- rispondo a quello che dovrebbe essere un elfo, avendo le orecchie a punta.
-Il mio nome è Ivana-
-Non sembri di queste parti-
Noon capisco bene se prevale la curiosità o la diffidenza negli occhi del gruppo. Voglio giocare bene le mie carte e sperare che la sincerità sia di buon auspicio, ammesso mi credano.
-È così- affermo grattandomi la testa – Sono stata accolta da una comunità vicino a una baia con una grande nave ormeggiata nei pressi- indico con la mano la direzione da cui sono venuta. Mormorii e cenni del capo mi fanno dedurre che probabilmente hanno ubicato il luogo.
-Continua- mi si esorta prima che possa farlo
-La nave dove viaggiavo è andata distrutta durante una tempesta. Sono, o per meglio dire ero un ufficiale dell'esercito del regno di Liges e tornavo nel continente dopo esser stata ferita in battaglia- A prova di ciò mostro l'attaccatura dei capelli dov'è nascosta la cicatrice-
-Così sei un soldato-
-Così è- rispondo -Dopo il naufragio pensavo sarebbe stato questione di tempo prima che le forze mi avrebbero ceduto e sarei affogata o che uno squalo mi avrebbe divorata. Una nave mi salvò e mi lasciarono a riva- Indico nuovamente la direzione mostrata poc'anzi.
-E cosa ci fai qua? Sola? Non sei certo a cinque minuti da... casa-
-Mi sono fatta accompagnare per conoscere meglio la zona, poi ho deciso di restare. Il lago è mi ha meravigliata e volevo godermi la pace di questo luogo. Ho un buon senso dell'orientamento e credo di poter tornare senza troppi problemi-
-Io dico che si è inventata tutto- dice una ragazza, l'unica del gruppo togliendo la donna ferita, con evidente ostiltà.
-Potrebbe sempre dimostrare ciò che dice. Un ufficiale ha di certo un addestramento non ordinario- si fa avanti l'elfo, quello che mi ha ricevuto -la lingua la sai usare bene. Vediamo la spada-
Ciò detto slega un fodero con l'arma riposa da una delle bisacce di un cavallo e me la lancia.
Mi emoziona tenere un'altra volta una spada comune in mano. Una spada da soldato.
Assicuro l'arma al mio fianco senza sfoderarla e aspetto -Cosa devo mostrare?-
-La veridicità delle tue parole- non è l'elfo che ha parlato. Questo è un uomo e gli viene fatto spazio.
Si ferma ad una manciata di metri di me. Sorride -Dopo di te-

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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Hashepsowe » mer 20 set 2017, 17:47

LUOGO: la riva del lago Nemesis ai piedi del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: 34 Kerandol - pomeriggio inoltrato
TEMPO METEOROLOGICO: tiepidi raggi di sole filtrano tra le nubi
PG: tutti

La zattera ha svolto egregiamente il suo compito e, nel volgere di una mezza giornata i nostri eroi si ritrovano sulla sponda opposta.
E' stata una traversata placida e tranquilla, che ha lasciato tempo per le chiacchiere e per le riflessioni introspettive: tutto sommato un piacevole diversivo dopo le fatiche dei giorni precedenti.
Anche il clima è ora migliorato, lasciando filtrare sottili lame di luce dalla spessa coltre ovattata del cielo. L'umidità è padrona e fa sudare ad ogni movimento, nel grembo gravido di maccaja del lago. Ma c'è poco da fare comunque, se non alternarsi ai remi, ma ne bastano due per volta e i turni di mezz'ora ciascuno non sono certo Umassacranti.
Nana è decisamente peggiorata, ma Unsenn la conforta pietoso e la luce decisa che si accende per un istante nei suoi occhi promette battaglia al veleno che si insinua infido nelle sue membra!
Erinn medita sul suo strano sogno e cerca ispirazione dall'acqua profonda del lago in cui immerge il suo alicorno, proprio nel punto che si presume sia il centro esatto del lago. L'acqua ricorda tutto, apparentemente fluida e indifferente, ma destinata ad impregnare ogni singola goccia delle memorie che conserva. E la memoria di un essere antico penetra nella mente dell'unicorno, assieme alle vivide sensazioni che hanno accompagnato il suo passaggio in questo luogo sacro, negli abissi melmosi del Lago.

Spoiler: show
Sono il Drago d'Acqua, l'antico serpente che un tempo dimorava in queste acque. Gli uomini semplicemente non c'erano e le prime larve degli elfi si erano da poco dischiuse nel fiume-che-scorre-al-contrario. Eravamo noi i padroni del lago allora... noi con le nostre scaglie iridate e la cresta blu e il corpo sinuoso e silente nonostante la nostra enorme mole, che ci permetteva di ergerci con la testa fuori dall'acqua pur rasentando con il ventre il fondale melmoso.
Ricorda la gloria di quei tempi remoti, quando soltanto le creature elementali popolavano il mondo.
C'era pace allora, tanta pace...
Poi tutto è cambiato e gli altri draghi hanno portato la guerra nel continente.
E le altre razze hanno aggiunto conflitto al conflitto.
E noi ci siamo indeboliti poichè tra tutti i draghi eravamo quelli meno inclini alla guerra.
Ma non volevamo morire. Eravamo ormai pochi quando la nostra rabbia è montata in onde enormi che hanno invaso la terra. Quelle onde hanno causato danno agli uomini e agli elfi, ma ci hanno permesso di allontanarci dall'acqua ormai venefica di questo lago, lontano dalla nostra avita dimora. Nel grande mare salato troveremo rifugio, con la benedizione di Yar, Signore dei Mari, che ci ha permesso di salvarci dall'estinzione.


E' una storia vivida quella che l'unicorno ritrova nella memoria dell'acqua, ma ben poco c'entra con l'attimo presente e con il viaggio sulla zattera.
Poi, inatteso un saluto cordiale li accoglie dall'altra sponda. Una mano alzata in segno di pace: Ivana Chamond si presenta e porta con se una sferzata di entusiasmo, cosa che non manca di suscitare opposte reazioni tra i membri del gruppo.
Reazioni che vanno dalla diffidenza all'accoglienza con sfumature di curiosità e fastidio.
Fatte le presentazioni, è Munin che sfida la nuova arrivata a dimostrare di essere davvero ciò che dice di essere, spada alla mano.
Strana danza davvero è quella che inscenano i due, in bilico tra la morte e la vita.
La donna sa il fatto suo e ribatte colpo su colpo.
La sfida si protrae per parecchi minuti senza che nessuno dei due riesca ad avere la meglio sull'altro.
Gli occhi di tutti sono fissi sulla scena, ipnotizzati, mentre la musica del clangore di spada su spada tesse la trama degli attimi fuggenti.
Improvvisamente l'assurdo rumore di un battimani interrompe la danza, ibernando i contendenti nell'atto dell'ultimo incrocio di lama.
Tutti si voltano al suono della voce stentorea che accompagna l'applauso.
"I miei complimenti, signori... immagino che farò meglio a non attaccar briga con voi!"
Chi ha parlato è un individuo dalle grandi braccia muscolose, tozzo e ben piantato sulle gambe corte, la cui barba scura forma una miriade di trecce sul petto robusto. Anche i capelli, neri come il carbone delle miniere, sono intrecciati e ricadono ai lati del viso, donandogli un'espressione alquanto selvaggia.
Un nano! Tutti lo osservano a bocca aperta. Eppure ai piedi del Monte dell'Oblio, non lontano dalla città di Dum Amethyst incontrare un nano dovrebbe essere la cosa più normale che possa accadere!
[i]"Permettete che mi presenti? Sono Guldove Herr del Clan Scavapietra e fortunatamente non amo attaccar briga come fanno quelli di certi altri Clan! Però credo di aver parlato fin troppo. Ora tocca a voi presentarvi!"
Ciò detto, il Nano si siede su una roccia e si accende la pipa, distogliendo da voi lo sguardo, ora quasi sfuggente e indifferente, trincerandosi in uno spesso silenzio carico di attesa e in netto contrasto con l'apparente cordialità di poc'anzi.

Spoiler: show
La carta che ho pescato per risolvere questa azione è l'Elfo di Luna che nella divinazione indica l'incontro con una persona schiva e sfuggente, che rifugge il contatto con il mondo, forse un sapiente, o un artista. Ma attenzione: ciò che guida la sua ritrosia potrebbe essere timidezza oppure superbia.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

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