Capitolo 5 [Play by forum]

Rispondi
Avatar utente

Capitolo 5 [Play by forum]

da Hashepsowe » mar 12 giu 2018, 19:04

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde
PERSONAGGI: TUTTI


La tensione è palpabile nel piccolo gruppo che ora percorre l’angusto sentiero scavato nella roccia.
Dopo lo splendore di Dum Amethyst, il passaggio appare ancora più cupo e l’oscurità sarebbe completa, se non fosse per le tre torce tremolanti che disegnano – fisicamente e mentalmente – il confine che separa i viaggiatori!
Come di consueto, Kynon apre la fila, seguito a ruota da Erinn, che non ha voluto sentir ragioni: se Agata è passata di qua, può farlo anche lei e stare davanti le garantisce la possibilità di scorgere prima degli altri ciò che si agita oltre alle tenebre. Il buio non la spaventa e, per lei che può scrutare nelle tenebre grazie alle sue facoltà mentali, è il minore degli ostacoli!
Dietro all’unicorno cammina Nana Chain, che stringe i denti e cerca di non farsi distanziare dalle quattro agili zampe che la precedono. Unsenn, appollaiato sulla sua spalla, vigila affinchè non pretenda troppo dalle sue ancor deboli forze, pronto a reclamare a gran voce una sosta quando sarà necessario.
Dappresso vengono Arduino e Didagus, quest’ultimo reggendo la seconda torcia; camminano con passo leggero ma sono consapevoli dell’atmosfera pesante che serpeggia tra i viaggiatori e sanno che stare al centro del gruppo, è strategico per tenere a bada il conflitto latente. Alle loro spalle, gli stivali da caccia di Lorien scandiscono il malumore che l’accompagna, mentre con sguardo corrucciato osserva l’inquisitrice che la precede, senza mai smettere di scrutare in tralice la paladina Ivana, che – mantenendo una certa distanza dal resto del gruppo - chiude la fila insieme a Muninn, il quale regge l’ultima torcia.
Per alcune lunghe ore, nessuno fiata e l’eco leggera dei respiri e dei passi risuona tra le rocciose pareti che delimitano il passaggio. La nozione del tempo si perde, ma Unsenn non si lascia ingannare e riconosce immediatamente i segni della fatica nel passo ancor lesto di chi non vuole ammettere la propria debolezza.
La sua vocetta è stridula e stonata come il rumore del gesso sulla lavagna, ma il tono autoritario rompe il silenzio e pretende attenzione.
Ehi… messer Kynon, che ne dici di fare una sosta? Non so voi… ma io sono stanco!
Nonostante la tensione, Didagus non riesce a trattenere una sonora risata: “Deve essere molto faticoso, in effetti, farti trasportare da Nana!
Più di quanto tu non creda… - replica stizzito lo gnomo – Anche perché lei è reduce da un viaggio al confine delle lande desolate di Mur!
Non preoccuparti per me, piccoletto. – lo redarguisce l’inquisitrice - Sto bene e posso camminare ancora: non voglio rallentare la vostra missione!
A quelle parole, Erinn si blocca di colpo: “Lo gnomo ha ragione: in ogni caso, un po’ di riposo farà bene a tutti. Dai, fermati Kynon!
Non possiamo accamparci sul sentiero però… - commenta Arduino – Cerchiamo almeno di raggiungere una caverna più ampia, o uno spiazzo o qualcosa del genere…
D’accordo. – risponde Kynon – Voi aspettatemi qui. Io vado avanti ancora un poco e vedo se riesco a trovare un posto migliore.
Aspetta. - strilla lo gnomo, scendendo dalle spalle di Nana Chain – Portami con te: io sono più piccolo e posso esplorare anche i buchi nella roccia…
D’accordo. Salta su, piccoletto.
Il mezzelfo raccoglie lo gnomo e si incammina. La luce della sua torcia si allontana rapidamente fino a scomparire del tutto.
Non mi piace questo posto e avrei preferito continuare a camminare senza dividerci: prima si arriva e meglio è. – commenta Lorien, dopo alcuni istanti - Io non capisco perché quella là - indica Nana Chain - non sia rimasta a riposarsi dai nani. Questa missione non la riguarda! Così come non riguarda quell’altra – si volta e punta il dito contro Ivana - che con la ferraglia che indossa fa più rumore delle campane della cattedrale di Nortgarthen!
Veramente non mi pare che riguardi nemmeno te. – commenta Arduino con malcelata ostilità – Da Nebin siamo partiti in cinque: Kynon, Didagus, Unsenn, Rudolph ed io. Abbiamo incontrato per strada tre donne e un’Unicorno ma nessuna di voi era obbligata a seguirci… eppure eccovi qua. Voi tutte potevate evitare di rischiare la vita su questo sentiero che gli stessi Nani evitano come la peste! Oltretutto non sapete neanche quel che ci aspetta al termine del viaggio… e vi assicuro che non sarà una passeggiata!
Erinn sbuffa vistosamente: “Uffà… falla finita con questa lagna. Vi ho già spiegato che sto cercando un’amica e i Nani hanno detto che è passata di qua! Se le donne preferiscono non svelare i motivi che le spingono a fare questo viaggio, ciascuna di loro in cuor suo li ha ben presenti! Comunque, se non fosse stato per me e per lo gnomo, i Nani vi avrebbero cacciato tutti fuori a pedate!
Veramente, signorina Unicorno, sono stato io a pagare il pedaggio… - ribatte divertito il sedicente Rudolph – E vorrei fosse chiaro a tutti che la nostra missione non prevede una via di fuga: si va avanti fino in fondo, fino all’ultimo soffio di vita!
La mia spada è al vostro servizio. – replica Ivana fieramente – Ero in cerca di una nobile causa da abbracciare quando vi ho incontrato… e non verrò meno al mio onore!"
Ma sentitela la nobil paladina… - le grida in faccia Lorien, ormai fuori controllo – E dillo che ti puzza la vita! Se avessi dovuto guadagnarti il diritto di sopravvivere in ogni singolo istante della tua esistenza, non sprecheresti il fiato in inutili smancerie! Quanto a quell’altra strega, mi dispiace solo che l’abbiano salvata perché prima o poi sono sicura che ce la ritroveremo di traverso… E tu, Rudolph, smettila di ridere: sei ricercato anche tu se non sbaglio… e l’unicorno poi… se la vogliono viva è solo per farci sopra tanti begli esperimenti!
Basta! – anche Nana grida adesso, incurante della prudenza che sconsiglierebbe di alzare la voce in una caverna oscura dove chissà quali forze malevole potrebbero stare in agguato – La verità è che te la stai facendo sotto per la paura, anche se vuoi farti passare per una dura! In ogni caso adesso siamo qui, tutti coinvolti nella medesima missione, sia quella che sia… e tu sei semplicemente patetica con queste tue paranoie stupide. Hai la mia parola che non muoverò un dito contro nessuno di voi fino alla fine di questa storia… e forse anche dopo, ammesso che se ne esca vivi!
Avatar utente

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

da Aurelicornus » mar 7 ago 2018, 2:52

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Tutti erano nervosi, ognuno per ragioni diverse.
Kynon restata in silenzio, molto più distaccato del solito: pur essendo nativo di quest'oasi, e pur avendo avuto occasione di metter piede a Dun Ametist in passato, quei tunnel erano sconosciuti per lui. Ammise a sè stesso che non era sicuro a cosa dovesse esattamente prepararsi e il come, e questo era un bene che nessuno dei compagni di viaggio lo sapesse.
Arduino, pensava distratto a cosa avrebbe fatto una volta finita quella vicenda, a come avrebbe potuto impressionare la sua bella locandiera: forse un trofeo strappato dai pericoli che avrebbe affrontato? O forse qualcosa di più vicino alla sensibilità di una signora? Quale scelta difficile...
Più cupi i pensieri di Didagus. Si muoveva da una vita, senza fermarsi. Eppure per una volta si chiese se la sotto, nelle profondità della terra, nulla avrebbe potuto raggiungerlo; un dolce pensiero, ma l'impressione che quei sotterranei gli ricordassero una tomba toglieva ogni attrattiva. Li nel sottosuolo era dove i morti vengono accolti, ma non avrebbe trovato nascondiglio dal passato tra di loro.
Unseen non era più lo stesso da quando aveva lasciato Nebin. Lo gnomo era diventato sempre più silenzioso e distaccato, guardando il mondo con occhi vuoti; il suo comportamento era deteriorato ancora più una volta discesi nella città nanica: più discendevano nella terra, e più sembrava perdersi nella sua apatia. Solo raramente sembra risvegliarsi dal suo stupore, per rumori casuali che chissà qual ragione lo riportavano alla realtà. Se non lo avessero portato con loro, forse si sarebbe seduto ad aspettare che la montagna lo seppellisse, per sparire per sempre in silenzio.
Forse il solo modo di scappare dal passato era morire, e anche li, sotto il suolo dove i morti vengono accolti, sarebbe stato ugualmente raggiunto.
Erin non era abituata ai sotterranei e caverne, senza il sole a scaldarle la schiena e il vento accarezzarla. Non era neppure sicura se si fosse fatto giorno o notte, ma li sotto non aveva importanza. Prese lo specchio tra i suoi effetti personali, e si rimise a posto la criniera: quel tunnel la stava mettendo a disagio sia dentro che fuori.
Muninn la punzecchiò: «E ti sembra il momento di pensare alla toelettatura?»
Erin sbuffò: la bellezza per un unicorno era un obbligo. Non riusciva proprio a sopportare la sensazione di disordine che certi umani traspiravano dalla loro trasandatezza.
Il divertimento dell'umano si spense subito. Di tutto il gruppo, lui era quello che più stava risentendo l'oppressione del sottosuolo. Era stato prigioniero in un luogo simile, anni prima: una miniera esaurita che venne convertita come segreta, un modo per seppellire coloro che avrebbero dovuto essere morti ma non era possibile farlo. Muninn riuscì a fuggire, ma a stento; non ebbe idea di quanto vagò tra i cunicoli, ma gli sembrò una eternità, abbastanza da esser vicino all'idea di morire la sotto. Fu solo grazie al sacrificio di un compagno della rivolta, che portò al crollo di una buona sezione del sotterraneo, che riemerse nel mondo dei vivi, e non senza rimanere ferito da quell'orrenda esperienza.
Quel sotterraneo nanico era terribilmente simile a quello in cui venne fatto prigioniero; a volte aveva l'impressione di essere nuovamente nella sua esperienza passata anziché nel Monte dell'Oblio. Dun Ametist, a dispetto di essere sottoterra, aveva ambienti molto ampi che non lo facevano sentir schiacciato, ma qui era diverso: il corridoio angusto esprimeva tutta l'oppressione della roccia che premeva sul nervosismo dell'umano. Cercava di resistere, distrarsi dal pensare a quel luogo, ma le memorie e la paura stavano erodendo la sua mente. Invece di concentrarsi sull'ambiente per scorgere i pericoli nascosti nella mezza oscurità delle torce, era distratto dal peso che sentiva emanare dalla montagna. Ne stava diventando consapevole. Non sapeva fino a quanto avrebbe saputo mantenere il controllo.

Il gruppo riprese il cammino, e con loro sorpresa trovò qualcosa di diverso, finalmente, dal lungilineo condotto che stavano seguendo da chissà quanto. Erano entrati in una sala quadrata, non dissimile dal tunnel che avevano seguito come lavorazione, a parte che alcuni punti delle pareti erano riparate frettolosamente con mattoni; da ogni spigolo dipartivano altri corridoi per chissà dove, forse nel cuore oscuro della montagna, o forse in posti più misteriosi.
Tutti si sentirono confusi: i nani non avevano accennato a nessun incrocio... e ora quale porta avrebbero dovuto scegliere?
Erin diede voce a quello che stavano tutti pensando: «E ora qualcuno sa dove dobbiamo andare?»
Avatar utente

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

da Hashepsowe » mer 10 ott 2018, 22:47

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Quanto tempo è passato?
Quanto ancora ce ne vorrà per raggiungere il Cromlech?
Da quanto tempo la loro vista dipende dalla tremula luce delle torce?
E quanto dureranno ancora le scorte di torce in loro possesso?

La memoria si confonde con i ricordi personali di ciascuno di essi.
Già due volte la stanchezza ha reclamato il suo tributo di cibo e riposo, costringendo il gruppo ad accamparsi alla meno peggio.
Nessun incidente ha turbato finora il cammino, permettendo ad ognuno di rinchiudersi in se stesso, strettamente avvolto nel pesante mantello dei propri pensieri.
Ma ora quell'imprevisto crocevia li costringe a dar fiato ai pensieri, per cercare di comprendere quale sia la via che conduce alla loro meta.
"E adesso dove andiamo? - è Ivana la prima a dar voce all'enigma.
"All'inferno... e dove altro se no?" - ribatte in tono cupo Didagus.
"Era meglio se rimanevo a Myrd Wavair! Da quando sono con voi è andato tutto di male in peggio!"
"Grazie tanto, madama Lorien - replica pronto Arduino - Chissà che non siate propriio voi a portar rogna. Chissà quale maledizione avrete risvegliato tra quelle dannate rovine!"
"Sciocchezze!" Il tono di Muninn è ironico, ma la sua preoccupazione è ben presto svelata: "I morti non possono nuocere ai vivi, ma lo scopriremo tutti prima di quanto vorremmo, se ci smarriamo in questi meandri."
"Ben detto, amico! - parole che risuonano quasi come una beffa sulle labbra di Nana - Cerchiamo di essere pratici: qualcuno ha per caso una bussola e magari conosce la direzione in cui si trova la nostra meta?"
"Rispetto a Dum Amethyst il Cromlech di Nebin si trova a Nord-Est - pacato Kynon espone il cuore del problema - ma qui sotto è quasi impossibile determinare la direzione. E neppure una bussola ci potrebbe aiutare, se anche l'avessimo, poichè il magnetismo di queste rocce farebbe impazzire l'ago."
"Molto bene, signori - Erinn non si scompone - Partendo da quanto Kynon afferma, credo di poter dire con certezza che il passaggio alla nostra destra punta verso la direzione in cui dobbiamo andare."
"Però questo luogo è parecchio strano - commenta dubbioso lo gnomo - Immagino sia normale che i Nani non ne abbiano fatto parola con noi... anche perchè sembrerebbe opera di mani umane... e l'energia che vi si respira mi rammenta quella del Cromlech di Nebin"
A quelle parole, il volto di Kynon si illumina.
"Magnifico! Ora, so perfettamente dove ci troviamo! C'è un altro Cromlech da queste parti. Le leggende dicono che sia stato costruito dai Druidi nella notte dei tempi, prima delle guerre che hanno devastato la nostra terra. Ora però il sito non può essere raggiunto poichè si trova al centro di un isolotto, a sua volta immerso nell'infida palude delle voci erranti. Probabilmente l'unica via per accedervi è uno di questi cunicoli."
"Ed ecco che pian piano si scoprono gli altarini.. dei druidi. - commenta Arduino - Certo Aife sapeva tutto... ma non ci ha fornito neppure una rudimentale mappa del sotterraneo. Al contrario: non ha nemmeno fatto cenno all'esistenza di diversi cunicoli!"
