Archive marzo 2019

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  • 8 MARZO... da donna a donne...

    Oggi è la nostra festa!
    Non che ci sia molto da festeggiare, di questi tempi in cui, invece di veder finalmente riconosciuti i medesimi diritti sociali che spettano agli uomini, nel rispetto della nostra specificità di donne, spesso assistiamo impotenti a crudeli ondate di inaudita violenza nei confronti di donne che hanno avuto il solo torto di innamorarsi di qualcuno che poi si è rivelato essere un vero e proprio aguzzino. O magari manco se ne sono innamorate, ma egualmente vengono costrette a rapporti contro la propria volontà!
    Bene... c'è comunque poco da festeggiare in una ricorrenza che NON è per niente allegra come fu la morte di centinaia di operaie nel rogo di una fabbrica dove i diritti erano inesistenti... quei diritti a fatica conquistati e che ora si stanno rimangiando piano piano... riducendo lavoratori e lavoratrici al rango di schiavi rimpiazzabili al pari dei pezzi meccanici.
    In ogni caso, tocca a noi donne rialzare la testa e volerci bene, pretendendo rispetto e amore in cambio di tutto ciò che siamo.... di tutto ciò che diamo! E non facciamoci fregare da rametti di ipocrisia travestiti da gialla mimosa...
    Non facciamoci mettere l'una contro l'altra....

    A noi dedico questi miei versi, scritti molti anni fa ma che suonano sempre fin troppo attuali.

    LA CADUTA DELLE DONNE
    Ero Dea d'aria e d'acqua, agli albori della linea del Tempo:
    Nut del cielo, matrice primordiale.
    Tu eri un Dio di fuoco e di fango:
    Geb della Terra, germoglio e seme.
    Nessun conflitto, nessun dolore, nel duplice spirto che plasmò Materia.

    Poi venne il ferro e con esso la morte.
    Non so chi fu il primo a pugnare guerra!
    Fu perso il ricordo dell'era d'oro.

    Sorelle dalle candide mammelle,
    serbate ancora memoria, nel sangue,
    dei giorni atri della nostra caduta?
    Volgemmo lo sguardo l'una contro l'altra,
    per conquistare un padrone che ci voleva schiave.
    Nel fuoco bruciammo il retaggio delle Streghe,
    figlie della Terra.

    Il nostro ventre fu un campo da arare,
    oggetto di lussuria il nostro corpo,
    catena stretta era il grembo materno,
    nella carne dei figli violentati!

    Lo spirito smarrito si confonde,
    per mutare la forma e la sostanza!

    Se ieri ho toccato il fondo, nell'abisso del mio dolore incompleto,
    oggi leggera riemergo alla luce e il cavallo ritorna nei miei sogni:
    non più selvaggio, ma mite e mansueto,
    a passi lenti mi conduce al mare,
    dove non crescono rami di mimose.
    . . .
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  • Secondo canto

    Com'è ormai tradizione presento questo nuovo canto con le scarne direttive che ci siamo dati per proseguire nell'impresa...

    Struttura
    Dato che il Primo canto conta ben 16 stanze, bisognerebbe mantenerci su questo numero, né di più ne di meno.
    Inoltre per la metrica abbiamo optato in corso d'opera per il verso di otto che è veloce e ritmato, mantendo però invariato lo schema delle rime (6 versi a rima alternata, e gli ultimi 2 a rima baciata, diversa da quella dei precedenti ed uguale a quella del primo verso dell'ottava successiva).

    Narrazione
    In questo canto non abbiamo regole specifiche su come far procedere la narrazione, ma abbiamo deciso di dedicarlo all'esplorazione della tomba del cavaliere e del personaggio con finale teso al cambio di scenario mediante uso del calderone.

    Specifiche per il secondo canto
    Dato che parte della trama e degli argomenti sono già decisi a priori, abbiamo pensato di usare una carta sorpresa quando vogliamo inserire qualcosa che esula da essa e che potrebbe sconvolgere la narrazione.
    • Ogni poeta può usare una sola carta sorpresa nel corso del canto, ma non è obbligato a farlo.
    • L'esito della sorpresa sull'andamento della trama è soggetto all'interpretazione della carta Ashura pescata, l'interpretazione è deducibile dalla stessa didascalia che accompagna ogni carta.
    . . .
    Risposte: 16  |  Visite : ?  |  Inviato in: Racconti
  • Buon Alban Eilir (o se preferite Equinozio di Primavera)

