3:16 Massacro tra le stelle

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3:16 Massacro tra le stelle

Messaggioda slauni » mar 28 apr 2015, 22:19

Domenica scorsa è stata per me la prima sessione di questo gioco di ruolo ambientato in un futuro lontano.
Fantascienza, ma non solo per la presenza di astronavi e armi ad energia, e non solo nell'ambientazione.

Tutti i giocatori interpretano soldati che fanno parte della 3:16, ovvero della sedicesima brigata della terza armata delle Forze di Spedizione. Una forza militare che lasciò Terra (il nome è Terra anche nella versione originale in inglese) molti anni fa con una missione precisa: combattere e sconfiggere tutto quello che potrebbe rappresentare una minaccia per Terra.

Terra è una specie di paradiso artificiale: un luogo prospero dove non serve più lavorare, dove non ci sono malattie, odio, crimini o problemi di sorta. I suoi abitanti sono sterili e possono avere figli solo dopo l'autorizzazione del Consiglio Terrano...
Quindi diventa facile capire il motivo per cui esistano queste Forze di Spedizione, ed è altrettanto facile comprendere come, agli occhi di Terra, tutto ciò che esiste nell'universo sia visto come una minaccia.

I presupposti fanno pensare ad un gioco d'azione che porta i personaggi a distruggere un pianeta con tutti suoi abitanti per ogni sessione di gioco, ma non è certo questo lo scopo del gioco.
Il massacro tra le stelle è piuttosto il mezzo per riflettere (anche in modo ironico, se vogliamo) su tematiche profonde come l'assurdità della guerra e lo scopo della propria vita.

Il gioco mette subito in chiaro quest'aspetto definendo fin dall'inizio quello che sarà l'ultimo punto debole sulle schede di tutti i personaggi: odio verso casa.
È inequivocabile il modo in cui la guerra divenga non solo strumento di distruzione, ma anche di autodistruzione.

Naturalmente la giocata di domenica scorsa non ci ha dato modo di evidenziare tutte le potenzialità del gioco, è stato piuttosto un prendere familiarità con il sistema e con le sue dinamiche. Abbiamo compilato le schede dei personaggi e distrutto il pianeta Rembrandt con i suoi abitanti mutaformi e gelatinosi. Prossimamente vi presenterò i personaggi in gioco e le loro azioni...
Comprende la futilità della vita e ne coglie l'aspetto divertente, il gioco che c'è dentro tutto.
Non prende mai troppo seriamente i suoi compiti. È la risata che risuona nei boschi.
Forse per questo, alcuni lo chiamano il Diavolo.

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Re: 3:16 Massacro tra le stelle

Messaggioda Hashepsowe » mer 29 apr 2015, 12:02

Aspettiamo il tuo racconto allora.
Sembra molto interessante.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

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Re: 3:16 Massacro tra le stelle

Messaggioda slauni » gio 7 mag 2015, 20:31

Questo gioco non fa per chi si affeziona troppo al proprio personaggio.
Certamente è possibile svilupparlo e approfondirlo. E a dire il vero non è così facile morire, ma può succedere. Quando il personaggio muore, non c'è tempo per celebrare le sue gesta e non ha più senso portare a termine le sue missioni. La cosa migliore da fare è prepare una nuova scheda... e subito un nuovo soldato è pronto al rimpiazzo.

Dunque, i personaggi in gioco sono il Soldato Red Fuller, il Caporale Bill Carson, ed il Sergente Loredan Mordekas.
All'inizio di loro non sappiamo niente, tranne il grado, la descrizione fisica e la reputazione. Quest'ultima definita con un'unica parola.
Gli unici valori numerici che hanno servono solo a quantificare due categorie molto generiche. Le abilità di combattimento sotto cui ricade ogni azione di attacco e le abilità di non combattimento per ogni altra azione che si vuole compiere.
Per conoscerli meglio occorre giocarli...

Il soldato è il grado più basso, ed ha un sola responsabilità: "uccidere più esseri viventi che può".
La gerarchia militare gli impone di obbedire agli ordini dei suoi superiori (siano essi PG o PnG), e questo ci mostra subito che la dinamica dei rapporti tra i giocatori non avviene alla pari, ma in una sorta di competizione, fin dall'inizio. In qualsiasi gruppo che cominci ci sarà sempre un sergente, un caporale e il resto soldati.

Così comincia la nostra seconda missione, con un briefing prima dello sbarco sul Pianeta Tiziano: un grande asteroide ghiacciato, popolato da alieni alati. Il nostro obiettivo principale è quello di sterminare gli abitanti di questo pianeta, gli obiettivi secondari sono quelli di recuperare campioni e di salvare una pattuglia di esploratori umani dispersa sull'asteroide. Durante il gioco emergono alcune caratteristiche dei personaggi, e ualcosa del loro passato su Terra.

Il Soldato Fuller è uno che non si tira indietro quando c'è da sparare: il contatore sulla sua arma indica 75 uccisioni a fine battaglia. Ma per sopravvivere cerca di non esporsi troppo al rischio e ai lavori faticosi (scavare trincee, allestire il campo, trasportare rifornimenti, ecc).
Sul pianeta Tiziano infuria la battaglia in campo aperto. Le truppe, già provate per le rigide temperature (si tratta di un pianeta ghiacciato) sono state attaccate da una pattuglia di alieni alati. A subire le ferite più gravi è stato il Sergente Mordekas, che guidava i suoi uomini. È sanguinante, zoppica, e sembra che solo la sua Mandelbrite (una corazza iper-tecnologica che permette la sopravvivenza in ambienti ostili e difende dai colpi nemici) lo sotenga.
Il Soldato Fuller, invece di soccorrere il suo superiore ne approfitta per schernirlo ricordandogli occasioni in cui si era comportato in maniera vile, istigandolo a comportarsi ancora in maniera vile di fronte a tutta la sua truppa. Certamente un soldato è feccia, è un numero tra molti, ma nonstante questo riesce a mettere in difficoltà i suoi superiori. Ha la reputzione di "vendicativo": qualsiasi pretesto è buono per rifarsi di un torto subito.

Il Caporale Carson è "spietato". Non esita a sparare ad un suo soldato quando questi si comporta in modo scorretto. Non si fa scrupoli ad abbandonare chi non lo segue e chi resta ferito.
È una vera macchina da combattimento, infatti il suo contatore segna ben 140 uccisioni a fine scontro... e non tutti i morti erano alieni.
Appena gli si presenta l'occasione mette in luce le sue abilità di combattente sul campo ghiacciato per cercare di far carriera. Incita i soldati a combattere (PG e PnG) e dà l'esempio raggiungendo per primo l'obiettivo della missione secondaria: il salvataggio di una squadra dispersa. C'è una ragione precisa se si comporta così: salvare un ufficiale, un capitano, può comportare dei vantaggi.
Ma il Capitano Goodman (un PnG) sembra comportarsi in modo strano agli occhi del caporale. Parla degli alieni come di una specie intelligente da proteggere e da salvaguardare. Ne parla in termini di creature meravigliose che si comportano in modo ostile solo perché cercano di difendere la propria specie.
Il caporale ascolta il capitano, ma poco dopo comunica il contenuto della conversazione al proprio sergente e non esita a parlare di tradimento.

Il Sergente Mordekas sembra un uomo vecchio stile, un po' come un giovane lord inglese: i soldati lo conoscono come "l'educato". Il combattimento non è il suo forte, infatti il suo contatore segna poco più di 50 uccisioni. È la prova vivente che per far carriera non serve essere ben addestrati con le armi, ma occorre saper fare tutto il resto, compreso pilotare le navette da sbarco (cose serie) e toglire il chewingum dalla porta radio della filodiffussione della nave madre (cose molto meno serie).
Certo nel suo passato ci sono delle macchie, su un pianeta si è comportato in modo vigliacco fuggendo di fronte ad alieni felinidi dotati di artigli molto pericolosi... ma nonostante tutto è divenuto Sergente.
Dunque, anche Mordekas dubita delle parole del capitano, ma è la trappola psicologica tesa dallo "spietato" caporale a farlo agire: il sergente approfitta di un conflitto contro gli alieni alati, per sparare al capitano assassinandolo a sangue freddo. C'è il rischio della corte marziale per questo ed il caporale è pronto a denunciare il fatto agli ufficiali superiori attraverso un canale radio con la nave-madre...

Gli stessi ufficiali superiori danno l'ordine di annullare la missione di salvataggio ed il Caporale Carson, in tali circostanze, non si fa problemi a trucidare il resto della squadra del Capitano Goodman. Un altro flash back ed una nuova porzione di background viene creata in modo appropriato alla fiction. Ricordi lontani di un premio ricevuto durante l'addestramento e del successo ottenuto di fronte ai suoi commilitoni gli fanno vivere un attimo di esaltazione e con un'azione eroica sgomina da solo le ultime resistenze di vita aliena sul pianeta.

Missione compiuta e si riparte verso la nave-madre.
Medaglie per tutti: chi per le ferite subite, chi per le uccisioni inferte agli alieni, chi solo per essere sopravvissuto alla missione... e premiazione trasmessa in mondovisione su Terra, tuttavia ad orari in cui nessuno guarda la TV. Agli umani di Terra piace sapere che i suoi soldati vengono premiati, ma in fondo non gli interessa vedere le loro facce.

A fine sessione si aggiornano le schede, ed i giocatori decidono di integrare il tutto con un po' di narrazione.

Il Sergente Mordekas rischia di essere degradato a caporale. Le prove sono nelle registrazioni di tutte le conversazioni avvenute tra i militari sul pianeta ghiacciato, ma come sempre la tecnologia non funziona e i file sono stati danneggiati. Ciò che lo salva dall'infamia è la sua prontezza nel recupero delle valigette del Capitano Goodman, contenenti perziosi campioni.

Il Caporale Carson viene promosso sergente per aver sterminato tutti gli alieni del Pianeta Tiziano e per aver fatto fuori la squadra del Capitano Goodman. Esistevano infatti ordini superiori che prevedevano tale evento. Ed ora il Sergente Carson ha una nuova responsabilità: quella di seguire anche quel tipo di ordini.

Mentre il Soldato Fuller resta beato di essere l'ultimo nella gerarchia. Indolente ad ogni responsabilità, non teme di essere degradato poiché il suo è già il grado più basso. Ed ha una sola priorità, la più appagante: ucciderne più che può! Non importa se buoni o cattivi.
Comprende la futilità della vita e ne coglie l'aspetto divertente, il gioco che c'è dentro tutto.
Non prende mai troppo seriamente i suoi compiti. È la risata che risuona nei boschi.
Forse per questo, alcuni lo chiamano il Diavolo.

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