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Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: mar 12 giu 2018, 19:04
da Hashepsowe
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde
PERSONAGGI: TUTTI


La tensione è palpabile nel piccolo gruppo che ora percorre l’angusto sentiero scavato nella roccia.
Dopo lo splendore di Dum Amethyst, il passaggio appare ancora più cupo e l’oscurità sarebbe completa, se non fosse per le tre torce tremolanti che disegnano – fisicamente e mentalmente – il confine che separa i viaggiatori!
Come di consueto, Kynon apre la fila, seguito a ruota da Erinn, che non ha voluto sentir ragioni: se Agata è passata di qua, può farlo anche lei e stare davanti le garantisce la possibilità di scorgere prima degli altri ciò che si agita oltre alle tenebre. Il buio non la spaventa e, per lei che può scrutare nelle tenebre grazie alle sue facoltà mentali, è il minore degli ostacoli!
Dietro all’unicorno cammina Nana Chain, che stringe i denti e cerca di non farsi distanziare dalle quattro agili zampe che la precedono. Unsenn, appollaiato sulla sua spalla, vigila affinchè non pretenda troppo dalle sue ancor deboli forze, pronto a reclamare a gran voce una sosta quando sarà necessario.
Dappresso vengono Arduino e Didagus, quest’ultimo reggendo la seconda torcia; camminano con passo leggero ma sono consapevoli dell’atmosfera pesante che serpeggia tra i viaggiatori e sanno che stare al centro del gruppo, è strategico per tenere a bada il conflitto latente. Alle loro spalle, gli stivali da caccia di Lorien scandiscono il malumore che l’accompagna, mentre con sguardo corrucciato osserva l’inquisitrice che la precede, senza mai smettere di scrutare in tralice la paladina Ivana, che – mantenendo una certa distanza dal resto del gruppo - chiude la fila insieme a Muninn, il quale regge l’ultima torcia.
Per alcune lunghe ore, nessuno fiata e l’eco leggera dei respiri e dei passi risuona tra le rocciose pareti che delimitano il passaggio. La nozione del tempo si perde, ma Unsenn non si lascia ingannare e riconosce immediatamente i segni della fatica nel passo ancor lesto di chi non vuole ammettere la propria debolezza.
La sua vocetta è stridula e stonata come il rumore del gesso sulla lavagna, ma il tono autoritario rompe il silenzio e pretende attenzione.
Ehi… messer Kynon, che ne dici di fare una sosta? Non so voi… ma io sono stanco!
Nonostante la tensione, Didagus non riesce a trattenere una sonora risata: “Deve essere molto faticoso, in effetti, farti trasportare da Nana!
Più di quanto tu non creda… - replica stizzito lo gnomo – Anche perché lei è reduce da un viaggio al confine delle lande desolate di Mur!
Non preoccuparti per me, piccoletto. – lo redarguisce l’inquisitrice - Sto bene e posso camminare ancora: non voglio rallentare la vostra missione!
A quelle parole, Erinn si blocca di colpo: “Lo gnomo ha ragione: in ogni caso, un po’ di riposo farà bene a tutti. Dai, fermati Kynon!
Non possiamo accamparci sul sentiero però… - commenta Arduino – Cerchiamo almeno di raggiungere una caverna più ampia, o uno spiazzo o qualcosa del genere…
D’accordo. – risponde Kynon – Voi aspettatemi qui. Io vado avanti ancora un poco e vedo se riesco a trovare un posto migliore.
Aspetta. - strilla lo gnomo, scendendo dalle spalle di Nana Chain – Portami con te: io sono più piccolo e posso esplorare anche i buchi nella roccia…
D’accordo. Salta su, piccoletto.
Il mezzelfo raccoglie lo gnomo e si incammina. La luce della sua torcia si allontana rapidamente fino a scomparire del tutto.
Non mi piace questo posto e avrei preferito continuare a camminare senza dividerci: prima si arriva e meglio è. – commenta Lorien, dopo alcuni istanti - Io non capisco perché quella là - indica Nana Chain - non sia rimasta a riposarsi dai nani. Questa missione non la riguarda! Così come non riguarda quell’altra – si volta e punta il dito contro Ivana - che con la ferraglia che indossa fa più rumore delle campane della cattedrale di Nortgarthen!
Veramente non mi pare che riguardi nemmeno te. – commenta Arduino con malcelata ostilità – Da Nebin siamo partiti in cinque: Kynon, Didagus, Unsenn, Rudolph ed io. Abbiamo incontrato per strada tre donne e un’Unicorno ma nessuna di voi era obbligata a seguirci… eppure eccovi qua. Voi tutte potevate evitare di rischiare la vita su questo sentiero che gli stessi Nani evitano come la peste! Oltretutto non sapete neanche quel che ci aspetta al termine del viaggio… e vi assicuro che non sarà una passeggiata!
Erinn sbuffa vistosamente: “Uffà… falla finita con questa lagna. Vi ho già spiegato che sto cercando un’amica e i Nani hanno detto che è passata di qua! Se le donne preferiscono non svelare i motivi che le spingono a fare questo viaggio, ciascuna di loro in cuor suo li ha ben presenti! Comunque, se non fosse stato per me e per lo gnomo, i Nani vi avrebbero cacciato tutti fuori a pedate!
Veramente, signorina Unicorno, sono stato io a pagare il pedaggio… - ribatte divertito il sedicente Rudolph – E vorrei fosse chiaro a tutti che la nostra missione non prevede una via di fuga: si va avanti fino in fondo, fino all’ultimo soffio di vita!
La mia spada è al vostro servizio. – replica Ivana fieramente – Ero in cerca di una nobile causa da abbracciare quando vi ho incontrato… e non verrò meno al mio onore!"
Ma sentitela la nobil paladina… - le grida in faccia Lorien, ormai fuori controllo – E dillo che ti puzza la vita! Se avessi dovuto guadagnarti il diritto di sopravvivere in ogni singolo istante della tua esistenza, non sprecheresti il fiato in inutili smancerie! Quanto a quell’altra strega, mi dispiace solo che l’abbiano salvata perché prima o poi sono sicura che ce la ritroveremo di traverso… E tu, Rudolph, smettila di ridere: sei ricercato anche tu se non sbaglio… e l’unicorno poi… se la vogliono viva è solo per farci sopra tanti begli esperimenti!
Basta! – anche Nana grida adesso, incurante della prudenza che sconsiglierebbe di alzare la voce in una caverna oscura dove chissà quali forze malevole potrebbero stare in agguato – La verità è che te la stai facendo sotto per la paura, anche se vuoi farti passare per una dura! In ogni caso adesso siamo qui, tutti coinvolti nella medesima missione, sia quella che sia… e tu sei semplicemente patetica con queste tue paranoie stupide. Hai la mia parola che non muoverò un dito contro nessuno di voi fino alla fine di questa storia… e forse anche dopo, ammesso che se ne esca vivi!

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: mar 7 ago 2018, 2:52
da Aurelicornus
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Tutti erano nervosi, ognuno per ragioni diverse.
Kynon restata in silenzio, molto più distaccato del solito: pur essendo nativo di quest'oasi, e pur avendo avuto occasione di metter piede a Dun Ametist in passato, quei tunnel erano sconosciuti per lui. Ammise a sè stesso che non era sicuro a cosa dovesse esattamente prepararsi e il come, e questo era un bene che nessuno dei compagni di viaggio lo sapesse.
Arduino, pensava distratto a cosa avrebbe fatto una volta finita quella vicenda, a come avrebbe potuto impressionare la sua bella locandiera: forse un trofeo strappato dai pericoli che avrebbe affrontato? O forse qualcosa di più vicino alla sensibilità di una signora? Quale scelta difficile...
Più cupi i pensieri di Didagus. Si muoveva da una vita, senza fermarsi. Eppure per una volta si chiese se la sotto, nelle profondità della terra, nulla avrebbe potuto raggiungerlo; un dolce pensiero, ma l'impressione che quei sotterranei gli ricordassero una tomba toglieva ogni attrattiva. Li nel sottosuolo era dove i morti vengono accolti, ma non avrebbe trovato nascondiglio dal passato tra di loro.
Unseen non era più lo stesso da quando aveva lasciato Nebin. Lo gnomo era diventato sempre più silenzioso e distaccato, guardando il mondo con occhi vuoti; il suo comportamento era deteriorato ancora più una volta discesi nella città nanica: più discendevano nella terra, e più sembrava perdersi nella sua apatia. Solo raramente sembra risvegliarsi dal suo stupore, per rumori casuali che chissà qual ragione lo riportavano alla realtà. Se non lo avessero portato con loro, forse si sarebbe seduto ad aspettare che la montagna lo seppellisse, per sparire per sempre in silenzio.
Forse il solo modo di scappare dal passato era morire, e anche li, sotto il suolo dove i morti vengono accolti, sarebbe stato ugualmente raggiunto.
Erin non era abituata ai sotterranei e caverne, senza il sole a scaldarle la schiena e il vento accarezzarla. Non era neppure sicura se si fosse fatto giorno o notte, ma li sotto non aveva importanza. Prese lo specchio tra i suoi effetti personali, e si rimise a posto la criniera: quel tunnel la stava mettendo a disagio sia dentro che fuori.
Muninn la punzecchiò: «E ti sembra il momento di pensare alla toelettatura?»
Erin sbuffò: la bellezza per un unicorno era un obbligo. Non riusciva proprio a sopportare la sensazione di disordine che certi umani traspiravano dalla loro trasandatezza.
Il divertimento dell'umano si spense subito. Di tutto il gruppo, lui era quello che più stava risentendo l'oppressione del sottosuolo. Era stato prigioniero in un luogo simile, anni prima: una miniera esaurita che venne convertita come segreta, un modo per seppellire coloro che avrebbero dovuto essere morti ma non era possibile farlo. Muninn riuscì a fuggire, ma a stento; non ebbe idea di quanto vagò tra i cunicoli, ma gli sembrò una eternità, abbastanza da esser vicino all'idea di morire la sotto. Fu solo grazie al sacrificio di un compagno della rivolta, che portò al crollo di una buona sezione del sotterraneo, che riemerse nel mondo dei vivi, e non senza rimanere ferito da quell'orrenda esperienza.
Quel sotterraneo nanico era terribilmente simile a quello in cui venne fatto prigioniero; a volte aveva l'impressione di essere nuovamente nella sua esperienza passata anziché nel Monte dell'Oblio. Dun Ametist, a dispetto di essere sottoterra, aveva ambienti molto ampi che non lo facevano sentir schiacciato, ma qui era diverso: il corridoio angusto esprimeva tutta l'oppressione della roccia che premeva sul nervosismo dell'umano. Cercava di resistere, distrarsi dal pensare a quel luogo, ma le memorie e la paura stavano erodendo la sua mente. Invece di concentrarsi sull'ambiente per scorgere i pericoli nascosti nella mezza oscurità delle torce, era distratto dal peso che sentiva emanare dalla montagna. Ne stava diventando consapevole. Non sapeva fino a quanto avrebbe saputo mantenere il controllo.

Il gruppo riprese il cammino, e con loro sorpresa trovò qualcosa di diverso, finalmente, dal lungilineo condotto che stavano seguendo da chissà quanto. Erano entrati in una sala quadrata, non dissimile dal tunnel che avevano seguito come lavorazione, a parte che alcuni punti delle pareti erano riparate frettolosamente con mattoni; da ogni spigolo dipartivano altri corridoi per chissà dove, forse nel cuore oscuro della montagna, o forse in posti più misteriosi.
Tutti si sentirono confusi: i nani non avevano accennato a nessun incrocio... e ora quale porta avrebbero dovuto scegliere?
Erin diede voce a quello che stavano tutti pensando: «E ora qualcuno sa dove dobbiamo andare?»

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: mer 10 ott 2018, 22:47
da Hashepsowe
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Quanto tempo è passato?
Quanto ancora ce ne vorrà per raggiungere il Cromlech?
Da quanto tempo la loro vista dipende dalla tremula luce delle torce?
E quanto dureranno ancora le scorte di torce in loro possesso?

La memoria si confonde con i ricordi personali di ciascuno di essi.
Già due volte la stanchezza ha reclamato il suo tributo di cibo e riposo, costringendo il gruppo ad accamparsi alla meno peggio.
Nessun incidente ha turbato finora il cammino, permettendo ad ognuno di rinchiudersi in se stesso, strettamente avvolto nel pesante mantello dei propri pensieri.
Ma ora quell'imprevisto crocevia li costringe a dar fiato ai pensieri, per cercare di comprendere quale sia la via che conduce alla loro meta.
"E adesso dove andiamo? - è Ivana la prima a dar voce all'enigma.
"All'inferno... e dove altro se no?" - ribatte in tono cupo Didagus.
"Era meglio se rimanevo a Myrd Wavair! Da quando sono con voi è andato tutto di male in peggio!"
"Grazie tanto, madama Lorien - replica pronto Arduino - Chissà che non siate propriio voi a portar rogna. Chissà quale maledizione avrete risvegliato tra quelle dannate rovine!"
"Sciocchezze!" Il tono di Muninn è ironico, ma la sua preoccupazione è ben presto svelata: "I morti non possono nuocere ai vivi, ma lo scopriremo tutti prima di quanto vorremmo, se ci smarriamo in questi meandri."
"Ben detto, amico! - parole che risuonano quasi come una beffa sulle labbra di Nana - Cerchiamo di essere pratici: qualcuno ha per caso una bussola e magari conosce la direzione in cui si trova la nostra meta?"
"Rispetto a Dum Amethyst il Cromlech di Nebin si trova a Nord-Est - pacato Kynon espone il cuore del problema - ma qui sotto è quasi impossibile determinare la direzione. E neppure una bussola ci potrebbe aiutare, se anche l'avessimo, poichè il magnetismo di queste rocce farebbe impazzire l'ago."
"Molto bene, signori - Erinn non si scompone - Partendo da quanto Kynon afferma, credo di poter dire con certezza che il passaggio alla nostra destra punta verso la direzione in cui dobbiamo andare."
"Però questo luogo è parecchio strano - commenta dubbioso lo gnomo - Immagino sia normale che i Nani non ne abbiano fatto parola con noi... anche perchè sembrerebbe opera di mani umane... e l'energia che vi si respira mi rammenta quella del Cromlech di Nebin"
A quelle parole, il volto di Kynon si illumina.
"Magnifico! Ora, so perfettamente dove ci troviamo! C'è un altro Cromlech da queste parti. Le leggende dicono che sia stato costruito dai Druidi nella notte dei tempi, prima delle guerre che hanno devastato la nostra terra. Ora però il sito non può essere raggiunto poichè si trova al centro di un isolotto, a sua volta immerso nell'infida palude delle voci erranti. Probabilmente l'unica via per accedervi è uno di questi cunicoli."
"Ed ecco che pian piano si scoprono gli altarini.. dei druidi. - commenta Arduino - Certo Aife sapeva tutto... ma non ci ha fornito neppure una rudimentale mappa del sotterraneo. Al contrario: non ha nemmeno fatto cenno all'esistenza di diversi cunicoli!"
L'istinto curioso di Muninn è subito desto e l'avventuriero scruta con curiosità i cunicoli, quasi rimpiangendo di non poter esplorare anche il secondo Cromlech.
Ma l'istinto di sopravvivenza ha la meglio sulla curiosità e infine l'intero gruppo si accoda all'unicorno, che avanza cautamente nel passaggio indicato in precedenza.

La marcia prosegue in silenzio per alcuni interminabili ore. La tensione è ora palpabile e molti avvertono un senso di pericolo che incombe, ma nessun suono turba il silenzio del sottosuolo, a parte quello dei loro passi.

Persino la dolce Erinn viene colta da un dubbio a cui prima non aveva prestato attenzione: la strada da lei indicata conduce quasi certamente al Cromlech di Nebin, ma sarà quella stessa strada che Agata ha percorso prima di scomparire?

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: gio 8 nov 2018, 6:21
da Aurelicornus
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Erin si rispose dentro di se: «Posso solo andare avanti e scoprirlo...». Così buio! Ecco cosa diventava quel cunicolo più andava avanti. Insolite tenebre, tuttavia, per lei. Invece che ombre, le apparivano una patina di inchiostro, densa come affondare gli zoccoli nella neve. Che posto desolato.
E silenzio. Il loro cammino era accompagnato da un inquietante silenzio, nel ventre della terra, se si sottraeva il rumore flebile dei loro passi. Curiosamente, il passo dell'Unicorno era impercettibile, un fruscio che batteva sulle pietre del pavimento, eppur le sue dita erano ben corazzate da una spessa unghia da cervo. Alla luce morente delle loro torce, la sua pelliccia risplendeva quasi ad amplificare quel poco chiarore che avevano, ricacciando all'indietro le tenebre incombenti; Kynon e Didagus si chiedettero se la creatura esistesse davvero, o se fosse una allucinazione data dall'aria stagnante del cunicolo... c'era puzza di chiuso e di muffa, presagio sui motivi che avevano spinto i nani a chiudere quell'accesso... chissà.

Anche Arduino si sentiva sperduto, silenzioso perché timoroso di essere caduto in un incantesimo che avrebbe trasformato le dense ombre che li circondavano in un incubo, se avesse dato fiato ad un suono. Aveva affrontato molti pericoli, e imparato a controllare la sua paura in battaglia cacciandola in un angolo della mente, concentrandosi solo a muovere la spada in difesa e attacco; eppure quella volta stava sentendo che tutta la sua concentrazione non bastavano contro una mano invisibile che sentiva strappargli via la determinazione a cui si stava aggrappando. Non si era mai sentito così... impotente. Così perso. Tutto ciò che aveva imparato nella vita, a difendersi, a credere nei suoi valori portandoli avanti con coraggio, l'allenamento e la sua corazza, a che servivano contro le tenebre che ti strattonavano per trascinarti nell'oblio? Non poteva uccidere quello che la sua spada non tagliava; e la nebbia oscura attorno a lui, era tra queste. Si fermò un attimo. Non voleva desistere... non ora... si ricordò di Tia. Aveva corteggiato molte donzelle, a volte anche solo per gioco, ma si accorse che quella volta era diverso. Ripensò al suo viso, alla sua voce accogliente, alla leggiadria che dava al più semplice dei suoi gesti. Era diversa, per lui. Era qualcosa che sentiva di aver bisogno. Lui non... poteva morire li. Doveva rivederla. Dirgli quanto fosse diversa da tutte le donne che aveva incontrato nella vita. A volte gli avevano detto che, nella testa, era rimasto poco più che un ragazzo: chissà forse era vero? Ma Tia lo faceva sentire diverso, o forse gli dava qualcosa per essere diverso. Magari essere quello che gli altri chiamavano un "uomo". Quello non lo sapeva, tuttavia una si invece. Ritornò in marcia, le ombre nella sua mente avevano fatto un passo indietro: sarebbe tornato per lei, e ne demoni o dei dimenticati glielo avrebbero impedito.

Indietro al giovane cavaliere stavano gli umani, i quali sembravano soffrire più di tutti l'ambiente oscuro.
Lorien da un certo tempo continuava a guardarsi indietro, e tutto ciò che scorgeva era quel pozzo di tenebra che era il corridoio alle sue spalle. Non riusciva a togliersi dalla mente che c'era "qualcosa"; un fiato freddo, un tocco raggelante che si infiltrava nelle carni, ma se controllava il suo corpo il niente. Troppe volte più del dovuto la sua mano scivolò all'elsa della spada senza che occhi ne orecchie avessero un bersaglio dove dirigerla. Eppure sapeva che qualcosa c'era, che respirava con lei, annusava il suo sudore freddo ungergli la sua pelle, che fosse vicina a morderle il collo e ritrarsi non appena buttava il suo sguardo all'indietro. Ogni volta, il nero.
La donna sospirò: quel posto la stava rendendo matta. Doveva tenere duro, prima o poi sarebbe uscita da li, si augurava possibilmente prima.
Eppure...

Nana mostrava segni di dominio, ma solo sulla superficie. Avanzava silenziosa, ma non riusciva a prestare attenzione a quel poco che poteva vedere. La sua mente era troppo occupata a tenere a bada i ricordi del passato, troppi e troppe cose da tenere incatenate negli angoli nascosti della memoria, una distrazione per sopravvivere e terminare le sue missioni. Era sempre stata brava a tenerli rinchiusi; ora come prima. Eppure sentiva che gli anelli delle loro catene avevano una debolezza e avrebbero potuto spezzarzi. Mai che possa succedere, si diceva solo con un'emozione priva di parole nella sua anima, ma il dubbio la stava accarezzando.
... se solo per Muninn fosse stato così semplice.

Per lui i cunicoli percorsi lo avevano logorato, spaventato dall'idea di rimanere di nuovo prigionero sottoterra, così come anni fa. Quella galleria si stava dimostrando la peggiore di tutte. Inoltrandosi nelle sue profondità sentiva che l'oscurità farsi densa, e la roccia diventare terra, soffice, e frabile, e morbida; non avrebbe retto il suo peso. Ebbe la sensazione di affondare, impercettibilmente, ad ogni passo. Aveva timore nel toccare i muri, se anch'essi fossero diventati terriccio pronto a seppellirlo appena lo avesse sfiorato. Il corridoio stava scendendo, o era lui ad essere trascinato dentro nel terreno? Le gambe sentivano resistenza, come se stesse avanzando nel fango e lo sentiva innalzarsi; se fosse arrivato alla gola? La tiepida luce della torcia gli davano uno sprazzo di lucidità che occasionalmente gli ricordava dove era, che era la suggestione a contorcergli i pensieri e questo non era sufficiente, l'attimo dopo si chiedeva se la visione appena ricevuta fosse una illusione della sua suggestione.

Una voce disse: «Qui ci morirete, inghiottiti dalla terra!»
L'umano si girò su sè stesso, interrogando i compagni con lo sguardo: «Chi a lo ha detto?»
Didagus rispose: «Detto cosa?»
«Sei stato tu?», gettò una occhiataccia su di lui, e subito dopo su Lorien e Nana. «O forse tu? O tu?»
L'ultima ribattè irritata: «Ti sei rincretinito ora?»
L'uomo urlò: «Adesso basta!», ed estrasse la spada. «Basta!», e iniziò a tirare fendenti al vuoto, per colpire rabbiosamente qualcosa che nessuno vedeva, troppo vicino agli altri che rischiò di ferirli senza farci caso. Tutti tirarono fuori le armi, Kynon richiamò invano alla calma con la voce sepolta dai lamenti di Muninn.
Allora l'Unicorno, con movimenti eterei, si fece strada nel gruppo in agitazione, e un bagliore dal tono rosa pallido rischiarò il corridoio per un momento; un attimo dopo Muninn diede un singhiozzo e si accasciò a terra addormentato, o forse stordito... era difficile a dirsi data la situazione. Candidamente Erin, confusa, chiese: «Cosa sta succedendo? Sembrava terrorizzato...»
Solo allora sentirono i lamenti di Unseen, rannicchiato contro una parete e singhiozzando con le piccole mani tra i capelli. «Non è stata colpa mia! Sono troppo lento... troppo piccolo...non è vero non è stata colpa mia, non potevo fare nulla!»
Tutti si avvicinarono allo gnomo, inquieti. Solo l'Unicorno sembrava poter usare ancora la lingua per chiedere ciò che tutti si stavano domandando, ma timorosi di chiederlo per aver conferma del loro sospetto: «Gentile messer Unseen... di cosa sta parlando?»
L'altro gli diede solo una fugace occhiata, ritraendosi subito nelle sue paure come se volesse evitare di sapere se di fianco a lui fosse presente anche l'orrore che lo stava tormentando. Gridò: «I morti! Non li senti? Non li senti?!»
Erin si voltò verso gli altri. Il resto del gruppo sembrava impallidito, ma per lei era difficile se così fosse davvero o se fossero solo le torce ad essersi consumate; lei rispose, candidamente e un po' confusa: «No, io non sento nulla».

Ma forse avrebbe potuto aspettarselo, aggiunse nei suoi pensieri.

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: mar 22 gen 2019, 19:16
da Hashepsowe
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

"Smettetela subito! - il tono imperioso di Nana sembra rivolto più a se stessa che agli altri - Non mi spaventerete con le vostre stregonerie! I morti giacciono e non possono nuocere ai vivi, a meno che non siano gli stessi vivi a comandare ai loro corpi putrefatti di mostrarsi in tutto il loro fetore! Solo i negromanti riescono a farlo senza restare vittime del loro stesso sortilegio... e anche qualche inquisitore molto molto potente! Ma tra noi non ci sono persone pervase da quel potere... io lo so... lo sento. Sono in grado di percepire il potere in tutte le sue sfaccettature e so che qualcuno qui sta cercando di spaventarmi... Ma non ci riuscirete!"
"Oppure voi stessa state cercando di spaventare noi! - ribatte Lorien con una punta di sarcasmo - E di fatto, siete proprio l'unica capace di manipolare certi poteri... lo gnomo è troppo piccolo per la magia in grande stile e ne è giustamente spaventato... - poi volge lo sguardo in direzione di Erinn che si schiarisce la voce - Ah... giusto... dimenticavo l'equina... anche lei potrebbe aver scatenato un qualche sortilegio per non si sa quale motivo tutto suo..."
"Equina a me? - per la prima volta persino l'unicorno pare sul punto di perdere le staffe - Come ti permetti brutta sgualdrina che non sei altro?"
"Basta signore... basta! - il giovane Arduino si frappone tra le litiganti - Non vi rendete conto di quanto poco edificante sia il vostro comportamento? Io non credo che qualcuno tra noi stia cercando di ingannare gli altri con la magia occulta... Piuttosto forse ci stiamo avvicinando alla nostra meta... e ricordo bene il senso di oppressione che tormentava tutti quanti noi quando ci siamo avventurati nel pozzo per cercare di risolvere il mistero della maledizione..."
"E' vero... - conferma Muninn, ritrovando improvvisamente una parte del suo proverbiale sangue freddo, insieme al ricordo della propria determinata volontà di conoscere il segreto che i druidi stessi non riescono a penetrare. - Laggiù pareva che, a turno, ciascuno di noi provasse un senso di malessere opprimente... e le voci ci tormentavano tutti!"
"Dobbiamo andare avanti allora - conclude Didagus cercando di tagliare corto ad ogni ulteriore discussione - Non possiamo fermarci proprio adesso che siamo così vicini alla meta. E chi pensa di non farcela può sempre rimanere qui ad aspettare... oppure tornarsene indietro!"
Un coro di proteste fa eco alle parole del mezzelfo: nessuno vuole tornare indietro e nessuno se la sente di rimanere da solo nel buio, in attesa che gli altri compiano la loro missione... sempre che non muoiano nel tentativo di farlo.
"Andiamo allora... bando alle ciance - Kynon interrompe il vociare indistinto e ad alta voce comanda di riprendere il cammino.
Si porta poi un dito sulle labbra e sussurra qualcosa mentre lascia che i compagni lo sorpassino, lasciandolo nascosto dietro ad uno spuntone roccioso.
"Restate uniti e continuate a camminare... - soggiunge sussurrando - Mi gioco il collo che chi ha prodotto quei rumori è vivo e vegeto... e voglio scoprire di chi si tratta... altro che storie!"
Erinn si offre di restare indietro con lui, ma l'indomito guerriero le raccomanda piuttosto di proteggere gli altri.
Il gruppo si allontana lentamente, mentre un tenebroso silenzio avvolge il mezzelfo che rimane in attesa. Il tremulo lucore delle fiaccole si fa sempre più lontano, fino a perdersi del tutto. Gli attimi che seguono sembrano ore, scanditi dal solo suono delle gocce che disgregano e aggregano le rocce, con la promessa di modellarle in nuove stalattiti e stalagmiti.
Poi, proveniente da uno dei cunicoli ignorati dal gruppo, una scintilla fiorisce nel buio, remota come una stella sotto a una coltre di nubi. Si avvicina e diventa più grande, fino a rivelare i profili di coloro che ne seguono il percorso: volti noti, che il capo delle guardie di Nebin non si sarebbe certo aspettato di scorgere in quel passaggio! Le insegne del Clan del Corvo avanzano nel corridoio e, dietro al portabandiera, ecco un drappello di guerrieri, capitanati da Gruychl, colui che, tra tutti i capi di Nebin, è sempre stato il più ostile nei confronti degli stranieri!
Un lampo di comprensione improvvisamente attraversa la mente di Kynon: il Clan del Corvo discende in linea diretta da Bran... il mitico guerriero i cui resti si dice siano sepolti nel Cromlech del lago!

Nel frattempo gli altri componenti della spedizione si sono fermati ad aspettare che Kynon li raggiunga con le notizie sperate.
Erinn si apparta e socchiude gli occhi: un'argentea falce di luna compare nello sfondo vuoto delle sue facoltà psichiche. La Luna d'argento rimanda alla dea elfica Seline, patrona degli abitanti dei Giardini d'Argento. Il messaggio del suo subconscio è fin troppo chiaro: occorre fidarsi dell'intuito nel prossimo futuro, perchè i normali sensi non potranno portare alla luce le conoscenze ataviche che dormono sepolte sotto ai pesanti strati di roccia di un Cromlech antico!

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: gio 18 apr 2019, 6:08
da Aurelicornus
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Come era possibile? Gruychl non poteva essere li... il giorno della partenza era a Nebin, e se anche li avesse seguiti, non poteva essere possibile che li avessero preceduti con tal anticipo. I nani non avevano accennato a nessun altro visitatore... forse un passaggio di cui nessuno era a conoscenza? Uno che neppure i druidi conoscevano? Non poteva crederci...
Una voce lo paralizzò alle spalle, assieme al tocco della punta di una lama: «Fermo! Nessun scherzo e vieni».
Ma come lo avevano visto...
Il mezz'elfo si trovo circondato pochi attimi dopo dal drappello di uomini armati; che ne sarebbe stato di lui? Non aveva idea di cosa sarebbe successo ora, e questo gli faceva più paura della minaccia dell'arma puntatogli contro.
Si diceva che il capo del Clan del Corvo fosse sprezzante con gli stranieri, ma chi lo conosceva di persona sapeva che, invece, era sprezzante verso chiunque. Kynon non poteva trattenere il suo stupore per trovarlo li, nelle viscere della terra:«Gruychl! Tu qui? Ma come... è possibile? Cosa ci fate qui?»
Il capoclan gli rivolse lo sguardo, tuttavia sembrava perso nel vuoto, per qualche motivo che non si riusciva ad intuire:« Io? No, no, la domanda è, cosa ci fai tu, qui. Tu e gli altri non avreste dovuto arrivare fino in questo luogo. Avevo spedito dei sicari per fermare il vostro viaggio, ma sembra che abbia speso male i miei soldi. Hm. Ho delle reclute ansiose di farsi notare che avrebbero saputo far di meglio».
«Ammetti di essere tu dietro a tutto questo? Al crollo del Cromlech e alla maledizione che lo stava infestando?»
L'altro si massaggiò il mento con un paio di dita, quasi sorpreso dalla domanda del mezz'elfo. «Cosa ti fa credere che sia opera mia?»
«A questo punto, cosa altro dovrei pensare? Dimmi.»
Gruychl gli venne vicino. «No, no, non capisci. Non è importante. Io ho chiesto, cosa ci fate voi qui. O forse dovrei chiedere, cosa pensi che tu stia facendo qui. C'è forse qualche motivo particolare per cui Alfie abbia voluto mandare dei prigionieri, profanatori, degli impuri, a mettere piede in un luogo sacro, che seppure possa essere o meno sotto influenze nefaste rimane comunque un luogo sacro? Non è un compito per uomini sacrificabili, ma per emissari fedeli degni di calcare il suolo di simili luoghi. Mai ti è venuto il dubbio dell'insolito incarico che ti è stato affidato, Kynon? Mai una scintilla di dubbio se la tua lealtà verso i Druidi sia stata ben riposta? Perché guardati attorno, ora sei solo nel nulla, avvolto nelle tenebre, dove gli dei sono lontani e non possono sentire i pensieri blasfemi che mettano in discussione la virtuosità dei loro servi».
Kynon rimase in silenzio, perché aveva senso. La sacralità di un luogo aveva molta più importanza delle vite di coloro che dovevano proteggerlo, un sacrificio che nel giuramento i guerrieri promettevano di essere disposti a compiere se necessario. Per quanto la cinica idea di sacrificare degli stranieri suonasse pragmatica, disgustosa rimaneva l'idea che la loro presenza insozzasse un luogo di culto della sua gente; l'onore di tali imprese non si adduceva alle spalle di chi avesse commetto colpe davanti agli dei... seppure sapesse che almeno qualcuno dei suoi compagni di viaggio non avesse colpe. L'instinto disse ciò che il pensiero stava ancora per formulare:« Cosa stai cercando di dire?»
Il capoclan lo guardò sorpreso, nonostante apparisse ancora assente... o forse era semplicemente annoiato? «Non lo hai ancora capito?»

Il resto del gruppo si trovò bloccato da una porta di pietra. Non vi era nulla sul blocco che sigillava la fine del corridoio, come come gli stipiti non recavano nessun segno; era insolito per qualcosa creato da mani di Nano, un popolo che seppur pragmatico, imprimeva il proprio gusto artistico in ogni cosa che venisse creata o curata da loro. Invece, nessuna runa, nessun sigillo, ma pietra liscia. Eppure non era in contrasto con la mente dei Nani, con la mente plasmata dalla roccia tra cui vivevano, perché se ben osservata la lastra era attraversata da vibranti sfumature rosse e nere, che come fossero state ottenute rimaneva un loro segreto, ma ciò che bastava sapere è che a volte una pietra sola diceva tutto ciò che doveva del luogo che doveva presidiare, senza lettere o segni superflui.
Spinsero la porta, che sorprendentemente si mosse senza far resistenza. Dietro si celava un immenso salone, di cui non distinguevano chiaramente le pareti, pieno di pilastri di roccia. Avanzando con cautela, notarono che in ogni pilastro vi era una nicchia, in ogni nicchia dei resti oramai irriconoscibili, e sotto ad ognuno una scritta nanica. La voce di Erin risuono oscura nella tomba, specificando ciò che era facile intuire:«E' un cimitero... credo i resti dei nani che abbiano combattuto nella difesa di Dun Ametist, molto tempo fa...»
L'aria dava una sensazione oppressiva, difficile da descrivere; quel luogo era rimasto dimenticato per secoli, e non gradiva la presenza dei viventi. Persino Lorien e Muninn, i meno suscettibili alle superstizioni, potevano sentirlo.
Con la sorpresa di tutti, Unsenn si portò verso il centro del sepolcro ma qualcosa di strano si notava in lui. Si fermò sul bordo di un buco circolare, forse un pozzo in apparenza, ma di cosa fosse riempito impossibile dirlo: era un liquido scuro e denso, eppure più lo si guardava e più sembrava nebbia. Lo gnomo restava li immobile, a guardare dritto nel fondo del baratro, senza dire nulla. Gli altri si avvicinarono a lui con cautela, nessuno poteva a comprendere cosa stesse succedendo.
Nana fu l'unica che ebbe l'azzardo di richiamarlo. «Unsenn? Cosa...»
Egli si lasciò cadere nel pozzo come un peso morto: scomparve nel liquido, ma non si udì nessun tonfo.
D'istinto balzarono tutti in avanti per afferrarlo, troppo tardi. «No!»
Erin si sentì improvvisamente male. Quel pozzo la invase con una sensazione di malessere che la costrinse ad indietreggiare all'istante, facendola quasi barcollare. Ripreso il controllo, continuo a farsi indietro. «No, state indietro, è pericoloso!»
Arduino fu il primo a tornare abbastanza lucido per chiedere in vece di tutti:«Cosa è successo, signorina Erin? Dov'è Unsenn?»
L'Unicorno femmina chiuse gli occhi, concentrandosi. «Non lo so...»
«Vuole dire che è... morto?»
L'espressione di Erin fu un misto di confusione e spavento:«Sto dicendo che non riesco più a percepirlo».

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: sab 8 giu 2019, 18:15
da Hashepsowe
LUOGO: un passaggio scavato nel ventre del Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Le parole di Erinn rimangono a lungo sospese nel silenzio spettrale che le accompagna.
Ivana è la prima a riprendere l'uso della favella, nel bisogno di verità tagliente tipico dei paladini: "Signori, dobbiamo prendere atto della realtà e non credo ci sia alcun margine di errore: lo gnomo è trapassato. Se qualcuno di voi ha facoltà sacerdotali, questo è il momento di raccomandare il suo spirito ai suoi dei, affinchè il suo viaggio nell'aldilà non sia troppo greve!"
"Lo farò io!"
La voce di Nana, stranamente arrochita, sorprende tutti. Ha gli occhi umidi e due grosse lacrime scivolano sulle sue guance. La famosa inquisitrice non fa nulla per trattenerle e semplicemente accetta di mostrare ai suoi improbabili compagni l'umana emozione del dolore.
Persino Lorien è sorpresa da quel repentino mutamento.
Erinn si porta accanto a Nana e le appoggia dolcemente il muso su una spalla: "Sei certa di volerlo fare? So che sei una specie di sacerdotessa guerriera di Aan, ma pure io, al pari di tutte le femmine unicorno, sono in grado di officiare la cerimonia di congedo..."
"No... devo farlo io! Lui mi ha salvato la vita e io non sono stata capace di aiutarlo. Gli devo almeno questo!"
La sua voce si rompe in singhiozzi e di slancio cinge il collo dell'unicorno in un serrato abbraccio.
"Sono comunque qui, al tuo fianco e, se permetti, desidero dire anch'io qualche parola di commiato... e credo che anche qualcuno degli altri vorrà dare il suo ultimo saluto al nostro amico!"
Arduino e Didagus annuiscono mestamente.
"Che si proceda dunque al funerale, purchè si faccia in fretta... - la voce di Lorien è tagliente come sempre, ma la torcia trema tra le sue dita e lo sguardo fisso al suolo rivela, suo malgrado, quanto ella stessa sia turbata - E' meglio non attardarci in questo luogo... e poi dobbiamo cercare Kynon e riferirgli quanto è accaduto!"
"Permettetemi di suggerire un passo indietro... giusto per evitare di seguire il povero Unsenn nell'aldilà. - il consueto pragmatismo di Muninn non viene meno neppure adesso - Non guardatemi male: il piccoletto mancherà pure a me, ma non possiamo fare più nulla per lui. E dunque: facciamo un bel cerchio, diciamo quello che dobbiamo dire e, come dice Lorien, affrettiamoci a cercare di ricongiungerci a Kynon."
"Hai ragione... - Erinn è la prima ad arretrare, inducendo Nana a fare altrettanto - Procediamo: vai Nana!"
"Vorrei avere un fiore da donarti, affinchè ti accompagni tra le braccia misericordiose di Aan! So che non credevi nell'Unico Dio, ma sei stato buono e leale e spero che i tuoi dei possano donarti il premio dovuto alle anime dei giusti! Per parte mia non ti dimenticherò mai e ti ringrazio per tutte le volte che mi hai fatto sorridere, aiutandomi a sopravvivere al dolore e al veleno che mi divorava da dentro!"
La piccola mano di Nana si apre rivelando una piccola gemma opalescente. "Accetta questa pietra come un dono d'amicizia incorruttibile... che nemmeno la morte potrà mai sciogliere!"
Con gesto armonioso e preciso il braccio di Nana fa partire il lancio: la pietra attraversa lo spazio come una lama di luce per poi immergersi nel vuoto dell'abisso!
Erinn prende a sua volta la parola.
"Che gli Spiriti dell'Aria ti siano propizi! Che gli Spiriti del Fuoco accendano una stella per accogliere la tua anima! Che gli Spiriti dell'Acqua ti avvolgano dolcemente nel loro abbraccio! Che gli Spiriti della Terra sostengano il tuo divenire nel fluire eterno del ciclo cosmico!"
Nana si riscuote dall'estatica contemplazione del liquido nebuloso, apprestandosi a chiudere la cerimonia.
"Se altri vogliono formulare un saluto, questo è il momento, prima di lasciare il nostro amico al suo viaggio!"
Arduino si schiarisce la voce: "Quanto cammino abbiamo fatto insieme dal nostro primo incontro, in quella fossa maledetta? Racconterò le tue gesta a Tia, semmai dovessi tornare vivo da questa avventura, e tutti sapranno che Unsenn era piccolo di statura ma grande nel cuore!"
Gli fa eco Didagus: "Mettevi allegria, piccoletto, ma a un certo punto sei cambiato... dopo l'incendio e l'attacco degli orchi a Nebin eri diventato più cupo e diffidente... Poi a Dum Amethyst ti eri ripreso... l'aiuto dato ti aveva fatto sentire utile e di nuovo vivo! Vai in pace, ora e che il tuo Spirito, seppur invisibile, possa portare ancora nel mondo la tua gioia di vivere!"
Nana congiunge le mani e si appresta a celebrare la chiusura, ma l'inatteso sussurro di Muninn le ferma le parole tra le labbra: "Sei stato un buon compagno di viaggio: grazie di tutto, piccoletto! Riposa in pace, se puoi!"
Un breve silenzio fa seguito a quelle parole, mentre gli occhi di tutti si appuntano sul sedicente Rudolph: stupiti quelli di Nana, commossi e carichi di comprensione quelli di Arduino, Ivana e Didagus, ieratici e vagamente ironici quelli di Lorien ed Erinn.
"Ecco dunque l'ultimo nostro saluto. Il tuo nome non sarà mai più pronunciato su questa terra, ma ciò che sei stato continuerà attraverso gli atti di chi ti ha conosciuto ed ora ti lascia andare in pace... fino a che i nostri spiriti non si incontreranno di nuovo, in un altro tempo e un altro spazio! Ora io dichiaro sciolto il Cerchio: che ciascuno torni nel flusso temporale del qui e ora!"
Tutti si allontanano in silenzio dal pozzo maledetto, riprendendo il cammino nell'opposta direzione.

Intanto, Kynon si trova ora alla mercè dei guerrieri del clan del Corvo.
I sarcastici commenti di Gryuchl hanno fatto affiorare una nuova consapevolezza nei pensieri del mezzelfo: se Aife ha affidato quella missione ad un gruppo di stranieri considerati impuri, probabilmente sapeva di non potersi fidare degli abitanti di Nebin... e questo riportava alla misteriosa presenza della gente di Gryuchl in quel passaggio. Si diceva che i resti del loro antenato, lo sfortunato eroe Bran, fossero inumati nel Cromlech del lago... quello sotto al quale verosimilmente si trovavano al momento attuale. Ma, se così fosse stato, perchè allora nell'altro Cromlech - quello nei pressi di Nebin e del Cerchio Sacro - si erano rinvenute le triplici maledizioni che riguardavano lo stesso Bran?
E se... se lo stesso spirito di Bran - ancora in cerca di pace - fosse il medesimo che infestava l'altro Cromlech?
E se i suoi resti fossero stati impropriamente trafugati dal precedente luogo di sepoltura per essere traslati nel luogo in cui i Druidi officiavano i loro riti? Quei riti non potevano certo garantire la pace eterna del defunto...
Ma chi aveva traslato quei resti? E perchè ?
E il Clan del Corvo da che parte stava? E i druidi?

Intanto lo avevano legato stretto ed ora Gryuchl aveva ordinato a tutti di rimanere in silenzio. Appariva nervoso ed assente e continuava a guardarsi intorno con aria torva.
L'immobilità dell'aria fu improvvisamente turbata da un frullo d'ali robuste e la sagoma di un grosso corvo imperiale si stagliò improvvisamente tra le torce dei guerrieri e il loro prigioniero.
Subito un mormorio di superstizioso stupore percorse le fila della gente di Gryuchl: il corvo era il loro animale guida, lo spirito vivente dei loro antenati! Lo stesso Bran era chiamato Corvo quando era in vita!
Il corvo gracchiò e andò a posarsi proprio sulla spalla di Kynon, minacciando chiunque gli si accostasse.

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: mer 4 set 2019, 5:27
da Aurelicornus
LUOGO: Cimitero Nanico sotto il Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde.

Diversamente dagli altri, Erin si trattenne in quel luogo ancora per qualche momento. Non percepiva nessuna traccia dello gnomo, e non ne capiva il perché: anche i morti, specialmente se la causa era traumatica, lasciano una qualche traccia nella magia. Avrebbe dovuto sentirla, debole, ma avrebbe dovuto esserci. Invece nulla, era come se fosse stato rimosso dalla realtà...
Non cambiava nulla purtroppo. Non c'era nessun segno da interpretare, e a Unseen poteva essere successo qualsiasi cosa, molte delle quali corrispondevano alla morte. Anche se avesse voluto, non poteva fare più nulla per lui, vivo o morto che fosse.
L'unicorno si voltò, per ricongiungersi agli altri, e a quel punto venne fermata da una voce femminile, di una umana: «Aspetta, signora Unicorno... so che può sentirmi e vedermi».
Erin rizzò le orecchie, spaventata al momento, ma si girò su se stessa senza timore, stupefatta da quell'evento. Sopra il pozzo oscuro ora veleggiava il fantasma di una donna: indossava degli abiti insoliti, la stoffa sembrava molto semplice eppure erano decorati con attenzione, e le davano un aspetto sobrio ma solenne. Forse vesti funerarie degli umani, penso Erin, perché non aveva mai sentito parlare di fantasmi che fossero vivi. Diversamente da ciò che si sarebbe aspettato da uno spettro, quel fantasma non incuteva timore, tutt'altro emanava un'aurea di pace e armonia; eppure sul suo volto si scorgeva la sofferenza. «Si, posso percepirti, come ogni altro membro della mia specie. E percepisco che tu non dovresti essere qui, se non ci fosse qualcosa che sta turbando il tuo riposo».
«Sei una creatura saggia, così come si racconta di voi», disse lo spirito. «Il mio sonno e quello del mio amato sono stati turbati da profanatori. Non sono tuttavia dei comuni tombaroli, perché se ci avessero spogliato dei nostri beni materiali, avrebbero solo reso inquieto il nostro riposo ma senza strapparci da esso... essi hanno dissacrato il corpo di mio marito, con dei rituali oscuri...», la sofferenza dello spirito di fece più marcata. « La sua esistenza è diventata di solo dolore. Io sono la sua sposa e il suo dolore è diventato mio, strappandomi dal mio riposo; e io non posso fare nulla per lui...»
Erin intuiva immediatamente cosa desiderasse il fantasma, ma non sapeva come farlo. «Ho capito. Ma esattamente come posso aiutarti? Chi vi ha fatto questo, e cosa può ridarvi la pace?»
«Riportate la salma del mio amato Bran, l'eroe della leggenda, nel suo legittimo luogo di riposo. I profanatori sono umani, appartenenti alla sua linea di sangue, ma essi non hanno agito da soli: sono stati aiutati da elfi, ma la razza a cui appartengono mai la avevo vista prima d'ora. La loro pelle era scura, e nei loro occhi una crudeltà che mai avevo percepito nell'animo di una creatura dotata di raziocinio. Percepisco che essi sono ancora sotto questa montagna, ma il dove, non sono in grado di dirlo. Vi è come nebbia, al di quale scarsamente distinguo cosa vi si agita in essa».
Elfi oscuri, intuì Erin: ecco chi erano gli incursori che li avevano attaccati durante il tragitto per raggiungere Dun Ametist; ma in combutta con degli umani? Per quel che ne sapeva l'unicorno, anche gli umani generalmente diffidavano di quella razza elfica.
«Capisco» rispose Erin. «Perdonatemi un'ultima domanda, milady. Abbiamo perso un nostro compagno, uno gnomo di nome Unseen. Egli è caduto in questo pozzo», l'Unicorno faticava a pronunciare le ultime parole, indecisa se volesse davvero sapere il peggio. «Egli forse risiede ora tra gli spiriti di questo luogo?»
Lo spettro scosse la testa. «Non percepisco la sua presenza in questo luogo, se ciò può esserti di sollievo. Forse questo può esserti di sollievo, perché può esserci ancora speranza per il tuo amico. Ma purtroppo non posso aiutarti oltre: se egli è ancora vivo, è nascosto alla mia visione».
Ciò non cambiava molto la situazione per Erin, perché non aveva nessun indizio di dove potesse essere finito lo gnomo, ma quella rassicurazione, seppur minuscola, bastò a farla sorridere. «Farò tutto ciò che mi è possibile affinché ritroviate la pace, milady».
«E io pregherò gli dei affinché tu abbia successo, nobile creatura...»

Nel frattempo, alcuni corridoi altrove... la voce di Gryuchl tuonava furiosa: «Idioti! Vi fate spaventare da un misero pennuto?»
Solo uno dei suoi sgherri osò giustificarsi, tremante: «Ma capo! É un segno degli dei! Sventure si abbatteranno su di noi se...»
«La mia mazza si abbatterà sulla tua testa invece, se non la smetti di dire idiozie scimunito!». Tuttavia le sue minacce si persero nel niente, perché i suoi uomini continuavano a temere più l'uccello che lui; allora guardò Kynon, a metà strada tra l'irritazione e il beffardo. «Siete un uomo fortunato, gli dei vi hanno concesso di vivere ancora, seppur per poco». Ordinò che il mezz'elfo venisse legato alle mani, e mentre veniva privato della sua libertà, Kynon osò un'ultima domanda: «Non capisco, Gryuchl, a cosa ti serve tutto questo? Hai già il controllo del Consiglio del villaggio.»
«Si, ma non posso controllare i Druidi».
E il mezz'elfo ebbe l'illuminazione: «... ma se i Druidi perdessero la loro magia, perderebbero anche la loro influenza sul villaggio».
«Alla fine lo hai intuito», e l'ultima cosa che il mezz'elfo vide fu un crudele sorriso sul volto del capovillaggio, poi gli venne calato a forza un sacco sulla testa; da quel punto Kynon fu costretto a seguirli alla cieca per un tempo che non riuscì a tener traccia, senza nessuna idea di dove si trovasse o volessero condurlo...

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: ven 13 set 2019, 23:02
da Hashepsowe
LUOGO: Misterioso antro sotto al Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Si fermano improvvisamente, senza che sia pronunciata parola.
Kynon percepisce soltanto il repentino cessare del movimento di quelli che lo avevano strattonato in avanti fino a quel momento.
Un frullo d'ali gli annuncia la presenza del corvo al di sopra del suo capo.
Un mormorio di timoroso stupore accompagna il suo ritorno alla luce e, nel rossastro bagliore delle torce, scorge i guerrieri che gli fanno il vuoto intorno, mentre i robusti artigli del pennuto stringono ancora il sacco che gli ha sfilato dalla testa.
"Allora cos'è questo? Un ammutinamento? - strilla Gryuchl al colmo dell'ira - Ora mi sono stufato... cosa aspettate a infilzare quell'uccello come un pollo allo spiedo?"
Ma i torvi guerrieri fanno un altro passo indietro, lasciandolo praticamente da solo di fronte a Kynon... e naturalmente al corvo, che nel frattempo lascia cadere il sacco nello spazio che lo separa da Kynon, quasi come se volesse diffidarlo dal nuocere al mezzelfo.
Ma Gryuchl non è disposto a lasciarsi intimidire.
"Ora vi dimostrerò, una volta per tutte, che non si tratta di un'incarnazione della Morrighan, ma di un semplice animale impazzito, che solo la vostra superstiziosa idiozia può temere! Ora guardatemi bene e, quando vedrete che sanguina e muore, capirete quanto siete stupidi... e quanto meriterete la punizione che vorrò impartirvi."
Ciò detto, l'arrogante capoclan, sfila rapido una freccia dalla faretra e la incocca nell'arco nero che porta a tracolla. Il suo movimento è fulmineo e, in meno di un secondo, l'arco si tende e la freccia raggiunge il petto del corvo che stramazza al suolo.
"Avete visto, idioti che non siete altro? - una grassa risata accompagna l'esultanza di Gryuchl - Ora che avete visto che non c'è niente da temere, cercate di farmi dimenticare la vostra dabbenaggine e sbrigatevi ad ammazzare questo ingombro - indica Kynon - Ormai ha visto e compreso troppo per lasciarlo in vita!"
Le risate di sollievo degli sgherri fanno eco alle parole del condottiero. Ma, quando all'unisono si muovono per obbedire agli ordini, ecco che dalla carcassa del corvo si sprigiona una fiammata dirompente che lancia saette e palle incandescenti che disegnano una sorta di barriera di fuoco tutto intorno a Kynon. Tutti arretrano spaventati e persino Gryuchl questa volta non riesce a trovare nessun motivo per continuare a fare lo spiritoso.
Quando poi il corvo, rigenerato dalle sue stesse ceneri come una fenice, si libra in volo, assumendo il terrificante aspetto di un enorme uccello dalle piume nere e rosse, da cui si sprigionano dardi incendiari, c'è un'unica urgenza che accomuna quelli che poco prima parevano gli invincibili eroi di una epopea cavalleresca: la fuga!
Una fuga ingloriosa e disordinata che in pochi minuti sgombra il piccolo antro da ogni altra presenza, eccezion fatta per il mezzelfo e la mitica creatura che repentinamente torna ad assumere le sembianze del corvo... anzi no. Il corvo ora ruota vorticosamente su se stesso e il suo corpo si distorce, si allunga e assume una nuova forma, questa volta familiare, pur se inattesa. Lunghi capelli dorati, forme piene e sensuali, fasciate da un abito di seta nera come le ali del corvo, occhi nerissimi e penetranti come capocchie di spillo.
Aife - perchè proprio di lei si tratta - estrae dalla sua borsa un falcetto di nera ossidiana e con esso recide le funi che legano Kynon, ancora inebetito dallo stupore e dalla strana sensazione di ritrovarsi libero, dopo aver sentito sul collo l'alito fetido della morte.
"Seguimi... non c'è tempo da perdere. Stai pur certo che quelli ritorneranno, una volta smaltito lo spavento. D'altronde un'illusione spettacolare come quella non può ingannare a lungo certi individui... e i nuovi alleati di Gryuchl sono tutt'altro che sciocchi."
"Aife! Ma... - balbetta Kynon che prima di muoversi vorrebbe comprendere quello che accade - Cosa?... Cioè come hai fatto a?..."
"Ti ho detto che ora la priorità è mettere più distanza possibile tra noi e loro... - taglia corto la druidessa - Le spiegazioni possono aspettare!"

Intanto, nell'antico cimitero nanico, Erinn ha terminato il suo colloquio con lo spettro della moglie di Bran e si accinge a riferire agli altri quanto da lei ha appreso.
"Alla buon'ora, signorina unicorno... - la redarguisce Lorien quando la vede riemergere dalla porta di pietra - Se non sbaglio si era detto di allontanarci in fretta da questo luogo di morte!"
"In effetti, ti stavamo aspettando da un po'... - rincara la dose Ivana - Dove andiamo adesso? Secondo te dove può essere Kynon?"
"Ebbene, mi sono attardata per una buona ragione e... - Erinn vorrebbe subito condividere la piccola speranza per la sorte di Unsenn, ma poi ci ripensa limitandosi a riferire i fatti legati alla profanazione della tomba di Bran.
"Ecco perchè lo spirito del Cromlech era... ehm... diciamo poco propenso a ricevere visite... - commenta Munin con la consueta ironia - E come previsto, la druidessa non ci ha detto tutto quello che c'era da sapere..."
"E chi mai saranno questi umani appartenenti alla sua linea di sangue? - si domanda Arduino - Gente di Nebin suppongo. Dobbiamo raggiungere Kynon: lui conosce i suoi concittadini meglio di chiunque di noi."
"Ma, se ho ben compreso... - si interroga inquieto Didagus - ci sarebbero di mezzo anche... i drow?"
Erinn annuisce e sta per ribattere qualcosa, ma dal corridoio più a nord giunge un improvviso clangore di armi ed armature, accompagnato da imprecazioni e urla di terrore.
Nana Chain è la prima ad assumere la classica posizione di attacco/difesa, in attesa di comprendere se si tratti di amici o di nemici.
Ivana si porta immediatamente al suo fianco, con lo spadone nella destra e lo scudo nella sinistra.
Uno dopo l'altro, anche gli altri si mettono in guardia, ad eccezione di Erinn, che cerca di captare la natura di coloro che sopraggiungono.

Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Inviato: sab 28 set 2019, 23:53
da Aurelicornus
LUOGO: Misterioso antro sotto al Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Una gran confusione proveniva dai corridoi davanti a loro, e qualsiasi cosa fosse non prometteva niente di buono. Tutti erano già pronti a combattere, eccetto Erin che comprendeva che c'era qualcosa di troppo strano in quel fracasso. Era il rumore metallico di strumenti da guerra, eppure nella marcia non c'era l'ordine dei soldati pronti alla battaglia, ne tantomeno quella della fretta di raggiungerla. L'unicorno guardò le ombre ingrandirsi sul muro del corridoio che piegava verso l'interno della terra, attendendo tra ansia e curiosità di capire cosa stesse succedendo.
I guerrieri di Gryuchl dirompettero davanti a loro come una mandria di mucche impazzite, oltrepassandoli senza quasi prestare attenzione a loro e gridando cose incomprensibili. «Demonio!» fu l'unica parola intelligibile che arrivò alle loro orecchie, prima che la folla impazzita sparisse alle loro spalle, inghiottita dalla terra così velocemente come era stata sputata.
Arduino si guardò attorno, ancora stordito: erano ancora tutti con le armi in mano, pronti alla battaglia, e questa se ne era già andata lasciandoli tutti come li aveva incontrati. Il mezz'elfo commentò confuso: «Cosa... che... chi... cosa è successo?».
Si risvegliarono tutti dallo stupore; Ivana disse: «Ma stavano scappando? Come mai?»
Non servì aggiungere altro, e il gruppo si buttò immediatamente correndo nel corridoio: qualsiasi cosa fosse successa, dovevano raggiungere Kynon il prima possibile.

Altri pensieri si accalcarono alla mente di Erin in quel momento, pensieri molto diversi da quelli degli altri. Sapere degli elfi oscuri la metteva in agitazione, specialmente sapendo che Agata era passata da quelle parti. Non voleva neppure fermarsi ad immaginare se la sua amica fosse stata...
C'erano cose che non le aveva mai detto; cose che oramai aveva bisogno di dirle, per se stessa e per lei. Nella sua vita, non si era mai sentita fortunata nelle relazioni, ma non dava davvero la colpa a nessuno. Erin era un unicorno che aveva sempre sentito stretti i confini della Oasi, e affascinata dalle storie che si narravano di altri posti, storie violente e crudeli, ma anche di coraggio, passione e di vero amore. Storie che avrebbe voluto conoscere di persona. I suoi ragazzi, si, erano gentili e premurosi come ogni unicorno che si rispetti, ma non potevano darle questo; per quanto lei si fosse sforzata, e loro avessero provato, appagare la scintilla di ambizione che albergava nel cuore di Erin non era tra quei sacrifici che erano disposti a fare in nome dell'amore. Per questo per due volte le coppie si sciolsero, e pur avendolo fatto in amicizia e comprensione reciproca, il dolore per Erin le strappava il cuore: il sentirsi di essere inadeguata, di credere di non essere capace davvero di amare o di essere amata, sentirsi incapace di mettere il suo compagno davanti a se stessa. Quella cosa che aveva dentro però non poteva ignorarla, e ogni volta si intrometteva nei sentimenti che provava verso l'altro.
E ogni quella volta che aveva pianto, ogni volta che si ricordava di ciò che era stato e versava lacrime, c'era sempre Agata. Ogni volta le appoggiava gli zoccoli sulle spalle e le teneva la testa vicino al cuore, facendosi sentire come una sorella. Ogni volta le accarezzava la criniera, per calmarle il suo dolore e ricordandole le cose belle che si portava nella sua anima. Tutte le volte sentiva come riuscisse a darle il suo dolore e sentirsene più leggera. C'erano volte dove fantasticavano di come potessero essere quelle terre lontane che leggevano nei libri; c'erano altre volte che si chiedevano come fossero davvero state le storie d'amore degli eroi narrati nelle leggende.
Col tempo si era accorta che quegli abbracci non vi trovava solo la consolazione per i suoi errori, e nelle loro chiacchiere non vi era solo il piacere di trascorrere del tempo assieme. In lei vedeva una bellezza che non vedeva in altri unicorni, quella che risplende nell'anima quando si guarda oltre gli occhi. nella sua voce si sentiva ascoltata in ciò che desiderava davvero, nel contatto con lei sentiva che, almeno per qualche tempo, fosse al sicuro dalla sensazione di aver fallito in una delle cose più importanti nella sua vita.
Per molto tempo non distingueva cosa, o forse evitava di pensarci: non che, comunque, gli unicorni dessero molto pensiero a ciò che si facesse nel proprio privato finché le tradizioni rimanevano intatte, Erin semplicemente non si era mai fermata a pensare davvero al valore di ciò che aveva nella vita per molto tempo; ma quel giorno in cui Agata sparì, fu quello in cui sentì tutto questo in maniera troppo viva nel suo cuore per ignorarlo. Fu proprio quel giorno che aveva deciso di parlare di questo, non sapeva cosa avrebbe fatto a quel punto, o cosa ne sarebbe stato del loro rapporto; per questo aveva deciso di andare alla sua ricerca.
Doveva dirglielo.
Doveva dirgli quanto fosse importante nella sua vita.
Dirgli che se la avesse persa, sarebbe come se avesse perso una parte di se.
Dirgli che la amava.
Un ghigno di rabbia, orribile e furioso, si dipinse sul suo volto.
E se qualcuno le avesse torto anche un solo crine, umano, elfo o spettro che fosse, lo avrebbe ucciso.

Anche il Capoclan se la diede a gambe, ma nella direzione opposta. Il terrore lo fece volare veloce nel lungo corridoio, poi in un altro e in un altro ancora, verso dove sapeva fosse sicuro; e quando la paura passò, continuò a correre consapevole di cosa sarebbe venuto in seguito: se Kynon era li, significava che anche il resto dei mercenari di Aife lo era. Con i suoi uomini già dispersi, doveva risolvere il problema in seguito, ma non importata, poco valore avevano i suoi scagnozzi se non quello di portare una spada e scudo; ora aveva altri modi per gestire la cosa.
Il tunnel all'improvviso si aprì in una camera costruita da mani diverse da quelle dei nani: la pietra era rinforzata da mattoni, l'aspetto spoglio di bellezza se non essere funzionale, e tutto ciò che vi si trovata era una cesta di cibo e un tavolo a cui due drow stavano seduti. A dispetto della loro fama terribile, le due guardie erano tutt'altro che all'erta; non che vi ci si aspettasse seriamente che qualcuno arrivasse da un tunnel dimenticato da tutti.
Gryuchl ridestò la loro nulla attenzione. Egli disse: «É libero? Devo vederlo, adesso!»
I due elfi non si scomodarono: «Fai quel che vuoi e non ci seccare», mentre l'altro si riempì il boccale di birra.
«Come vi permettete imbecilli! Sapete a chi parlate? Se foste miei uomini...»
Con un sorriso beffardo uno degli altri due lo interruppe: «Non siamo ne "uomini" ne tuoi, quindi lasciaci in pace e sparisci».
L'umano dovette inghiottire lo sfregio e passare oltre. Il complesso sotterraneo era fatto di varie stanze collegate da brevi gallerie e di dimensioni modeste, ma la loro disposizione, e il fatto potessero cambiare di elevazione, poteva confondere facilmente l'orientamento. E soprattutto, c'erano accampati diversi drow annoiati, in attesa di ordini che per ora non ne arrivavano. Se fosse per loro, avrebbero già preso un qualche nano da torturare, ma il loro capo non voleva dare segni che avrebbero allarmato sulla loro presenza.
Giusto, il loro capo... nascosto in una piccola stanza a meditare, con la sola compagnia di un braciere che illuminava la stanza e sprigionava i fumi di qualche erba che lo stavano aiutando a meditare al centro dell'ambiente. Gryuchl si fece presente dalla porta alle sue spalle.
C'era una certa eleganza carismatica nel drow rispetto ai suoi sottoposti, bendato agli occhi e i capelli raccolti in una lunga coda stretta con due lacci, una presenza che avrebbe rassicurato chiunque se non fosse usata per la sua strafottenza. Così come percepì l'umano, non si scosse dalla sua meditazione se non per ridicolizzarlo: «Hai fallito nel catturare un solo uomo? Sono impressionato».
L'umano stava per ribattere ma venne ancora interrotto dall'altro: «Si è stato molto divertente vedere tutti che scappavano», dopotutto come potrebbe non averlo visto, aveva sacrificato entrambe gli occhi per vedere, «e la tua maldestria a occuparti di uno solo sta portando qui il resto. Complimenti. Vuoi anche che ti applauda?»
Gryuchl bruciava di rabbia: «Tu... te la tiri tanto ma i tuoi assassini sono stati solo una vergogna, ah come se il tuo sedere in mezzo a questo buco ti abbia aiutato fin'ora con quelli!»
«Il destino è guidato dagli Dei, possiamo solo muoverci tra le sue pieghe. Il fato si rivelerà tra queste stanze così come ho già visto.»
«Oh davvero, e allora dimmi cosa pensi di fare se sai già tutto».
«E' indifferente che tu sappia o non sappia. Non hai più peso in questa storia.»
Il capoclan gli strillò contro: «Come... non osare dirlo, maledetto! Chi vi ha portato qui? Chi sapeva come aprirvi questo luogo? Se non fosse per me non ci sareste mai arrivati!»
Non bastò a far cambiare atteggiamento all'elfo: «E hai la nostra gratitudine. Anche gli dei ricompenseranno a tempo debito il tuo gesto. Non puoi cambiare ciò che è scritto, cosa tu faccia o non faccia oramai è indifferente. Vai, resta, è uguale. Il fato si sta per rivelare e le tue azioni non hanno alcun peso».
«Tu...» Gryuchl strinse il pugno con forza quasi da scavarsi un taglio con le unghie nel palmo, «... questo non cambia i nostri accordi, ricordatelo!»
Il drow sospirò. Quell'individuo stava diventando sempre più fastidioso man mano che la sua utilità si stava facendo meno. Ribattè: «Mi sottovaluti, umano. Ora non disturbarmi più, devo concentrarmi».
La porta si richiuse dietro di lui. Dove era rimasto? Nell'oscurità vedeva ciò che serviva, e ciò che vedeva era la luce di due mezz'elfi e quattro umani farsi vicini al fulcro del potere che presidiavano. Il capitano di Nebin, ovviamente, e poi un'umana col potere della Natura nel suo spirito, molto interessante. Quel tipo di anime erano sempre interessanti da straziare dal loro potere, facendogli fare grida che riverberavano assordanti nella magia; nella sordità che creavano poteva avere occasione per indagare nei piani degli Dei, specialmente in quel luogo speciale dove la vita e la morte si confondevano. C'era poco uso per gli altri, perlomeno il loro sangue sarebbe tornato utile per i riti.
Qualcosa lo disturbava: vi era un'altra presenza, ma nulla vi vedeva ogniqualvolta che vi posasse sopra lo sguardo. Qualcosa si muoveva, ne era certo, ma dove coglieva il flebile segno trovava solo il vuoto. La magia del luogo fluttuava? Increspature provenienti dal vicino cimitero nanico? Quel sepolcro aveva il duplice effetto di ampliare la sua percezione e di confonderla allo stesso tempo.
Interessante.
Molto interessante...