L'istinto curioso di Muninn è subito desto e l'avventuriero scruta con curiosità i cunicoli, quasi rimpiangendo di non poter esplorare anche il secondo Cromlech.
Ma l'istinto di sopravvivenza ha la meglio sulla curiosità e infine l'intero gruppo si accoda all'unicorno, che avanza cautamente nel passaggio indicato in precedenza.

La marcia prosegue in silenzio per alcuni interminabili ore. La tensione è ora palpabile e molti avvertono un senso di pericolo che incombe, ma nessun suono turba il silenzio del sottosuolo, a parte quello dei loro passi.

Persino la dolce Erinn viene colta da un dubbio a cui prima non aveva prestato attenzione: la strada da lei indicata conduce quasi certamente al Cromlech di Nebin, ma sarà quella stessa strada che Agata ha percorso prima di scomparire?
Avatar utente

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

da Aurelicornus » gio 8 nov 2018, 6:21

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Erin si rispose dentro di se: «Posso solo andare avanti e scoprirlo...». Così buio! Ecco cosa diventava quel cunicolo più andava avanti. Insolite tenebre, tuttavia, per lei. Invece che ombre, le apparivano una patina di inchiostro, densa come affondare gli zoccoli nella neve. Che posto desolato.
E silenzio. Il loro cammino era accompagnato da un inquietante silenzio, nel ventre della terra, se si sottraeva il rumore flebile dei loro passi. Curiosamente, il passo dell'Unicorno era impercettibile, un fruscio che batteva sulle pietre del pavimento, eppur le sue dita erano ben corazzate da una spessa unghia da cervo. Alla luce morente delle loro torce, la sua pelliccia risplendeva quasi ad amplificare quel poco chiarore che avevano, ricacciando all'indietro le tenebre incombenti; Kynon e Didagus si chiedettero se la creatura esistesse davvero, o se fosse una allucinazione data dall'aria stagnante del cunicolo... c'era puzza di chiuso e di muffa, presagio sui motivi che avevano spinto i nani a chiudere quell'accesso... chissà.

Anche Arduino si sentiva sperduto, silenzioso perché timoroso di essere caduto in un incantesimo che avrebbe trasformato le dense ombre che li circondavano in un incubo, se avesse dato fiato ad un suono. Aveva affrontato molti pericoli, e imparato a controllare la sua paura in battaglia cacciandola in un angolo della mente, concentrandosi solo a muovere la spada in difesa e attacco; eppure quella volta stava sentendo che tutta la sua concentrazione non bastavano contro una mano invisibile che sentiva strappargli via la determinazione a cui si stava aggrappando. Non si era mai sentito così... impotente. Così perso. Tutto ciò che aveva imparato nella vita, a difendersi, a credere nei suoi valori portandoli avanti con coraggio, l'allenamento e la sua corazza, a che servivano contro le tenebre che ti strattonavano per trascinarti nell'oblio? Non poteva uccidere quello che la sua spada non tagliava; e la nebbia oscura attorno a lui, era tra queste. Si fermò un attimo. Non voleva desistere... non ora... si ricordò di Tia. Aveva corteggiato molte donzelle, a volte anche solo per gioco, ma si accorse che quella volta era diverso. Ripensò al suo viso, alla sua voce accogliente, alla leggiadria che dava al più semplice dei suoi gesti. Era diversa, per lui. Era qualcosa che sentiva di aver bisogno. Lui non... poteva morire li. Doveva rivederla. Dirgli quanto fosse diversa da tutte le donne che aveva incontrato nella vita. A volte gli avevano detto che, nella testa, era rimasto poco più che un ragazzo: chissà forse era vero? Ma Tia lo faceva sentire diverso, o forse gli dava qualcosa per essere diverso. Magari essere quello che gli altri chiamavano un "uomo". Quello non lo sapeva, tuttavia una si invece. Ritornò in marcia, le ombre nella sua mente avevano fatto un passo indietro: sarebbe tornato per lei, e ne demoni o dei dimenticati glielo avrebbero impedito.

Indietro al giovane cavaliere stavano gli umani, i quali sembravano soffrire più di tutti l'ambiente oscuro.
Lorien da un certo tempo continuava a guardarsi indietro, e tutto ciò che scorgeva era quel pozzo di tenebra che era il corridoio alle sue spalle. Non riusciva a togliersi dalla mente che c'era "qualcosa"; un fiato freddo, un tocco raggelante che si infiltrava nelle carni, ma se controllava il suo corpo il niente. Troppe volte più del dovuto la sua mano scivolò all'elsa della spada senza che occhi ne orecchie avessero un bersaglio dove dirigerla. Eppure sapeva che qualcosa c'era, che respirava con lei, annusava il suo sudore freddo ungergli la sua pelle, che fosse vicina a morderle il collo e ritrarsi non appena buttava il suo sguardo all'indietro. Ogni volta, il nero.
La donna sospirò: quel posto la stava rendendo matta. Doveva tenere duro, prima o poi sarebbe uscita da li, si augurava possibilmente prima.
Eppure...

Nana mostrava segni di dominio, ma solo sulla superficie. Avanzava silenziosa, ma non riusciva a prestare attenzione a quel poco che poteva vedere. La sua mente era troppo occupata a tenere a bada i ricordi del passato, troppi e troppe cose da tenere incatenate negli angoli nascosti della memoria, una distrazione per sopravvivere e terminare le sue missioni. Era sempre stata brava a tenerli rinchiusi; ora come prima. Eppure sentiva che gli anelli delle loro catene avevano una debolezza e avrebbero potuto spezzarzi. Mai che possa succedere, si diceva solo con un'emozione priva di parole nella sua anima, ma il dubbio la stava accarezzando.
... se solo per Muninn fosse stato così semplice.

Per lui i cunicoli percorsi lo avevano logorato, spaventato dall'idea di rimanere di nuovo prigionero sottoterra, così come anni fa. Quella galleria si stava dimostrando la peggiore di tutte. Inoltrandosi nelle sue profondità sentiva che l'oscurità farsi densa, e la roccia diventare terra, soffice, e frabile, e morbida; non avrebbe retto il suo peso. Ebbe la sensazione di affondare, impercettibilmente, ad ogni passo. Aveva timore nel toccare i muri, se anch'essi fossero diventati terriccio pronto a seppellirlo appena lo avesse sfiorato. Il corridoio stava scendendo, o era lui ad essere trascinato dentro nel terreno? Le gambe sentivano resistenza, come se stesse avanzando nel fango e lo sentiva innalzarsi; se fosse arrivato alla gola? La tiepida luce della torcia gli davano uno sprazzo di lucidità che occasionalmente gli ricordava dove era, che era la suggestione a contorcergli i pensieri e questo non era sufficiente, l'attimo dopo si chiedeva se la visione appena ricevuta fosse una illusione della sua suggestione.

Una voce disse: «Qui ci morirete, inghiottiti dalla terra!»
L'umano si girò su sè stesso, interrogando i compagni con lo sguardo: «Chi a lo ha detto?»
Didagus rispose: «Detto cosa?»
«Sei stato tu?», gettò una occhiataccia su di lui, e subito dopo su Lorien e Nana. «O forse tu? O tu?»
L'ultima ribattè irritata: «Ti sei rincretinito ora?»
L'uomo urlò: «Adesso basta!», ed estrasse la spada. «Basta!», e iniziò a tirare fendenti al vuoto, per colpire rabbiosamente qualcosa che nessuno vedeva, troppo vicino agli altri che rischiò di ferirli senza farci caso. Tutti tirarono fuori le armi, Kynon richiamò invano alla calma con la voce sepolta dai lamenti di Muninn.
Allora l'Unicorno, con movimenti eterei, si fece strada nel gruppo in agitazione, e un bagliore dal tono rosa pallido rischiarò il corridoio per un momento; un attimo dopo Muninn diede un singhiozzo e si accasciò a terra addormentato, o forse stordito... era difficile a dirsi data la situazione. Candidamente Erin, confusa, chiese: «Cosa sta succedendo? Sembrava terrorizzato...»
Solo allora sentirono i lamenti di Unseen, rannicchiato contro una parete e singhiozzando con le piccole mani tra i capelli. «Non è stata colpa mia! Sono troppo lento... troppo piccolo...non è vero non è stata colpa mia, non potevo fare nulla!»
Tutti si avvicinarono allo gnomo, inquieti. Solo l'Unicorno sembrava poter usare ancora la lingua per chiedere ciò che tutti si stavano domandando, ma timorosi di chiederlo per aver conferma del loro sospetto: «Gentile messer Unseen... di cosa sta parlando?»
L'altro gli diede solo una fugace occhiata, ritraendosi subito nelle sue paure come se volesse evitare di sapere se di fianco a lui fosse presente anche l'orrore che lo stava tormentando. Gridò: «I morti! Non li senti? Non li senti?!»
Erin si voltò verso gli altri. Il resto del gruppo sembrava impallidito, ma per lei era difficile se così fosse davvero o se fossero solo le torce ad essersi consumate; lei rispose, candidamente e un po' confusa: «No, io non sento nulla».

Ma forse avrebbe potuto aspettarselo, aggiunse nei suoi pensieri.
Avatar utente

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

da Hashepsowe » mar 22 gen 2019, 19:16

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

"Smettetela subito! - il tono imperioso di Nana sembra rivolto più a se stessa che agli altri - Non mi spaventerete con le vostre stregonerie! I morti giacciono e non possono nuocere ai vivi, a meno che non siano gli stessi vivi a comandare ai loro corpi putrefatti di mostrarsi in tutto il loro fetore! Solo i negromanti riescono a farlo senza restare vittime del loro stesso sortilegio... e anche qualche inquisitore molto molto potente! Ma tra noi non ci sono persone pervase da quel potere... io lo so... lo sento. Sono in grado di percepire il potere in tutte le sue sfaccettature e so che qualcuno qui sta cercando di spaventarmi... Ma non ci riuscirete!"
"Oppure voi stessa state cercando di spaventare noi! - ribatte Lorien con una punta di sarcasmo - E di fatto, siete proprio l'unica capace di manipolare certi poteri... lo gnomo è troppo piccolo per la magia in grande stile e ne è giustamente spaventato... - poi volge lo sguardo in direzione di Erinn che si schiarisce la voce - Ah... giusto... dimenticavo l'equina... anche lei potrebbe aver scatenato un qualche sortilegio per non si sa quale motivo tutto suo..."
"Equina a me? - per la prima volta persino l'unicorno pare sul punto di perdere le staffe - Come ti permetti brutta sgualdrina che non sei altro?"
"Basta signore... basta! - il giovane Arduino si frappone tra le litiganti - Non vi rendete conto di quanto poco edificante sia il vostro comportamento? Io non credo che qualcuno tra noi stia cercando di ingannare gli altri con la magia occulta... Piuttosto forse ci stiamo avvicinando alla nostra meta... e ricordo bene il senso di oppressione che tormentava tutti quanti noi quando ci siamo avventurati nel pozzo per cercare di risolvere il mistero della maledizione..."
"E' vero... - conferma Muninn, ritrovando improvvisamente una parte del suo proverbiale sangue freddo, insieme al ricordo della propria determinata volontà di conoscere il segreto che i druidi stessi non riescono a penetrare. - Laggiù pareva che, a turno, ciascuno di noi provasse un senso di malessere opprimente... e le voci ci tormentavano tutti!"
"Dobbiamo andare avanti allora - conclude Didagus cercando di tagliare corto ad ogni ulteriore discussione - Non possiamo fermarci proprio adesso che siamo così vicini alla meta. E chi pensa di non farcela può sempre rimanere qui ad aspettare... oppure tornarsene indietro!"
Un coro di proteste fa eco alle parole del mezzelfo: nessuno vuole tornare indietro e nessuno se la sente di rimanere da solo nel buio, in attesa che gli altri compiano la loro missione... sempre che non muoiano nel tentativo di farlo.
"Andiamo allora... bando alle ciance - Kynon interrompe il vociare indistinto e ad alta voce comanda di riprendere il cammino.
Si porta poi un dito sulle labbra e sussurra qualcosa mentre lascia che i compagni lo sorpassino, lasciandolo nascosto dietro ad uno spuntone roccioso.
"Restate uniti e continuate a camminare... - soggiunge sussurrando - Mi gioco il collo che chi ha prodotto quei rumori è vivo e vegeto... e voglio scoprire di chi si tratta... altro che storie!"
Erinn si offre di restare indietro con lui, ma l'indomito guerriero le raccomanda piuttosto di proteggere gli altri.
Il gruppo si allontana lentamente, mentre un tenebroso silenzio avvolge il mezzelfo che rimane in attesa. Il tremulo lucore delle fiaccole si fa sempre più lontano, fino a perdersi del tutto. Gli attimi che seguono sembrano ore, scanditi dal solo suono delle gocce che disgregano e aggregano le rocce, con la promessa di modellarle in nuove stalattiti e stalagmiti.
Poi, proveniente da uno dei cunicoli ignorati dal gruppo, una scintilla fiorisce nel buio, remota come una stella sotto a una coltre di nubi. Si avvicina e diventa più grande, fino a rivelare i profili di coloro che ne seguono il percorso: volti noti, che il capo delle guardie di Nebin non si sarebbe certo aspettato di scorgere in quel passaggio! Le insegne del Clan del Corvo avanzano nel corridoio e, dietro al portabandiera, ecco un drappello di guerrieri, capitanati da Gruychl, colui che, tra tutti i capi di Nebin, è sempre stato il più ostile nei confronti degli stranieri!
Un lampo di comprensione improvvisamente attraversa la mente di Kynon: il Clan del Corvo discende in linea diretta da Bran... il mitico guerriero i cui resti si dice siano sepolti nel Cromlech del lago!

Nel frattempo gli altri componenti della spedizione si sono fermati ad aspettare che Kynon li raggiunga con le notizie sperate.
Erinn si apparta e socchiude gli occhi: un'argentea falce di luna compare nello sfondo vuoto delle sue facoltà psichiche. La Luna d'argento rimanda alla dea elfica Seline, patrona degli abitanti dei Giardini d'Argento. Il messaggio del suo subconscio è fin troppo chiaro: occorre fidarsi dell'intuito nel prossimo futuro, perchè i normali sensi non potranno portare alla luce le conoscenze ataviche che dormono sepolte sotto ai pesanti strati di roccia di un Cromlech antico!
Avatar utente

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

da Aurelicornus » gio 18 apr 2019, 6:08

LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Come era possibile? Gruychl non poteva essere li... il giorno della partenza era a Nebin, e se anche li avesse seguiti, non poteva essere possibile che li avessero preceduti con tal anticipo. I nani non avevano accennato a nessun altro visitatore... forse un passaggio di cui nessuno era a conoscenza? Uno che neppure i druidi conoscevano? Non poteva crederci...
Una voce lo paralizzò alle spalle, assieme al tocco della punta di una lama: «Fermo! Nessun scherzo e vieni».
Ma come lo avevano visto...
Il mezz'elfo si trovo circondato pochi attimi dopo dal drappello di uomini armati; che ne sarebbe stato di lui? Non aveva idea di cosa sarebbe successo ora, e questo gli faceva più paura della minaccia dell'arma puntatogli contro.
Si diceva che il capo del Clan del Corvo fosse sprezzante con gli stranieri, ma chi lo conosceva di persona sapeva che, invece, era sprezzante verso chiunque. Kynon non poteva trattenere il suo stupore per trovarlo li, nelle viscere della terra:«Gruychl! Tu qui? Ma come... è possibile? Cosa ci fate qui?»
Il capoclan gli rivolse lo sguardo, tuttavia sembrava perso nel vuoto, per qualche motivo che non si riusciva ad intuire:« Io? No, no, la domanda è, cosa ci fai tu, qui. Tu e gli altri non avreste dovuto arrivare fino in questo luogo. Avevo spedito dei sicari per fermare il vostro viaggio, ma sembra che abbia speso male i miei soldi. Hm. Ho delle reclute ansiose di farsi notare che avrebbero saputo far di meglio».
«Ammetti di essere tu dietro a tutto questo? Al crollo del Cromlech e alla maledizione che lo stava infestando?»
L'altro si massaggiò il mento con un paio di dita, quasi sorpreso dalla domanda del mezz'elfo. «Cosa ti fa credere che sia opera mia?»
«A questo punto, cosa altro dovrei pensare? Dimmi.»
Gruychl gli venne vicino. «No, no, non capisci. Non è importante. Io ho chiesto, cosa ci fate voi qui. O forse dovrei chiedere, cosa pensi che tu stia facendo qui. C'è forse qualche motivo particolare per cui Alfie abbia voluto mandare dei prigionieri, profanatori, degli impuri, a mettere piede in un luogo sacro, che seppure possa essere o meno sotto influenze nefaste rimane comunque un luogo sacro? Non è un compito per uomini sacrificabili, ma per emissari fedeli degni di calcare il suolo di simili luoghi. Mai ti è venuto il dubbio dell'insolito incarico che ti è stato affidato, Kynon? Mai una scintilla di dubbio se la tua lealtà verso i Druidi sia stata ben riposta? Perché guardati attorno, ora sei solo nel nulla, avvolto nelle tenebre, dove gli dei sono lontani e non possono sentire i pensieri blasfemi che mettano in discussione la virtuosità dei loro servi».
Kynon rimase in silenzio, perché aveva senso. La sacralità di un luogo aveva molta più importanza delle vite di coloro che dovevano proteggerlo, un sacrificio che nel giuramento i guerrieri promettevano di essere disposti a compiere se necessario. Per quanto la cinica idea di sacrificare degli stranieri suonasse pragmatica, disgustosa rimaneva l'idea che la loro presenza insozzasse un luogo di culto della sua gente; l'onore di tali imprese non si adduceva alle spalle di chi avesse commetto colpe davanti agli dei... seppure sapesse che almeno qualcuno dei suoi compagni di viaggio non avesse colpe. L'instinto disse ciò che il pensiero stava ancora per formulare:« Cosa stai cercando di dire?»
Il capoclan lo guardò sorpreso, nonostante apparisse ancora assente... o forse era semplicemente annoiato? «Non lo hai ancora capito?»

Il resto del gruppo si trovò bloccato da una porta di pietra. Non vi era nulla sul blocco che sigillava la fine del corridoio, come come gli stipiti non recavano nessun segno; era insolito per qualcosa creato da mani di Nano, un popolo che seppur pragmatico, imprimeva il proprio gusto artistico in ogni cosa che venisse creata o curata da loro. Invece, nessuna runa, nessun sigillo, ma pietra liscia. Eppure non era in contrasto con la mente dei Nani, con la mente plasmata dalla roccia tra cui vivevano, perché se ben osservata la lastra era attraversata da vibranti sfumature rosse e nere, che come fossero state ottenute rimaneva un loro segreto, ma ciò che bastava sapere è che a volte una pietra sola diceva tutto ciò che doveva del luogo che doveva presidiare, senza lettere o segni superflui.
Spinsero la porta, che sorprendentemente si mosse senza far resistenza. Dietro si celava un immenso salone, di cui non distinguevano chiaramente le pareti, pieno di pilastri di roccia. Avanzando con cautela, notarono che in ogni pilastro vi era una nicchia, in ogni nicchia dei resti oramai irriconoscibili, e sotto ad ognuno una scritta nanica. La voce di Erin risuono oscura nella tomba, specificando ciò che era facile intuire:«E' un cimitero... credo i resti dei nani che abbiano combattuto nella difesa di Dun Ametist, molto tempo fa...»
L'aria dava una sensazione oppressiva, difficile da descrivere; quel luogo era rimasto dimenticato per secoli, e non gradiva la presenza dei viventi. Persino Lorien e Muninn, i meno suscettibili alle superstizioni, potevano sentirlo.
Con la sorpresa di tutti, Unsenn si portò verso il centro del sepolcro ma qualcosa di strano si notava in lui. Si fermò sul bordo di un buco circolare, forse un pozzo in apparenza, ma di cosa fosse riempito impossibile dirlo: era un liquido scuro e denso, eppure più lo si guardava e più sembrava nebbia. Lo gnomo restava li immobile, a guardare dritto nel fondo del baratro, senza dire nulla. Gli altri si avvicinarono a lui con cautela, nessuno poteva a comprendere cosa stesse succedendo.
Nana fu l'unica che ebbe l'azzardo di richiamarlo. «Unsenn? Cosa...»
Egli si lasciò cadere nel pozzo come un peso morto: scomparve nel liquido, ma non si udì nessun tonfo.
D'istinto balzarono tutti in avanti per afferrarlo, troppo tardi. «No!»
Erin si sentì improvvisamente male. Quel pozzo la invase con una sensazione di malessere che la costrinse ad indietreggiare all'istante, facendola quasi barcollare. Ripreso il controllo, continuo a farsi indietro. «No, state indietro, è pericoloso!»
Arduino fu il primo a tornare abbastanza lucido per chiedere in vece di tutti:«Cosa è successo, signorina Erin? Dov'è Unsenn?»
L'Unicorno femmina chiuse gli occhi, concentrandosi. «Non lo so...»
«Vuole dire che è... morto?»
L'espressione di Erin fu un misto di confusione e spavento:«Sto dicendo che non riesco più a percepirlo».
Rispondi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron