[Il Cromlech di Bran] capitolo 4

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Ashuur Saggio
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Re: [Il Cromlech di Bran] capitolo 4

Messaggioda Turpino » lun 2 ott 2017, 7:34

LUOGO: Dum Amethyst
GIORNO E ORA: 37 Kerandol - Mattina inoltrata
TEMPO METEOROLOGICO: sconosciuto
PG: Nana

parte 1
Il risveglio è dolce. Indossa una lunga tunica bianca finamente decorata con ricami argentati sui polsi delle maniche. Anche i bottoni sul petto sono d’argento. Si siede e si guarda intorno. È una piccola stanza dalle pareti bianche. Spartana ma funzionale e ordinata. Su una sedia vede i suoi vestiti. Si avvicina ad essi. Afferra la casacca e osserva che dove penetrò l’arma ora c’è un rammendo veramente bene eseguito, quasi non si nota e inoltre ha un profumo molto gradevole. Mancano le armi ma questo non la sorprende.
Sente un senso di quiete. Si tocca dove era stata ferita e non le duole. Non si sente nel completo delle forze ma è riposata.
Cerca di tornare indietro nel tempo. Ricostruire cosa è successo. Ricostruire...ricomporre.
Il ricordo più chiaro è stato lo scontro con quelle creature e poi il sangue. Le sue mani insanguinate e il buio. E nel buio il delirio. E nel delirio una mano che non lasciava sprofondare, una voce che non le permise perdersi, dimenticarsi.
Nelle contate occasioni di lucidezza ci sono solo due elementi che non si sono dissolti come il resto, che non erano nebbiosi o distorti ma chiari e concreti. Il primo una città di nani. Il secondo un lago.
Se è viva deve trovarsi quindi nella città dei nani dove un’antica conoscenza fuori della portata anche delle famigerate proprietà dell’unicorno ha potuto estirparle il veleno che la stava consumando.
Pensa a questo seduto sul letto, a capo chino con la testa tra le mani. I capelli sfiorano il pavimento di pietra. Lo sta fissando ma vede tantissime cose meno la dura pietra levigata.
Poi si apre la porta.
Entrano due nane. Non riesce a decifrarne l’età, ma una sembra più anziana dell’altra. Sarà perchè è quella che dice all’altra cosa deve fare. Non sono sole, con un lieve sorriso nota sgattaiolare dietro di loro il picolo gnomo che si è preso cura di lei.
-Non puoi stare qua. Deve essere preparata per essere ricevuta dall’araldo-
-Solo cinque minuti- replica Nana.
-Ma...-
-Cinque minuti- ripete Nana –Per favore-
La più anziana delle due capisce che è tempo perso o fa finta di capirlo e accosente alla richiesta della donna. In fondo è solo un battito di ciglio.
-Che sian cinque. Lothgar non ama aspettare- che non sarebbe neanche vero ma questo Nana e Unsen non lo sanno.
Quando escono Unsen con la bonarietà che lo ha sempre accompagnato si avvicina alla donna.
-Fermati- lo blocca Nana. È la donna a camminare verso il piccolo uomo. Ora a distanza ravvicinata la guarda dal basso in alto, però per poco.
S’ inginocchiandosi davanti a lui –Che piccolo che sei... un piccolo grande uomo-
-Veramente...- l’abbraccio di Nana lo coglie di sorpresa e tace. Sente la sua guancia bagnata e si separa leggermente. Il viso di Nana è rigato da due piccole lacrime che le raggiungono il mento e stillano.
Unsen estrae un fazzoletto e le asciuga le lacrime.
-I tuoi capelli sono più lunghi di me- le dice per strapparle un sorriso e ci riesce. Poi la porta si apre ed entrano le due di prima. Sono avezze a non fare domande e svolgere i compiti assegnati, così si limitano ad invitare Unsen ad uscire.
Nana sente che avrebbe voluto dire di più allo gnomo, almeno ringraziarlo ma non le usciva niente. Non le usciva niente a lei, lesta quasi più di lingua che di spada. Un grifone non rimane mai senza parole.
La spogliano e le applicano un balsamo. In un primo momento sente quasi bruciare la pelle poi la sensazione passa dall’ardere ad una dolce freschezza che la lascia piena di nuova forza e vigore.
Le hanno portato dei vestiti. Sono di alta qualità, si vede all’istante ma Nana li rifiuta e non vuole sentire ragioni. Respinge le due e si veste sola indossando gli indumenti di sua appartenenza. Trattiene le parole solo per rispetto verso il popolo che l’ha curata. Ciò nonostante non permette le si dica come vestirsi. Questo è assurdo.
-Sono pronta per essere ricevuta dall’araldo- il tono di Nana è come sempre risoluto, al limite dell’arroganza. Le due non nascondo una certa diffidenza verso la donna. Inoltre non terminano di chiedersi perchè sia qui, un'umano. Un traditore. Però se l’araldo ha chiesto di lei una ragione ci sarà.
-Da questa parte- le dice la più anziana senza guardarla in faccia ma aprendo la porta e avviandosi.

continua...
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