    Cade stanotte, alle 22.58 poichè, contrariamente a quanto comunemente si crede, l'Equinozio di Primavera NON occorre sempre nella medesima data, trattandosi di un fenomeno astronomico e - come tale - influenzato da fattori di calcolo che non si presentano sempre uguali a se stessi nel corso dei movimenti di rotazione della terra intorno al sole e sul proprio asse.
    In realtà la stessa durata dell'anno solare - che è convenzionalmente fissata in 365 giorni dal Calendario Gregoriano - non è esatta e perciò ogni quattro anni abbiamo l'anno bisestile che aggiunge un giorno ai 365. Ma ancora rimangono alcuni spiccioli di tempo inesatto che determinano successivi slittamenti - seppur impercettibili - nel moto del tempo.
    La Precessione degli Equinozi fa slittare la lancetta di quel millimetrico scatto che sposta appunto l'asse e con esso l'avvento delle ricorrenze astronomiche. Quest'anno - come peraltro già accaduto in passato e come nuovamente accadrà nel futuro - l'equinozio di primavera nell'emisfero boreale coincide con il 20 Marzo alle ore 22.58.
    Non è neppure vero che il numero delle ore di luce e di quelle di oscurità sia perfettamente identico, anche perchè al mattino scorgiamo la luce ben prima che il sole sorga e alla sera la luce aleggia nel crepuscolo per qualche tempo ancora dopo il tramonto del sole.
    È vero invece che nel giorno dell’ equinozio di primavera (come in quello d’autunno), all’equatore, il Sole sorge perfettamente a Est, tramonta perfettamente a Ovest e a mezzogiorno si trova esattamente allo zenit. Oggi, poi, al Polo Nord comincia il giorno più lungo: terminerà solo fra sei mesi, a settembre, con l’equinozio d’autunno, quando comincerà la lunga notte, ovvero sei mesi di buio in attesa del ritorno di marzo. Il contrario avviene invece al Polo Sud.
    Quest'anno abbiamo anche la SUPERLUNA in coincidenza con il nostro Equinozio di Primavera, un evento straordinario dal punto di vista astronomico e molto suggestivo da osservare.
    A tutti auguro che ALBAN EILIR (la luce della terra) porti un lieto vento di rinascita così come sta accadendo a me proprio in questi giorni!

    Vi lascio con la traduzione dell'articolo pubblicato sul sito dell'OBOD (Order of Bards, Ovates and Druids).

    Approfondire Alban Eilir

    Talvolta l'inverno sembra così lungo che quasi siamo tentati di dubitare del ritorno della Primavera. Ma la Dea della Primavera sta semplicemente dormendo avvolta dalle tenebre dell'Inverno e mentre a Imbolc silimita a stiracchiarsi pigramente, nel momento dell'Equinozio di Primavera, è davvero completamente sveglia.
    In questo periodo, le forze della luce sono equamente bilanciate con quelle dell'oscurità, ma la luce va aumentando e raggiungerà il suo apogeo tre mesi più tardi, nel momento del Solstizio d'Estate.
    Nel Druidismo, la pianta che simboleggia l'Equinozio è il trifoglio, che è anche tradizionalmente indossato nel Giorno di San Patrizio, il 17 Marzo - poco prima dell'Equinozio di Primavera. La spiegazione convenzionalmente data a questa usanza è il fatto che San Patrizio soleva utilizzare questa forma trilobita per illustrare il dogma della Trinità, ma di fatto il trifoglio è diventato l'emblema nazionale dell'Irlanda a causa della precedente simbologia Druidica associata al triskel, che alcuni studiosi associano alla trinità come forma Cristianizzata del simbolo della ruota o del sole.
    Le verdi foglie trilobite della Primavera, nella cerimonia Druidica e nella Festa Irlandese di San Patrizio, ci riportano quindi non soltanto al Dio del Sole e alla dottrina della Trinità (che qualcuno afferma essersi evoluta a partire dalle conoscenze del Druidismo), ma all'insegnamento dell'Awen, ed al concetto della Triplice Dea - poichè Artemide, la Triplice Dea della Luna dei Greci, nutre le sue cerrve con il trifoglio.
    Nel Druidismo, la Primavera è consideratatalmente importante che a questa stagione sono dedicate ben tre festività: Imbolc, che segna i primi fremiti della Primavera, Alban Eilir che ovviamente segna il suo inizio, e Beltane che segna il tempo della pienezza, prima dello sviluppo nelle differenti qualità dell'Estate. Questo tema è splendidamente illustrato dalla seguente citazione di Nuinn (il precedente Capo Scelto dell'Ordine e Maestro di Philip Carr-Gomm, n.d.t.) :
    La Primavera, per il Movimento Druidico, è una festa triplice. Potremmo ripercorrere il cammino a ritroso fino al solstizio d'inverno, che segna la rinascita della luce. Ma abbiamo il primo solco a partire da Imbolc, o da Brighid come la prima di una triade, il lavaggio del viso della terra e otto luci per una ricorrenza nettamente dedicata alla Dea Madre. E perciò ricorriamo alla terra, all'acqua e alla fiamma.
    La seconda festa è l'Equinozio di Primavera, Alban Eilir. Eccoci nuovamente all'aria aperta, se celebriamo sulla collina del Parlamento, useremo la pietra della parola libera (la terra), il primo fuoco della primavera (l'incensiere), e la spada dello spirito e l'acqua trasmutata (vino) viene aspersa dalla Signora della Primavera, come gli embrioni dei semi della crescita.
    Alban Eilir, nel punto dell'equilibrio tra Imbolc e Beltane, è anche nel punto di equilibrio tra il giorno e la notte ed è il tempo perfetto per aprirsi alle qualità dell'equilibrio nella nostra vita quotidiana.
    . . .
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