RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » mar 9 lug 2013, 18:23

Venerdì 8 Giugno 2012

Glastonbury: un nome magico che evoca le antiche leggende del ciclo arturiano, la sacra collina del Tor, il pozzo del Chalice Well, il fatato regno di Avalon.
Indimenticabile il breve soggiorno dello scorso anno, in occasione del raduno estivo dell’OBOD (Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi).
Sapevo che quest’anno sarebbe stato tutto molto diverso rispetto alla mia “prima volta” e che potevo persino sentirmi delusa, se le cose non fossero andate secondo le mie aspettative. Eppure, una voce misteriosa e potente cantava nella mia testa e nel mio cuore: attraverso le nebbie del tempo, Avalon mi attirava a se, ipnotica e suadente come una sirena, e semplicemente non potevo ignorare il suo richiamo.
Tre mesi fa ho deciso che sarei tornata a salire la collina del Tor, che avrei ascoltato ancora le voci sacre e dissacranti al tempo stesso dei druidi, che celebravano lo splendore del sole sotto alla pioggia. Certo la congiuntura economica rende quasi proibitivo il cambio in sterline, i prezzi dei voli sono elevati anche quando si scelgono compagnie “low cost” e, per prendere a nolo un auto, ci vuole addirittura un capitale!
Ciononostante ho cominciato ad organizzare il mio viaggio nei minimi particolari, senza dar troppo peso alla fastidiosa vocina che continuava a ripetermi “Non puoi farcela: non hai soldi e rischi di finire sul lastrico prima di arrivare a metà del mese”. Era difficile ignorarla, anche perché ultimamente non nuoto certo nell’oro e, pur tagliando un pernottamento ed un giorno per spendere meno, la cifra totale superava i 400 euro. Tuttavia, dopo aver calcolato al centesimo ogni voce e fatto bene i miei conti, ho stabilito che – per quanto il margine fosse assai risicato - ce la potevo fare. Così, messa a tacere la vocina, ho comprato il biglietto aereo, prenotato l’alloggio, un’auto a nolo per il trasferimento da Bristol a Glastonbury, un po’ di sterline per le piccole spese e sono partita.
Avevo bisogno di confrontarmi con la mia capacità di cavarmela da sola e così ho fatto tutto per conto mio, senza appoggiarmi più di tanto al gruppo italiano di Hagal e Isabel, che assai rispetto, ma la cui organizzazione interna non sempre risulta congeniale alle mie esigenze. E finalmente il gran giorno arriva e, dopo il trasferimento in auto fino a Pisa, mi presento all’aeroporto, con la mia valigia, la mia borsa e il mio biglietto in mano.
La prima difficoltà è la barriera della security, dove spero non mi sequestrino creme, saponi e dentifrici come fecero lo scorso anno. Fortunatamente, la precauzione di portarmi solo campioncini e confezioni mignon, debitamente inserite in una busta di plastica trasparente, si rivela carta vincente e supero l’ostacolo senza troppe difficoltà. In compenso, il mio volo parte con un’ora di ritardo, a causa di un improvviso sciopero del personale di controllo. Ma non tutto il male viene per nuocere: il ritardo del volo e la gente infuriata giocano a mio favore e mi aiutano a superare indenne anche il secondo ostacolo. Secondo l’ottusa applicazione italiana delle regole della compagnia aerea, la borsa contenente i miei effetti personali, che porto a tracolla, in aggiunta al trolley che mi trascino dietro, supererebbe il limite consentito di “un solo bagaglio a mano per ciascun passeggero”. Trovo assolutamente ridicola questa interpretazione restrittiva di tale regola, che oltretutto viene intesa così soltanto nel nostro paese, e sono fermamente decisa a non farmi imporre ulteriori balzelli: stringo la borsa sotto al braccio, mentre con la mano trascino il trolley e con l’altra mano libera porgo documento e carta d’imbarco all’operatrice del banco. La ragazza esamina scrupolosamente i documenti e mi esorta a proseguire, accorgendosi della borsa soltanto dopo che ho superato la linea di sbarramento. Ovviamente tenta di trattenermi, ma io proseguo senza badare alle sue proteste, consapevole del fatto che – dato il ritardo accumulato dal volo – nessuno si prenderà la briga di bloccare le operazioni di imbarco per la semplice borsa di una passeggera scorretta. Certo non ho fatto una gran bella figura, ma in fondo non ho danneggiato nessuno.
Ma le scorrettezze si pagano e meglio sarebbe rimanere impeccabili e non sgarrare mai neppure di poco, soprattutto quando si conoscono le imparziali leggi del magnetismo cosmico: tutto ciò che pensi, lo crei e tutto ciò che fai ti ritorna, nel bene e nel male!
Detto fatto: una volta raggiunto l’aeroporto di Bristol, mi ritrovo a saldare il conto della mia furbata con gli interessi!
Prima di partire avevo infatti prenotato un’auto a nolo, con il chiaro intento di essere autonoma e indipendente nei vari percorsi di avvicinamento. Come già precedentemente rilevato, i prezzi erano davvero esorbitanti, ma tanto avevo cercato tra le reti internet che alla fine avevo trovato tariffe assolutamente competitive presso il sito “RENTALCARS.COM”: ebbene, il trucco c’era, anche se naturalmente era ben nascosto tra le pieghe delle clausolette scritte piccolissime.
Ma andiamo con ordine: al banco AVIS mi accoglie un gentilissimo operatore che, dopo aver verificato la mia ricevuta di pagamento interamente versato, la mia patente e l’auto a me più gradita tra quelle disponibili, mi ha chiesto di procedere al versamento della cauzione prevista a copertura di eventuali danni, tramite carta di credito. Purtroppo, a questo punto, ho dovuto rispondergli che non possiedo una carta di credito e che avevo effettuato il pagamento della tariffa tramite VISA Electron ricaricabile.
Il gentile impiegato ha fatto una faccia triste, ma si è visto costretto a scaricarmi immediatamente: sorry ,no credit card no car!
Bang! Colpita e affondata!
Il conto della mia precedente scorrettezza non si è davvero fatto attendere, ma qui siamo in pieno teatro dell’assurdo e improvvisamente mi pare di essere piombata dal sogno all’incubo: sola, in un aeroporto straniero, con poche sterline in tasca e con un b&b prenotato a diverse miglia di distanza!
E i soldi del noleggio già spesi? Perduti tra le clausole scritte in piccolo: scorrettezza per scorrettezza, inclusa l’accettazione del pagamento effettuato online tramite Electron ricaricabile!
Comunque non mi sono persa d’animo e la mia buona conoscenza dell’inglese mi ha permesso di trovare un rimpiazzo, rivolgendomi al banco di un’altra compagnia di auto a nolo, che – a differenza dell’AVIS – accetta il pagamento cash della cauzione di deposito!
Consiglio comunque di evitare accuratamente il noleggio di auto nel Regno Unito, a chiunque non possegga un buon deposito bancario!
In quel momento però, pensavo che l’auto fosse l’unica soluzione possibile, per muovermi dall’aeroporto, e dunque sono tornata al terminal, ho cercato uno sportello bancomat ed ho ritirato le 300 sterline richieste, di cui ben 220 erano di cauzione: certo, al termine del viaggio, in assenza di danni, mi sarebbero state restituite, e tuttavia, avendo anche subito un tasso di cambio ESORBITANTE (davano la sterlina a euro 1.50 in quei giorni!), il mio residuo conto era ridotto a poche decine di euro. In tasca avevo solo le 120 sterline cambiate prima di partire e con quelle dovevo mangiare due giorni e pagare il saldo dell’albergo!
Ma anche in quel momento potevo scegliere: farmi condizionare dalla preoccupazione, oppure confidare in un positivo epilogo della storia. Ebbene, per quanto possa sembrare assurdo, ho deciso di affrontare un problema per volta e la mia prima priorità era raggiungere Glastonbury.
Così ho pagato, ringraziato il gentile operatore di Eurocar e ritirato la mia auto che, per lo meno, aveva il serbatoio pieno. Ma il cimento successivo non era certo da meno: guidare fino a Glastonbury, con i comandi a sinistra e senza conoscere le strade!
Beh, inutile dire che governare il cambio con la mano sinistra è tutt’altro che automatico, per chi non ne ha l’abitudine. Ho grattato un po’ di volte, ma alla fine sono riuscita a muovermi, ad uscire dall’aeroporto e ad immettermi in una statale. Ora restava “solo” da capire in quale direzione si trovasse Glastonbury!
Naturalmente non vi era alcuna indicazione stradale in cui la mia meta fosse citata.
Tra le mie reminiscenze geografiche, trovai le cittadine di Wells e Bath che per fortuna erano indicate. Presa da atroci dubbi, però, mi sono fermata a domandare informazioni alla prima stazione di servizio: un gentilissimo commesso dell’autogrill mi ha mostrato il percorso sulla cartina stradale e, senza neppure acquistarla, ho ben compreso di non essermi ingannata: Glastonbury si trovava davvero vicino a Bath e Wells e dunque non mi restava che proseguire in quella direzione!
Evviva!
Immagine
Con la guida a sinistra me la cavo meglio di quanto non pensassi e, dopo meno di un’ora, eccomi giunta a destinazione.
Trovare il mio alloggio è uno scherzo da ragazzi e prendere possesso della mia camera è un vero piacere.
I proprietari sono simpatici e cortesi e c’è persino un dolcissimo micio che si aggira tra le scale e il corridoio. La stanza è arredata in modo spartano, ma il bagno è ampio e c’è tutto quel che serve, compreso l’immancabile bollitore per il the, com’è d’uso nel Regno Unito.
Il pub sotto è animato da parecchi avventori, tra cui riconosco molti membri dell’ordine: evidentemente ho proprio scelto il posto giusto. Dopo aver scambiato un paio di sms con Isabel, per comunicarle il mio arrivo, decido di fermarmi a cena qui, nel pub dell’Hawthorns: i prezzi sono contenuti e il cibo pare buono; in ogni caso è tardi e non credo che ci siano altri posti disposti a farmi cenare a quest’ora.
Bene: comunque sono arrivata e domani comincia il raduno!
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Saggio
Avatar utente
Messaggi: 304
Iscritto il: gio 29 mag 2008, 18:47
Località: Moortower presso Karen's Wood

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Elyse » ven 12 lug 2013, 11:30

Lette le tue (dis)avventure aeroportuali! Molto interessante, fra un po' toccherà a me trovarmi più o meno nella tua stessa situazione argh, spero di cavarmela! Bravissima con la guida a destra.... io nemmeno in quella a sinistra sto facendo progressi *_*

Sempre emozionante leggerti! ;-)
*Elyse*
Amazzone Fata

Immagine

"Il vostro animo è riflesso nel mio Specchio"

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » ven 12 lug 2013, 15:38

Sabato 9 Giugno 2012 – Prima Riunione alla Town Hall

Immagine
La colazione all’inglese è un piacevole diversivo rispetto alla sola “colazione dolce” cui siamo abituati in Italia. Mi siedo in posizione appartata e affronto l’uovo fritto e gli champignon trifolati. Non rimango sola a lungo: dopo alcuni minuti, una ragazza chiede se può sedersi al mio tavolo. Ha un’espressione simpatica e volentieri accolgo la sua compagnia. Conversiamo amabilmente, come se fosse la cosa più normale del mondo e poco dopo sappiamo già molte cose l’una dell’altra, compreso il fatto che ambedue adoriamo i gatti. Lei si chiama Claudia, è una giramondo tedesca e attualmente vive e lavora a Londra. Anche lei è qui per partecipare al raduno dell’OBOD.
Chiacchieriamo per un po’ dei principi che ci hanno attirate in questa organizzazione, poi ci salutiamo con un bell’arrivederci e ci apprestiamo, ognuna per proprio conto, a raggiungere la Town Hall per l’apertura del Gathering.
Il B&B Hawthorn’s è in posizione centrale, a pochi isolati di distanza rispetto alla sede ufficiale del raduno: ho davvero scelto un’ottima sistemazione!
Davanti alla Town Hall incontro i tipi del gruppo italiano: volti noti e meno noti, alcuni visti una o due volte, altri assolutamente sconosciuti. Tra loro non scorgo le persone che avrei ritrovato più volentieri, ma avevo già messo in preventivo una diversa esperienza e non me ne sorprendo più di tanto: in ogni caso, quest’anno sono completamente autonoma e posso scegliere di volta in volta i miei compagni di viaggio, approfittando della mia indipendenza linguistica per aprirmi a nuovi incontri.
Abbraccio Isabel, Hagal e alcuni altri che ho già incontrato, mi presento a chi non ho mai visto e, insieme a loro, entro nella Town Hall.
Immagine
Osservo con gioia i gonfaloni dei vari gruppi appesi alle pareti, le sedie disposte in cerchio ed i simboli posti al centro della stanza. Sono lieta di ritrovare il sorriso di Philip Carr-Gomm, Capo dell’Ordine, che, nonostante l’alta carica che ricopre, saluta tutti con una semplicità disarmante. Il suo messaggio di benvenuto è caloroso e privo di formalismi e per ciascuno di noi, qui convenuti dai quattro angoli del globo, chiede ed ottiene il tributo di un applauso.
L’introduzione è breve e subito si entra nel vivo del raduno, con la condivisione del Cerchio, la formula rituale recitata tutti insieme, il canto dell’AWEN che rieccheggia nella sala come un’unica voce, fatta di molteplici toni ed accenti diversi.
Una volta conclusa la cerimonia di accoglienza, si parte con il lavoro di preparazione del rituale del pomeriggio al Tor. Ci dividiamo, a seconda del grado, perché ciascuno dei tre gruppi che compongono l’Ordine (Bardi, Ovati e Druidi) deve preparare un “dono”, cioè una creazione “a tema” per animare la cerimonia del Tor.
Il gruppo dei Bardi, di cui ho l’Onore di far parte, è il più numeroso e rimane a lavorare nella sala in cui ci troviamo, mentre Ovati e Druidi si spostano altrove.
Durante la breve pausa, che accompagna il trasferimento dei gruppi da una stanza all’altra, scorgo una scenetta, che suscita in me un misto di tenerezza e distacco: una giovinetta italiana, disperata e in lacrime, cerca il conforto del suo ragazzo, perché finora non è riuscita a capire una sola parola di ciò che è stato detto!
Non posso fare a meno di pensare, una volta di più, con gratitudine, a mia madre, che ha fortemente voluto farmi studiare lingue: la mia comprensione dell’inglese mi apre molte porte e mi sento davvero fortunata per il livello profondo di intesa che questa conoscenza mi garantisce.
Mi sembra eccessivo piangere per questo, eppure capisco che l’assoluta incapacità di penetrare nel mistero delle altrui parole possa essere un piccolo trauma per chi, magari dopo tanto studio, credeva di avere ben altro riscontro dei propri mezzi linguistici.
Mi piacerebbe spiegare a quella ragazza che sta comunque vivendo una preziosa opportunità di migliorare la propria conoscenza, attraverso l’ascolto della lingua parlata. A furia di ascoltare, i nodi dell’incomunicabilità pian piano si sciolgono e, a lungo andare, il suono penetra nelle orecchie e diviene familiare, fino a portare ad una vera comprensione della lingua.
Mi trattengo però, perché non voglio urtare la sua giovanile suscettibilità con la mia brusca franchezza: per lei sono una sconosciuta, in fondo, e ciascuno di noi deve percorrere la sua strada da solo, imparando a prendere coscienza dei propri mezzi e delle opportunità di crescita che la vita ci offre.
Il mio percorso attuale mi porta a mettermi alla prova e pertanto è su questo che mi devo concentrare, evitando di formulare giudizi su come gli altri affrontano i loro cimenti.
Quando comincia la riunione, la mia attenzione torna a focalizzarsi sul lavoro comune: noi bardi dobbiamo preparare un grande canto che celebri i cinque sensi e, siccome siamo veramente troppi per poter lavorare tutti insieme, la druidessa Mordron, che ci guida, propone di formare cinque squadre, ciascuna delle quali darà voce ad uno dei sensi: tatto udito, gusto, vista e olfatto. Una volta stabilito il percorso, torneremo tutti nel grande cerchio e ogni squadra insegnerà alle altre il suo pezzo: l’insieme che otterremo rappresenterà il “dono dei bardi” uniti.
Mi ritrovo in una squadra di cui sono la sola italiana: dobbiamo creare la “strofa” dedicata alla vista.
Non è facile rappresentare ciò che si vede con il suono!
Siamo una fauna eterogenea e cosmopolita: tedeschi, olandesi, inglesi, un'americana, io italiana e persino una neozelandese. Lavoriamo insieme con entusiasmo, aprendoci all'ascolto gli uni degli altri; ciascuno aggiunge un pezzettino delle sue idee al calderone della creazione comune, fintanto che il canto non diviene struttura armonica, sintesi delle lingue e delle voci che compongono il gruppo.
Il risultato è costituito da tre frasi melodiche, accompagnate da gesti simbolici:
- la prima per cantare il luogo in cui ci troviamo: AA-VAA-LOON – la magica terra di Avalon;
- la seconda per scandire ritmicamente la differenza tra il visibile e l'invisibile: Seen and unseen;
- la terza per onorare la terra, come madre, nella madre lingua madre di ciascuno di noi: TEER-RAA

Una volta terminato il lavoro di squadra, torniamo a riunirci in un unico grande cerchio, mescolandoci gli uni con gli altri, in modo da poter insegnare ed apprendere le rispettive parti del canto.
Ora viene il bello!
Incredibilmente la cosa funziona e in breve siamo tutti più o meno capaci di inserirci nell'intera sequenza: il tatto, l'udito, il gusto, la vista e l'olfatto. L'atto creativo corale risulta sorprendentemente armonico ed è bello assimilare il nostro canto alla Musica degli Ainur, che con le loro voci – ne “Il Silmarillon” di Tolkien - generano la primordiale visione del Mondo.
A questo punto, l'assemblea dei bardi si scioglie: l’appuntamento è per le cinque p.m., ai piedi del Tor.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » lun 22 lug 2013, 17:12

Sabato 9 Giugno – Un Incontro Speciale

A pranzo mi unisco ad Hagal, Isabel e altre tre persone del gruppo italiano.
Percepisco un vago malumore, in parte correlato al pianto della giovincella che non capisce l'inglese. Secondo me, danno troppa importanza alla cosa, ma tengo per me questo pensiero: è meglio non immischiarmi in faccende che non mi riguardano. All’interno del loro gruppo, sono soltanto un’ospite bene accetta, in qualità di allieva di Tairin (il primo druido italiano accreditato dall'OBOD), ma non ho il diritto di giudicare quel che accade in casa d’altri. Però sono lieta di aver scelto di alloggiare per conto mio: mi costa un po’ di più, ma mi risparmio un bel po' di situazioni imbarazzanti.
Fortunatamente non si dilungano troppo sull’argomento e il pranzo scorre tranquillo, dandomi modo di apprezzare il buon senso di Ottavio, che già avevo incontrato in un’altra occasione e soprattutto la simpatia di Chiara, da ieri sua moglie, impalmata con rito druidico celebrato da Hagal: un vero peccato non essere arrivata in tempo per assistere a questo evento!

Dopo pranzo, faccio un salto al mio alloggio, accarezzo il gatto di casa e poi mi incammino, a piedi, in direzione del Tor.
E' ancora presto e preferisco lasciare l'auto nel parcheggio del B&B, per provare a risalire non dalla consueta via, ma dalla cima della collina dove alloggiavo lo scorso anno.
Immagine
Decido di prendermela comoda però e mi soffermo davanti alle vetrine degli innumerevoli negozi esoterici che si affacciano sulla via principale. L'architettura delle case è straordinariamente "old english", con tetti spioventi di coppi neri o tegoli rossi.
Dietro ad arcate, che sormontano viuzze prive di sbocco, si aprono a sorpresa diverse minuscole piazze. Curiosa, mi immetto in una di esse e vi scopro il Tempio della Dea, un luogo sacro aperto a tutti, indipendentemente dalla fede professata. Decido di entrare e, come da raccomandazione, mi tolgo le scarpe all'ingresso.
L'interno è un'ampia stanza dal pavimento ricoperto di stuoie, tappeti e cuscini. Addossati alle pareti, ci sono diversi altari, con differenti iconografie dedicate al femminile: riconosco divinità dalle fattezze orientali, dipinti astratti, simboli sacri ed archetipi esoterici.
La penombra favorisce il rilassamento e mi siedo su un cuscino in prossimità dell'area principale.
Aspiro intensamente il profumo dell'incenso speziato e fragrante che aleggia nell'aria.
Il mio sguardo viene poi attratto da una cesta, che contiene alcuni mazzi di carte-oracolo: sembra che siano a disposizione di chiunque voglia utilizzarle come spunto per le proprie meditazioni. Vorrei prenderne una, ma molti altri hanno la stessa idea e, se aspetto il mio turno, rischio di arrivare in ritardo al Tor: la strada è ancora lunga e oltretutto voglio esplorare una via diversa da quella abituale.
Mi appresto quindi ad uscire, ma prima di lasciare il Tempio voglio onorare lo spazio sacro formato da un cerchio di fantocci, sagomati in guisa di streghe che si tengono per mano. Entro dunque all'interno della Congrega e mi siedo a ridosso di uno dei manichini, senza far troppo caso al colore. Sono sola in questo spazio e al centro scorgo un altro mazzo di carte dentro alla sua cesta. Lo prendo ed osservo con curiosità le lame, ciascuna delle quali rappresenta una delle cinque sagome-streghe che formano lo spazio in cui mi trovo.
Chiudo gli occhi e pesco una carta: la "Dea Dorata" mi parla dell'estate e del grano che biondeggia nei campi. Il presente che la carta mi rivela è un compito importante, di cui peraltro sono consapevole già da qualche tempo: devo portare abbondanza di doni nel mondo, attraverso la creatività e l’amore per la vita.
Socchiudo gli occhi e rifletto per alcuni istanti su questa conferma. Poi, quando mi alzo per uscire dal Cerchio, mi accorgo che ero “casualmente” seduta proprio davanti alla sagoma che rappresenta la "Dea Dorata". Ridacchio divertita, volgendo il pensiero ad una certa amica cara, che mi precede oltre il velo che divide i mondi: mi pare quasi di sentire la sua risata argentina che riecheggia da qualche parte nella mia testa!
Ma il tempo ora stringe e devo affrettarmi verso il Tor.
Esco dunque dal tempio, riprendo le mie scarpe e raggiungo a passo lesto l'erta via che conduce al Pippin, la locanda in cui alloggiavo lo scorso anno. Non ho mai esplorato quella strada fino in fondo, ma ho sempre avuto la sensazione che si tratti di una via di raccordo che si collega alla collina del Tor.
Per questo ho deciso di esplorarla, oggi che non sono di fretta.
Continuo a camminare di buona lena, ma, a un certo punto, realizzo che la strada è priva di sbocco; teoricamente dovrei tornare giù al Centro, per poi risalire da un’altra parte. Eppure, sono certa che vi sia un’altra strada e così decido di chiedere indicazioni a una gentile signora, intenta a curare i fiori del suo giardino. La donna afferma che la via che cerco esiste, ma è molto più lunga dell’altra.
Decido comunque di percorrerla e, seguendo le indicazioni, mi immetto in una stretta stradina, fiancheggiata da una fitta vegetazione.
La mia perseveranza è premiata da un incontro speciale, in cui ho la ventura di imbattermi più o meno a metà strada. Mentre mi godo un attimo di sosta, nell'ombrosa frescura di uno spiazzo, alzo gli occhi per osservare meglio le fronde che mi riparano dal sole e così facendo la vedo, nella possanza del suo tronco contorto, nel labirinto delle sue radici millenarie: la leggendaria quercia Magog, che sorveglia l’accesso di Avalon, insieme alla sorella Gog.
Le cronache parlano di un intero viale di alberi millenari, che fiancheggiavano il percorso cerimoniale del Tor, ma agli inizi del novecento, un contadino ignorante e indifferente le ha fatte abbattere. Soltanto Gog e Magog sono rimaste al loro posto e – a quanto se ne dice – Gog è deceduta durante il secolo scorso e dunque questa che vedo, davanti ai miei occhi stupiti, non può che essere Magog.
Rimango in estatica contemplazione di questo Essere Antico e improvvisamente “so” che non è la prima volta che l’incontro.
Immagine
Un brivido mi corre lungo la spina dorsale nel rammentare l’arboreo Guardiano che visualizzavo nella dimensione onirica delle meditazioni condotte – guarda caso – proprio da Philip Carr-Gomm, il Capo dell’OBOD.
Il mese scorso ho partecipato ad un seminario sui tarocchi e ricordo bene l’essere che mi accoglieva al limitare della Foresta: lo descrissi come un Ent allo stesso Philip ed ora lo ritrovo qui, di fronte a me, sul sentiero che conduce al Tor.
E’ incredibile come “sbagliando strada” si possano ritrovare frammenti di memoria importanti, che aiutano a collegare insieme i vari pezzi della propria esistenza!
E' proprio vero che, per ritrovarsi, bisogna smarrirsi, perdersi e perdere il senso di cio' che è logico e sensato.
L’albero mi comunica una sensazione femminile, ma non sono certa di questo: per giungere ad una più profonda conoscenza della sua natura, dovrei perdermi nel suo abbraccio – e vorrei tanto poterlo fare - ma il tempo è tiranno e devo affrettarmi a raggiungere la cima del Tor, se non voglio arrivare in ritardo per la cerimonia. Ho dato la mia parola e devo essere lassù alle cinque p.m.
Ci sarà un altro incontro, in un altro tempo o in un altro spazio, ma per adesso devo accontentarmi di contemplare i rami contorti, che si protendono ad accogliere innumerevoli vite di uccelli e piccoli roditori; il corpo ampio e grinzoso abbraccia con le radici la scarpata del viale.
Scatto alcune foto e mentalmente prometto di tornare, prima di riprendere il cammino.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 138
Iscritto il: gio 15 mar 2012, 0:32
Località: Tir-Nan-Og

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda slauni » dom 28 lug 2013, 15:21

Quello che mi colpisce del tuo resoconto è che non si tratta solo di un resoconto.
Ci sono persone reali, incontri quasi casuali, segni e sogni...
Una profonda sensazione di corrispondenza magica.

Una magia che il mio mondo ha perduto da quando si è allontanato dalla Terra.
Comprende la futilità della vita e ne coglie l'aspetto divertente, il gioco che c'è dentro tutto.
Non prende mai troppo seriamente i suoi compiti. È la risata che risuona nei boschi.
Forse per questo, alcuni lo chiamano il Diavolo.

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » mer 7 ago 2013, 16:29

Sabato 9 Giugno – Nel cuore del Gathering: il Rito al Tor e l’Eisteddfod

La morbida collina del Tor compare infine nel mio campo visivo: una verde mammella pronta a nutrire molte creature, incoronata da uno svettante capezzolo turrito.
Se salgo da questa parte, riesco ad essere puntuale, così mando un sms a Isabel, per avvertire gli altri di non aspettarmi.
Passo dopo passo, mi inerpico sul sentiero che conduce alla cima. La torre si staglia, scura e silenziosa, contro un cielo sorprendentemente turchino: la temperatura è mite, nonostante il vento impetuoso che spazza i fianchi del colle. Per essere una giornata inglese, è davvero splendida!
Immagine
Varco il portale, creato dai druidi con i bastoni incrociati a mezz'aria, e sorrido gioiosa nel farlo, anche se ciò che provo è ben lungi dalla suggestione incantata dello scorso anno, quando il suono della cornamusa scandiva il mio passo, portandomi letteralmente indietro nel tempo.
Quest'anno suonano invece un tamburo e la sua voce grave e solenne è forse più consona al peso della Storia che stiamo vivendo.
La cerimonia al Tor è sempre una kermesse di grande richiamo per i turisti, che si assembrano volentieri nel cerchio, chi con la macchina fotografica in mano, chi con un sorriso incerto sul volto, tutti comunque curiosi di assistere a qualcosa che è fuori dall'ordinario.
L'attitudine di sacra dissacrazione, tipica del druidismo dell'OBOD, sembra fatta apposta per rispondere alle aspettative della gente: le intenzioni sono sincere e vibranti di sentimento, ma la forma è puro teatro, con il dono di canto dei bardi, il dono di rappresentazione degli ovati ed il dono dei druidi, dedicato all'aria, all'ispirazione, al respiro ed all'AWEN. Lo cantiamo insieme, coro polifonico e al tempo stesso distonico, in cui ogni vibrazione si unisce all'altra liberamente, senza bisogno di un maestro che scandisca per tutti un unico schema musicale.
Quando l'ultima nota si spegne, il cerchio è sciolto ed è tempo di tornare a valle.
Immagine

Questa volta percorro la solita strada, insieme agli altri italiani. Giunta ai piedi del colle, prendo accordi per la festa di stasera e mi separo da loro.
Prima di tornare al mio alloggio, voglio visitare la vicina Fonte Bianca, un luogo mistico di straordinaria suggestione, dove l’acqua ricca di calcare della sacra sorgente si raccoglie nelle vasche di un’ampia cisterna vittoriana, oggi adibita a tempio dell’acqua.
Entro e ritrovo la meraviglia delle candele che riflettono la loro fiamma sull'increspata superficie della polla e il morbido fluire della corrente.
Ci sono però troppe persone, oggi, e alcuni non rispettano la sacralità del luogo: qualcuno addirittura scatta fotografie con il flash, altri lasciano schiamazzare liberamente i bambini.
Entro nella nicchia dedicata alla Dea e ritrovo la mutevolezza dei suoi tratti nel dipinto che la rappresenta e l'espressione cangiante, che tanto mi colpì lo scorso anno, ma non riesco a raccogliermi in silenziosa meditazione, a causa delle bizze di una bimbetta che corre avanti e indietro senza alcun ritegno. Due sono i casi: la butto nella vasca, oppure me ne vado. Ovviamente non posso far altro che scegliere la seconda opzione e mi ritiro in buon ordine, ringraziando comunque la Dea per il fugace istante che mi ha regalato.
La strada che porta al centro di Glastonbury è tutta in discesa, ma non è certo breve e, quando raggiungo il mio alloggio, mi rendo conto di essere stanchissima: le forti emozioni, vissute nel breve volgere di poche ore, hanno prodotto un dispendio energetico ben superiore a quello percepito “sul momento”.
Stasera c’è la festa e voglio godermela, ma domani c’è il Rituale dell’Alba e le corriere per Avebury partono alle quattro del mattino.
Guardo l’orologio: mancano ancora tre ore all’inizio del banchetto e posso azzardarmi a dormire un poco, visto che la Town Hall è praticamente qui di fronte.
Mi sveglia il suono di un sms in arrivo.
Mi stiracchio pigramente e realizzo di essermi addormentata senza prima impostare la sveglia. Caspita: sono già le sette e mezza!
Il messaggio, infatti, è di Isabel: mi comunica che sono già tutti seduti a tavola.
Mi alzo in fretta e in men che non si dica mi rivesto, rinunciando alla mise da gran sera che avevo progettato prima di partire. Mentre mi pettino con una mano, con l’altra digito la mia risposta: tenetemi un posto al vostro tavolo, arrivo tra cinque minuti. Ma Isabel replica che sono al completo: posso però sedermi in un tavolo accanto.
Accolgo la cosa di buon grado: tutto sommato, il destino continua a favorire la mia voglia di aprirmi alle energie di altri popoli e dunque questo contrattempo non viene certo per nuocere.
Arrivo alla Town Hall quando le luci stanno per spegnersi per l’inizio della Eisteddfod, la festa bardica. Hanno terminato di cenare quasi tutti, ma il buffet è ancora ben fornito e posso riempire il mio piatto con tante cose buone. Cibo vegetariano, molto speziato: il mio preferito!
In sala individuo subito il gruppo italiano. Mi scuso con Isabel e Hagal per il ritardo e mi siedo nel tavolo accanto, cercando di non disturbare gli altri commensali, visto che i primi artisti stanno già salendo sul palco.
Lo spettacolo è divertente e vario: c’è chi canta, accompagnandosi con strumenti, chi declama versi e chi si esibisce in esilaranti monologhi stile “sit comedy”.
Ascolto con grande piacere le varie ballate e apprezzo in particolar modo quelle di Dhamm the Bard, che gode tra l’altro di una certa notorietà nel panorama della musica tradizionale britannica. Molti improvvisano “scambi artistici” interessanti e si uniscono a suonare insieme, per arricchire le reciproche esibizioni, o per reinventare sul momento i brani classici con arrangiamenti originali. I risultati di questi scambi sono preziosi, unici e irripetibili.
Immagine
Dopo i musicisti, è la volta dei poeti, che declamano versi con enfasi e trasporto. E non mancano le performance divertenti, come quella di una tipa, la cui vena ironica ricorda vagamente la nostra Littizzetto, che si lancia in un esilarante monologo sul tema “avere o non avere un bambino: questo è il problema”.
Una volta di più, mi rallegro per il buon livello di comprensione dell’inglese che mi permette di apprezzare tanto i versi che le battute.
Nel tavolo accanto, i miei connazionali continuano invece a chiacchierare, a dispetto di coloro che magari vorrebbero seguire lo spettacolo.
Il ritardo, che mi ha impedito di trovar posto con loro, mi appare ora un bel vantaggio!
La prima parte della serata si conclude con un gruppo di musicisti molto bravi (tra cui riconosco di nuovo Dhamm the Bard), che trascinano il pubblico a cantare con loro il ritornello di una ballata composta in onore del Bardo dei Bardi, Taliesin, la cui storia è uno dei cardini del percorso di studio bardico.
Poi le luci si riaccendono e gli organizzatori spostano un po’ di tavoli, per lasciar spazio a chi si scatenerà nelle danze, durante la seconda parte della festa.
So che varrebbe la pena di fermarsi ancora un poco, ma personalmente non amo il ballo ed il pensiero della levataccia di domani mi induce a salutare e ritirarmi a dormire.
La festa si protrae fino a tardissima ora: il calpestio del rientro dei miei vicini di stanza mi raggiunge poco prima del suono della sveglia.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » mar 10 set 2013, 15:35

Domenica 10 Giugno - Avebury

Stavolta la sveglia suona regolarmente alle 3 e un quarto: mezz’ora per andare in bagno e lavarmi, dieci minuti per vestirmi e cinque minuti per raggiungere il parking delle corriere puntuale per la partenza.
Mi sistemo accanto al finestrino, nella parte posteriore del bus: al mio fianco non siede nessuno e così ne approfitto per allungarmi e tornare ad immergermi nel mondo dei sogni. Ne riemergo in tempo per ammirare le prime pennellate dell’aurora, che lentamente allarga le sue ali rosate a riaccendere il cielo.
Un tipo, seduto un paio di posti più avanti, comincia a cantare e ad alta voce esorta tutti a guardar fuori, per godere della vista dei primi raggi del sole nascente. Stiamo per celebrare l’ormai prossimo solstizio d’estate, momento in cui la luce, dopo aver raggiunto l’apice del suo fulgore, comincerà lentamente a digradare lasciando spazio all’espandersi dell’oscurità.
Poco più tardi scoprio che il cantore è uno dei celebranti: la sua bella voce profonda ha su di me l’effetto di una corroborante sferzata di energia e, da quel momento fino all’arrivo, osservo lo scorrere della verde campagna del Somerset dai vetri del finestrino.
Ad Avebury ritrovo Isabel e gli altri, che sono arrivati in auto per conto loro. Io ho preferito non muovere il mio mezzo dal parcheggio, per evitare di consumare benzina: il mio attuale stato finanziario mi induce a non sprecare risorse.
E' la prima volta che vedo questo straordinario insediamento megalitico e mi piacerebbe concedermi il piacere di esplorarlo in lungo e in largo, dopo la cerimonia, ma non ce ne sarà il tempo e dunque fin d'ora prometto serenamente a me stessa di tornare una prossima volta. Mantengo sempre le mie promesse e dunque il mio proposito ha il valore di una cambiale da riscuotere: prima o poi, il conto in sospeso sarà comunque saldato!
Immagine
La cerimonia mi permette comunque di entrare nel cuore del sito ed è molto suggestivo poter salutare il sole che sorge presso i menhir dell’Est, per poi percorrere il viale cerimoniale, accompagnati dai belati degli agnelli che caracollano accanto alle madri, osservandoci con un misto di curiosità e diffidenza. Mi lascio pervadere dal senso di pace e serenità che permea questo luogo di un potere forte e amorevole al tempo stesso.
Molti parlano di Avebury come di un sito dove le energie sono assai più forti rispetto a quelle di Stonehenge, ma il mio sentire al riguardo non concorda con questa affermazione: semplicemente si tratta di energie diverse, che parlano a diverse parti del mio essere. Avebury parla al femminile, alla madre, alla Terra; Stonehenge parla al maschile, alla forza, al Cielo.
Le pietre di Avebury sono Custodi che presiedono al ciclo della vita, mentre quelle di Stonehenge sono Guardiani che sorvegliano e difendono. Certo Stonehenge è imponente, mozzafiato, possente e visibile anche da molto lontano, laddove Avebury è discreta, suadente e quasi mimetizzata nel paesaggio circostante. Diversi gli scopi dei due insediamenti, diverse le parole che i corvi hanno ascoltato nel corso delle ere, diverso il canto dell’aria tra le pietre.
Stonehenge era osservatorio astronomico, luogo di incontro dedicato alla Conoscenza, forse pista di atterraggio per gli Dei venuti dalle stelle; Avebury era invece un luogo in cui la gente si radunava, per celebrare i riti sacri e profani che scandivano la Ruota dell’Anno e gli eventi pubblici e privati della vita quotidiana.
Avebury è più antica di Stonehenge e assai diverso è anche lo stile che caratterizza i due siti.
La disposizione di queste pietre mi ricorda molto la mia amata Bretagna: l’estensione dell’insediamento è difatti paragonabile a Kermario o Karnac, così come la presenza di allineamenti, Cromlech e Cerchi ricorda, oltre alla Bretagna, l’Irlanda
Al termine della processione, ci raduniamo all’interno di un Cerchio, formato da rocce venerande e grinzose; questa volta, durante la celebrazione, non riesco a trovarmi a ridosso di una di esse e tuttavia percepisco che in qualche modo parlano al mio se interiore, in modo sottile e penetrante, con discrezione, senza mai alzare la voce.
La cerimonia comincia con il saluto agli Spiriti del luogo e alle Direzioni; poi, dopo che il Cerchio metafisico è stato tracciato, si procede con le invocazioni alle Direzioni e agli Elementi.
Quest’anno il rituale è caratterizzato da una grossa novità: l’invocazione dedicata alla Terra è infatti affidata al nostro Hagal, che con grande energia pronuncia in Italiano le parole che l’Awen porta alle sue labbra. C’è un monito potente nel suo parlare, rivolto all’umanità tutta, affinchè torni ad onorare la Grande Madre come facevano gli Antichi. Ma, sotto alla durezza del suo tono, c’è anche l’amore vibrante di chi si commuove di fronte alle foglie nuove dell’estate e la saggezza di chi riconosce i segni del cambiamento: la Terra ci sta guidando in quella direzione e, quanto più agisce con furia cieca e distruttiva, tanto più ci costringe a fermarci, a ripensare al nostro modo di vivere, inducendo infine i migliori di noi a trasformare in oro il vile piombo della precedente esistenza.
E’ un momento molto intenso e l’uso della lingua italiana non manca di generare emozione tra gli astanti: un silenzio assoluto fa eco allo spegnersi della voce di Hagal. Credo che la maggior parte dei presenti abbia comunque compreso il senso di ciò che ha detto, anche se nessuno traduce in inglese per non sminuirne la forza.
Sono molto colpita dall’Onore che l’Ordine – con questo gesto - riconosce al popolo italiano in generale e in particolare ad Hagal, al cui operato si guarda con stima e fiducia.
Poco dopo, però, quando il Cerchio viene benedetto con la manifestazione fisica degli elementi e i doni rituali vengono portati al centro, altri ruoli cerimoniali sono affidati ad italiani e anch'essi pronunciano parole nella nostra lingua, senza tradurle in inglese. L'effetto è ben diverso, ora, rispetto a quando ha parlato Hagal: tutti ascoltano silenziosi, ma questa volta percepisco una nota stonata.
Non tutti possiedono carisma sufficiente a trasmettere l'emozione dell'Awen e la reiterata assenza di traduzione genera qualche malumore sotterraneo, che non mi sento di biasimare. Un conto è la posizione che Hagal si è conquistato all'interno dell'Ordine e che gli garantisce incondizionata accettazione, ma di fatto l’Inglese è la lingua ufficiale, compresa e parlata da tutti i presenti e perché mai si dovrebbe permettere ai soli apprendisti Italiani di utilizzare la loro lingua, senza che eguale privilegio venga concesso, ad esempio, ai Tedeschi, agli Olandesi, agli Spagnoli o ai Francesi?
Il troppo rischia di generare squilibrio, ma nel corso della cerimonia, involontariamente e senza averlo progettato, mi ritrovo a fare qualcosa che, nel mio piccolo, con umiltà e discrezione, riporta in equilibrio i piatti della bilancia.
Il druido che riveste i panni del Re-Quercia entra nel vivo della celebrazione e racconta la storia della parabola ascendente del sole, che porta nutrimento ai suoi rami e nuove foglie alle sue fronde.
Al termine del racconto, depone la sua corona di fronde accanto ai doni rituali. Tutti i presenti, se lo desiderano, possono ora convergere al Centro, indossare la corona arborea e condividere un pensiero, una composizione o un intento.
La voce dell’Awen canta nella mia testa un’improvvisa ispirazione, che mi induce a raggiungere la corona, senza neppure sapere quel che uscirà dalle mie labbra.
Le parole, che risuonano nel silenzio del Cerchio, formano una triade, pronunciata dapprima in italiano e poi ripetuta in inglese, a cui fa seguito un ringraziamento a tutti i presenti e allo spirito della Quercia scandito in inglese soltanto.
Io celebro la FORZA di questo momento
Io celebro l’AMORE di questo momento
Io celebro la GIOIA di questo momento
I celebrate the STRENGTH of this moment
I celebrate the HEART and LOVE of this moment
I celebrate the JOY of this moment
Thanks to everyone is here now and a special thank-you to the Spirit of the Oak.

Quando torno a deporre la corona al centro, uno scrosciante applauso mi avvolge nel caldo tepore di un abbraccio, che è riconciliazione ed apertura e riconoscimento del ruolo che improvvisamente mi sono trovata a interpretare, come un ponte sospeso tra il mondo dei miei compatrioti e quel mondo cosmopolita e variopinto di cui la lingua di Albione rappresenta la sintesi.
Non ci sono frasi sufficienti a descrivere ciò che provo in quel momento e che mi fa sentire in sintonia con tutti gli esseri, visibili e invisibili, che, qui e ora, sono presenti in questo spazio sacro.
Il canto dell’Awen unisce il Cerchio in una vibrante armonia, che sospende il giudizio del mondo e riconcilia gli opposti in un unico e comune intento di pace.
Poi il rito si chiude, con i consueti saluti e ringraziamenti alle Direzioni, agli Elementi, agli Antenati ed a tutti gli Spiriti che vi hanno preso parte. Il Cerchio viene sciolto ed il flusso lineare del tempo di questa dimensione riprende il suo corso.
Nuvole pazze viaggiano nel cielo, in un alternarsi di turchino e grigio che si contende il predominio dello spazio.
Abbiamo qualche minuto ancora, per fotografare ed esplorare, per scambiarci abbracci e sorrisi, per osservare le antiche Pietre e per onorarne l’essenza.
Mi soffermo accanto ad un masso contorto, dall’espressione arcigna e sofferta, probabilmente il Guardiano di questa parte del Sito, a giudicare dalle numerose offerte di cui scorgo traccia tra le pieghe delle sue rughe millenarie.
Immagine
Mentre vago tra le rocce, una donna inglese mi ringrazia per le semplici parole che ho pronunciato durante la cerimonia e mi sorprendo quando mi dice che ho dato voce a un sentimento condiviso e diffuso che molti, nel Cerchio, hanno percepito.
Vorrei sostare più a lungo, ma è tempo di partire e lentamente mi accodo agli altri, che già si dirigono al parcheggio.
Il viaggio di ritorno è tranquillo e sonnacchioso e profitto del gradevole tepore per togliermi scarpe e calze, che solo ora mi accorgo esser fradice, dopo aver camminato nell’erba alta e rorida di rugiada notturna.
La voce stentorea del Re Quercia mi ridesta di colpo, quando ormai manca poco all’arrivo a Glastonbury.
Mi stiracchio e torno ad infilare le calzature, che nel frattempo non si sono affatto asciugate!
Fortunatamente il mio alloggio non è distante dal terminal dei bus e abbiamo un paio d’ore, prima di ritrovarci nella Town Hall per il commiato.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » mar 22 ott 2013, 15:26

Domenica 10 Giugno - Il Dono della Nuova Zelanda

Un quarto d’ora più tardi, scendo di nuovo in piazza e mi unisco al gruppo italiano per il breakfast.
Sembra che tutti i forestieri si siano dati convegno in questo locale e difatti aspettiamo a lungo prima di essere serviti, ma fuori ha cominciato a piovere e quindi tanto vale prendersela comoda.
Distrattamente ascolto qualche frase di disagio non meglio identificato, che preferisco attribuire ai lunghi tempi di attesa. Da alcune parole, comprendo però che la vita di gruppo talvolta risulta un po' stretta per chi se la cava bene con l’inglese e vorrebbe magari socializzare con persone diverse da quelle che frequenta abitualmente in Italia. Ma i problemi di chi non parla la lingua corrente finiscono per pesare anche sugli altri, costringendoli a quella sorta di intruppamento tipicamente italiano, che rischia di far perdere di vista il vero scopo del raduno.
Lasciarsi contaminare da usanze differenti arricchisce l'umanità ed è il miglior sistema per abbattere le barriere: il druidismo dell’OBOD favorisce la mescolanza di razze e lingue, ma chi non riesce a relazionarsi al di fuori della solita cerchia non ne coglie l’essenza.
Nessuno però parla esplicitamente di questo – in fondo neppure io faccio parte “della cerchia abituale” – e dunque sono esentata dall’esprimere il mio pensiero. Il che non è male!
Una volta di più mi rallegro per aver scelto di organizzare da sola il mio viaggio: ancora non so come me la caverò con i soldi – o meglio con la mancanza di essi – ma per ora mi godo la splendida libertà di seguire l’estro senza dovermi giustificare con nessuno.
Consapevolezza preziosa, che poco dopo metto in atto, nella Town Hall.

Appena entrati, Philip ci avverte che, dopo la meditazione di chiusura del Gathering, il palcoscenico ospiterà uno speciale contributo del Grove Neozelandese: una commedia allestita per narrare l’esperienza del loro popolo, nato dalla mescolanza culturale di tre razze diverse.
La delicatezza di Philip è straordinaria: invece di dire semplicemente che coloro che non sono interessati all'evento non devono comunque disturbare, suggerisce loro di sistemarsi vicino all’uscita, così da esser pronti ad allontanarsi con discrezione al termine della meditazione.
Per parte mia, intendo godermi lo spettacolo e così lascio gli altri in fondo alla sala e mi sistemo in terza fila per meglio intendere tutto ciò che verrà detto e recitato.
Mi sistemo bene sulla mia sedia, mi copro con il mantello e mi lascio avvolgere dalla voce dolce e pacata di Philip, che ci guida a percorrere la via che separa dalla fine di un'Era Astronomica.
Fine che, come sempre avviene, coincide con l'inizio di un nuovo ciclo, nella circolarità dell'esistenza cosmica.
Quest'anno il Cerchio, che si chiude e si apre, coincide con un doppio punto di cambiamento poiché non solo conclude l'attuale Era di 5000 anni, ma - con la Precessione degli Equinozi - scandisce anche la fine di un Grande Ciclo durato 25000 anni e riporta al punto zero le lancette dell'orologio della Storia.
Philip continua a parlare, ma la mia mente ha già intrapreso il suo Viaggio e mi ritrovo catapultata dentro al sogno ricorrente di Enrico, il mio compagno.
La visione mi mostra un folto gruppo di persone radunate sulla sommità di una collina; come descritto da Enrico, al centro si distinguono i "portatori delle carte della conoscenza" ed in particolare uno di essi sembra avere autorità carismatica unanimemente riconosciuta. E' lui che chiama a se le "guide" e le istruisce, mentre il popolo attende, consapevole della sacralità del momento. Vedo la scena dall'alto, come un uccello in volo, ma riesco a riconoscere, tra i presenti, alcuni volti noti, tra cui quello di Enrico, che si trova di spalle rispetto ai portatori di carte e non può scorgerne i lineamenti.
Riconosco inoltre me stessa, intabarrata nel mio mantello, proprio di fronte al capo carismatico.
La visione ora si sposta alla consapevolezza del mio corpo, con i piedi che affondano nell'erba verde, folta e rorida di rugiada, nella livida luce di un'alba incerta tra il sole e la pioggia. Riconosco la collina del Tor in lontananza, mentre ascolto con avida attenzione le parole della nostra guida, che altri non è se non Philip Carr-Gomm!


Una improvvisa consapevolezza si fa strada tra lo spirito e la mente: sto osservando la proiezione astrale di qualcosa che avviene nella dimensione metafisica.
Non si tratta di un evento futuro del mondo della materia, ma piuttosto di uno "stato dell'anima", che travalica il corpo, il tempo e lo spazio, permettendo ad un gruppo di individui, fisicamente posizionati a grande distanza gli uni dagli altri, di radunarsi nel medesimo luogo "cuore a cuore e mano nella mano", per celebrare il nuovo inizio.
Non riesco ad approfondire la mia sensazione, perché già la voce dolce e suadente di Philip ci richiama indietro, nel qui e ora del presente, seduti sulle comode sedie disposte nella Town Hall di Glastonbury.

Prima di lasciare il palco, il Capo dell’Ordine saluta e ringrazia tutti i presenti ed annuncia che la cerimonia del prossimo solstizio invernale – quella che segna il passaggio ad una nuova Era Astronomica – si terrà nella notte dell’otto dicembre presso il Chalice Well.

Mentre ancora formulo tra me l’intento di non mancare a quell’evento, Philip si allontana con discrezione dal palco, lasciando la scena ai tre attori neozelandesi, che ci portano virtualmente nella loro terra, per raccontarci come Maori, Pakia e Colonialisti possano imparare a convivere e agire nel comune intento di proteggere la terra in cui risiedono, cogliendo l’opportunità di aprirsi alla diversità come accade ai tre protagonisti in scena.
Gli attori sono molto bravi e, grazie ad un sapiente uso del corpo, della mimica e della voce, riescono a trasmettere emozioni che travalicano il senso stretto delle parole.
Il teatro in fondo è questo e anche il pubblico più attento non coglie che una minima parte di quanto viene detto sul palco, ma si nutre dei sentimenti che l’attore riesce a trasferire e che sono misura del suo “essere davvero dentro” al personaggio e non fingere di provarne le emozioni.
La rappresentazione scorre via senza mai annoiare e il messaggio dei neozelandesi arriva diretto al cuore, diverte, commuove.
Quando infine termina, l’applauso scaturisce sincero e fragoroso, trascina, avvolge, ringrazia.
Mi unisco anch’io alla standing ovation, che premia l’ottimo lavoro dei neozelandesi e rimanda, seppur di poco, l’inevitabile momento del congedo.

Ma siamo ormai davvero al commiato e, mentre una piccola folla si assiepa intorno agli attori per complimentarsi con loro, i gonfaloni dei gruppi, che in questi due giorni hanno adornato la Town Hall, vengono staccati dalle pareti. Li osservo scendere uno dopo l’altro e già provo nostalgia per quanto ho appena vissuto.
Altro non resta se non salutare: un abbraccio speciale lo riservo a Claudia, la ragazza tedesca che ho incontrato il primo giorno a colazione, un altro è per Dawn, la carismatica attrice neozelandese, altri due sono per Philip e Stephanie, poi ci sono sorrisi e strette di mano e molti arrivederci.
Mentre sto per raggiungere l’uscita, una donna mi saluta, riconoscendomi come “l’italiana che al mattino ha parlato nel Cerchio” e anch’ella esprime apprezzamento per quelle poche parole che ho pronunciato. Improvvisamente, aggiunge un complimento ammirato per l’abito che indosso e un brivido mi corre lungo la spina dorsale, al pensiero di colei che lo ha cucito per me e che certo, dalle sponde della Terra dell’Eterna Estate, sorride come un folletto dispettoso: Ladì Stella del Mattino, Regina del Clan Arianrhod e Maestra dei miei primi stentati passi lungo il sentiero del druidismo.
Sono colpita, commossa e grata per il tributo postumo alla sua arte, di cui questa donna è l’ignara messaggera.

Ho bisogno di fermarmi un momento, per assaporare la gioia e l’emozione che mi assalgono.
Vivo l’attimo come un dono speciale, che trascende il razionale e mi porta in connessione con lei, al di là del velo dell’esistenza terrena, là dove la magia della Vita non ha mai fine.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » mar 29 ott 2013, 13:37

Domenica 10 Giugno - Stabilire le priorità

Fuori piove e manca ancora un’ora all’appuntamento al solito pub, per pranzare insieme agli altri italiani.
Credo sia giunto il momento di cominciare a prendere in esame le mie scarne finanze, giusto per evitare di dovermi fermare a lavare i piatti al B&b dove alloggio, se non riesco a racimolare quanto basta a saldare il conto.
Ho ancora nel portafoglio 70 sterline, ma – oltre a quanto dovuto all’Hawthorn’s - devo ancora pranzare e cenare e queste sono le priorità immediate. Prima di partire, però, voglio visitare il Chalice Well, il cui ingresso costa 3 sterline e rotti, e altre 3 sterline le spenderei per acquistare, a titolo di unico souvenir, una confezione di bastoncini d’incenso nel negozietto del Green Man. Inoltre, Tairin mi ha chiesto di cercare per lui un mazzo dei tarocchi di Philip in formato ridotto e vorrei tanto poterlo accontentare.
Non sto progettando spese pazze e penso sia giusto non rinunciare a nessuna delle voci individuate: non so ancora come, ma sono certa che riuscirò a fare tutto. In fondo devo solo resistere fino alla riconsegna dell’auto in aeroporto, quando mi restituiranno la cauzione versata in deposito!
Nell’immediato, comunque, la prima cosa da fare è chiedere l’ammontare esatto del saldo dovuto al B&B. In ogni caso, i problemi devono essere affrontati uno alla volta, secondo priorità.
Detto e fatto: come supponevo, il contenuto del mio portafoglio non basta neppure a saldare il conto, ma ho tempo a pagare fino a domani alle 10, quando dovrò lasciare la camera.
Alle più brutte, posso chiedere aiuto agli altri italiani, ma preferirei evitarlo.
Nella via principale, ci sono un paio di sportelli bancomat: forse ho ancora qualche residuo prelevabile dal mio conto e/o dalla Visa Electron. Infilo le carte, una dopo l’altra, nella feritoia e tra le due riesco a racimolare quanto basta a pagare il conto, più un residuo che mi consente di pranzare e cenare senza chiedere denaro in prestito.
Per il resto, ci penserò dopo.
Metto subito da parte quanto dovuto al B&B e finalmente mi unisco agli altri al solito pub.

La conversazione langue e percepisco malumori, che aspettano di essere finalmente affrontati nel corso di un franco chiarimento. Al termine di ogni evento, tutti i gruppi sono soliti fare un bilancio dell’esperienza vissuta, mettendo in comune ciò che si è appreso, così come i problemi che si sono verificati. Naturalmente il Bosco dell’Awen mantiene questa consuetudine e difatti parte delle tensioni sono legate proprio all’organizzazione di tale riunione.
Qualcuno propone di parlare durante la cena, contando sul fatto che la convivialità del cibo e delle bevande alleggerisce gli animi ed aiuta ad inquadrare i problemi nella giusta prospettiva, senza inutili drammatizzazioni. Alla fine, prevale però il partito di chi preferisce dedicare l’intero pomeriggio a discutere, nella riservatezza del cottage dove alloggiano.
Personalmente, sono lieta di questa decisione, perché ben volentieri mi risparmio l’imbarazzo di assistere a diatribe di cui, francamente, non sento proprio il bisogno. Ricordo bene il disagio che ho provato lo scorso anno, quando il confronto è scivolato al limite della polemica: avevo dovuto mordermi la lingua per non aggiungere fuoco al fuoco con l’esternazione del mio pensiero al riguardo.
Adesso preferisco dedicare tempo ed energie a risolvere i miei problemi: come farmi bastare la valuta fino alla riconsegna dell’auto in aeroporto, senza rinunciare alle piccole spese che voglio fare?
Una volta pagato il pranzo, dispongo ancora di una banconota da dieci e una da cinque sterline. Non male, visto che ho già messo via i soldi per la camera.
Prendo appuntamento con gli altri per la cena: davanti al pub alle otto e mezza. Poi saluto e torno nel mio alloggio a fare i conti.
Frugando bene nella borsa e nelle tasche, trovo parecchie monete. Le conto e scopro che sono poco meno di cinque sterline. Inoltre ho ancora circa duecento euro e domattina potrei cambiarne una parte all'ufficio postale.
Un giro al Chalice Well ci esce tranquillamente e, visto che ho un intero pomeriggio libero, tanto vale farlo subito.

La Fonte Rossa del pozzo sgorga proprio di fronte alla cisterna della Fonte Bianca, ai piedi del Tor, ma non ho voglia di attraversare a piedi tutta Glastonbury per arrivarci e così decido di muovermi in auto. Fare un po’ di pratica con la guida a sinistra è senz’altro cosa utile!
Una volta giunta al cancello del Chalice Well, scopro però che oggi è chiuso al pubblico e così pure la White Spring. Devo rimandare la visita a domani.

Ho però ancora tutto il pomeriggio libero e, visto che sono da queste parti, decido di salire al Tor.
L'idea sarebbe quella di immergermi nella contemplazione del verde, una volta raggiunta la cima, ma non ho fatto i conti con gli innumerevoli turisti che infestano rumorosamente l'area. A dispetto del vento e delle gocciole di pioggia che ricominciano a cadere, guadagno comunque il prato a ridosso della fiancata sud della torre. Mi siedo sull'erba umida e cerco di concentrarmi sul paesaggio circostante, ma l'incessante viavai di persone mi distrae e, dopo pochi minuti, mi rialzo e mi metto a passeggiare intorno al perimetro esterno. A ridosso della fiancata nord, scorgo un nutrito gruppo di persone immerse in meditazione. A giudicare dal loro abbigliamento, sembrano ispirarsi alla spiritualità induista: devono essere molto focalizzati, se riescono a mantenere il contatto con il loro se interiore, nonostante tutto questo baillamme.
Mi allontano con discrezione per non disturbarli e, dopo un rapido giro della collina antistante al Tor, decido di scendere lentamente.
La discesa mi premia con l’avvistamento di una famigliola di leprotti, che saltellano allegramente lungo il fianco nord della collina, senza far troppo caso al gracchiare dei corvi ed alla presenza degli umani sul sentiero. Mi soffermo a contemplarli per alcuni minuti prima di tornare a scendere i gradini della collina.

E’ ancora presto quando raggiungo il parcheggio dell’Hawthorn’s e così decido di fare una passeggiata nella via principale.
Le vetrine dei negozi esoterici si susseguono, vivide e colorate come sirene incantatrici, una più bella dell’altra, con tutti quegli oggetti strani e un po’ magici, disposti ad arte per attirare lo sguardo del turista, indurlo ad entrare, a lasciarsi conquistare e infine a comprare. Io non posso permettermi spese e follie, ma guardare da fuori non costa nulla.
Entro soltanto nel negozietto del Green Man, che più di tutti mi attrae fin dalla mia scorsa visita a Glastonbury. L’aroma dell’incenso che permea l’ambiente è particolare, diverso dai soliti profumi: un misto di muschio e spezie, acre e penetrante, che libera il naso e la mente, che purifica in profondità. Annuso le varie confezioni allineate sullo scaffale per scoprire quella che contiene la fragranza che aleggia nel negozio e infine la identifico in quella che riporta l’etichetta “Green Man”. Costa 3 sterline e rientra nelle mie possibilità: mi avanzano ancora quindici sterline in tasca e, se non eccedo con la cena, credo che domani riuscirò tranquillamente a pagarmi anche il biglietto di ingresso per il Chalice Well.
D’accordo: affare fatto. Prendo la confezione di incenso e mi metto in coda per pagare. Mentre aspetto il mio turno vicino alla cassa, mi cade lo sguardo su uno scaffale e vi scorgo – guarda caso - proprio il mazzo di carte che Tairin mi ha chiesto di cercare per lui.
Guardo il prezzo: 12 sterline e 50 centesimi. No. Per ora non posso acquistarlo, ma forse domani… l’importante è stabilire le priorità ed affrontarle una per volta!
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Ashuur Staff
Avatar utente
Messaggi: 1304
Iscritto il: lun 26 mag 2008, 9:21

Re: RITORNO AD AVALON: Diario di Viaggio

Messaggioda Hashepsowe » gio 5 dic 2013, 15:37

Domenica 10 Giugno – Visita della buonanotte

Nelle terre del Nord, la stagione della Luce viene percepita molto più intensamente rispetto a quanto accade nell’Europa Meridionale e, nonostante il clima che tinge il cielo di bigio, la sera prolunga il suo livido chiarore ben oltre l’ora di cena.
Da sotto al cappuccio della mia giacca a vento, osservo l’insistente sgocciolio della pioggia, mentre attendo l’arrivo di Hagal e soci davanti al solito pub. Sono in leggero anticipo ed i minuti trascorrono lenti, come se le minuscole dita di un folletto trattenessero i fili dei del tempo per sospenderne la trama. Vorrei davvero poter dilatare gli attimi, le ore, i giorni di questo mio viaggio, che ormai volge al termine, ma infine ecco giungere l’auto degli amici italiani e con essa il momento di consumare insieme l’ultima cena del nostro soggiorno nella terra di Avalon.
Stasera il gruppo è ben più numeroso del solito, ma avverto una tensione palpabile tra chi si siede ad un capo e chi si allontana all’opposto estremo del tavolo: evidentemente l’intero pomeriggio non è bastato a rasserenare gli animi e sopire i malcontenti. E’ l’energia di Avalon che lavora, sottile e sotterranea, esaltando il senso del magico latente nell’animo umano, mettendo a nudo debolezze e problemi irrisolti, costringendo ciascuno a misurarsi con se stesso per affrontare il cimento che in quel momento rappresenta la sua personale Cerca del Graal.
Io stessa sto abbracciando la mia personale verifica, affrontando di petto le errate convinzioni che mi sono state inculcate dalla famiglia, dalla società e da un certo tipo di educazione formale. Lo sto facendo proprio adesso, mentre consulto il menù e decido cosa mangiare anche in base al prezzo.
Da una parte la radicata e profonda convinzione che tutto è possibile, a patto di abbandonarsi all’esistenza e lasciare che la magia del creato operi a sostegno dei miei bisogni con le sue misteriose, inattese e sorprendenti manifestazioni. E dall’altra, quella fastidiosa e insistente vocina che continua a blaterare cose come: “stai facendo il passo più lungo della tua gamba”, “se hai un minimo di buon senso devi chiedere a qualcuno di prestarti dei soldi”, “per il futuro mettiti buona e non fare mai più colpi di testa come questo”.
La vocina sembra avere il sopravvento, tanto che quasi mi convinco di dover chiedere un piccolo prestito ai miei connazionali, giusto per “stare tranquilla”. Decido però di aspettare il momento del conto e accantono il pensiero per godermi la cena.
La mia vicina di stasera è simpatica e non avevo ancora avuto modo di conversare con lei, così, mentre mangio di gusto il mio salmone, mi immergo in una bella chiacchierata, alla faccia di tutti i dubbi esistenziali.
Alla fine, pago il mio conto e non chiedo niente a nessuno: spendo 10 sterline e mi avanzano ancora 2 sterline e rotti. Non bastano per la visita al Chalice Well, ma domani è un altro giorno e si vedrà!
E viene il momento del commiato: abbraccio con sincera fratellanza Isabel, Hagal, Orazio, Chiara, Mirella, Marcus e tutti gli altri di cui mi sfuggono i nomi: arrivederci alla prossima volta, magari a dicembre, qui a Glastonbury.
Le loro auto si allontanano, mentre attraverso la strada e rientro nel mio alloggio.
La hall dell’Hawthorn’s è stranamente silenziosa: evidentemente i tipi dell’OBOD che alloggiavano qui sono già tutti partiti.
In cima alla scala, mi viene incontro la micia di casa, che accetta compiaciuta le mie carezze e mi segue, strusciandosi alle gambe. Non appena dischiudo la porta della camera, si infila dentro senza troppi complimenti. Sono sorpresa dal suo ardire ma, ben lieta di averla intorno, mi accingo a preparare i bagagli, mentre lei si accoccola sul letto in paziente attesa. Quando infine mi siedo, la gatta si alza, si stiracchia e viene ad acciambellarsi sulle mie ginocchia, facendo le fusa. Mi immergo nel piacevole rito di carezzare il suo morbido pelo per una buona mezz’ora, prima che lei decida di averne abbastanza. Con un soddisfatto miagolio di ringraziamento, la piccola tigre salta a terra e si accosta alla porta, manifestando con eloquenza la sua intenzione di uscire.
Immagine
La saluto con un’ultima carezza e le apro, ringraziandola mentalmente per questa gradita visita della buonanotte.

[continua]
Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me!

Prossimo

Torna a VIAGGI, MAGIA DEI LUOGHI E SPIRITI ANTICHI

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite