Capitolo 5 [Play by forum]

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Hashepsowegio 14 nov 2019, 22:41

LUOGO: Misterioso antro sotto al Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Il pensiero di Agata mette le ali alle zampe di Erin, mentre il resto del gruppo fatica a seguirla, nella densa oscurità di quell'antro maleodorante.
Una fiammata improvvisa sbarra il passaggio e arresta la corsa dell'unicorno, permettendo infine ad Arduino e Didagus di raggiungerla. Il tempo di un respiro ed anche Nana - spada già sguainata alla mano - si affianca ai due mezzelfi. Quando infine anche Ivana, Lorien e Muninn si ricongiungono al gruppo, la fiammata si smorza e da essa emergono Aife e Kynon.
Kynon è il primo a correre ad abbracciare i compagni, ma la druidessa interrompe le smancerie, esortando tutti a continuare a muoversi a passo lesto: "La vista di Azghul ci segue e dobbiamo metterci al riparo... seguitemi e rimanete in silenzio. So dove trovare rifugio!"
"Kynon... Aife... Cosa succede? - l'attonito Didagus è il primo a tentare di comprendere ciò che accade.
"Così questa è la vostra druidessa... - commenta acida Lorien, rivolta a Muninn - Non mi fido di lei!!"
"E' meglio darle ascolto, comunque - ribatte il sedicente Rudolph - Credimi: non è il caso di sfidarla!"
"Chi è Azghul? - chiede Nana, senza troppi preamboli.
Gli occhi scuri di Aife riverberano lampi di fuoco nello scuro cunicolo, mentre la sua voce sibilante torna ad intimare il silenzio: "Quel che pensate non ha alcuna importanza adesso... e se non volete seguirmi, restate pure ad aspettare gli sgherri di Azghul! Ma giuro che taglierò personalmente la lingua di chi mi seguirà e non si attiene alla consegna del silenzio!"
Erin comprende subito che c'è poco da scherzare e, nel muto linguaggio magico degli unicorni, riesce a far percepire a tutti l'urgenza di fidarsi della druidessa: mettersi in salvo è ora la priorità di tutti!
In una frazione di secondo, tutti recepiscono il muto allarme dell'unicorno e, senz'altro aggiungere, si apprestano ad assecondare le istruzioni di Aife.

Intanto Gryuchl, chiuso fuori dalla stanza di Azghul, è oggetto di scherno per le sentinelle drow che sorvegliano la porta.
Ormai disarmato e ridotto al rango di semplice comparsa, altro non può fare se non assecondare le arroganti richieste dei suoi novelli carcerieri.
"Bravo uomo... lustrami le scarpe!"
"Mettiti a quattro zampe e vediamo se sei degno di essere il nostro cane!"
La sorte volge decisamente a suo sfavore, ma ancora non domo, il guerriero rimugina per trovare una qualche carta da giocarsi, prima di venir offerto in sacrificio a Lathanya - la crudele dea dei drow.
Intanto, nel suo antro, Azghul aspira voluttuosamente il fumo del suo braciere e con i suoi occhi ciechi continua a seguire il viaggio di Aife e soci nel sottosuolo. Il quadro della sua visione è estremamente chiaro, eccezion fatta per quella minuscola scheggia invisibile che ancora non riesce a discernere. Tuttavia, il lieve turbamento che ne deriva è ben presto dimenticato, quando una fitta nebbia avvolge le figure che prima si stagliavano nitide nel suo schermo mentale... ora è completamente cieco e, per quanto tenti di concentrarsi, aspirando erbe sempre più potenti, non riesce a scorgere null'altro che i tremebondi guerrieri di Gryuchl che proseguono la loro fuga disordinata nei meandri del sottosuolo.
La porta si spalanca e l'imponente stregone cieco - possente nella sua ira - si catapulta nell'anticamera.
"Rhazog, Ghanesh... Basta giocare con il nostro ospite! Forse ci serve ancora..."
Gryuchl si rialza in fretta, cogliendo al volo la sua opportunità: "Certo che ti servo... Senza di me, non riuscirai mai a cacciare i druidi dal boschetto. E se loro non se ne vanno, non potrete mai entrare nel Cromlech di Nebin... e non potrete entrarci neanche dopo... a meno che non venga spezzata la maledizione... e soltanto noi del Clan del Corvo lo possiamo fare... noi e nessun altro!"
Azghul rimane per un attimo interdetto... consapevole della verità contenuta nelle parole di Gryuchl.
"D'accordo... diciamo che il nostro accordo è ancora valido. Tu facci entrare nel Cromlech e noi ti lasceremo spadroneggiare in pace su Nebin! Non trovo più la druidessa e gli altri, ma possiamo andare a riprendere i tuoi: Rhazog... Ghanesh... organizzatevi e raggiungeteli nel cunicolo di nord-est. Tu intanto cerca di pensare a dove potrebbe essersi diretta la tua amica druidessa!"

Intanto, da un secolare albero cavo, le cui radici si perdono nelle profondità della terra, emergono alcune figure familiari.
Un'ampia radura, circondata da querce centenarie, accoglie i reduci dell'antro. Il sole è alto nel cielo e quasi i suoi raggi accecano dopo la lunga permanenza nel sottosuolo.
"Ora ci possiamo fermare... Il Bosco di Wengelot è un luogo sicuro, almeno per ora! - Aife si siede su una roccia al limitare della radura - Qua fuori Azghul non ci può vedere, ma prima o poi dovremo tornare là sotto, se vogliamo compiere la nostra missione!"
"Chi è Azghul?" torna a domandare Nana.
"Uno stregone drow... è cieco, ma è molto potente... e la sua vista giunge lontano nel sottosuolo... e anche in superficie, ma questo è un bosco sacro e la protezione di Wengelot ci permette di tirare un po' il fiato"
"Come mai sei qui con noi? Non dovevamo andare da soli in missione? - la incalza Muninn, non privo di diffidenza.
"Questa è una storia lunga... comunque sappiate che sono sempre stata con voi, pronta a proteggervi se qualcosa fosse andata storta... solo che non mi potevate riconoscere.... nella mia forma alata..."
"Marthen... il corvo di Elizar! - realizza improvvisamente Arduino - nel capanno del lago dei vapori... eri tu?"
Il sorriso di Aife è vagamente beffardo, mentre annuisce. "Elizar è un caro amico... un tempo era un druido, ma poi ha scelto la solitudine e si è ritirato nel suo capanno..."
"Ci tengo a precisare che io non ho nessun obbligo nei confronti dei druidi - puntualizza orgogliosamente Lorien - Ho incontrato i tre mezzelfi e messer Rudolph tra le rovine di Myrd Wavair e, siccome mi faceva comodo viaggiare in compagnia, mi sono unita a loro, ma non intendo fare mie le loro missioni!"
"Potrei dire lo stesso di me stessa... - ribatte Nana - E tuttavia, per onorare la memoria dello gnomo, assumo la sua parte nella missione!"
"Pure io sono libera da obblighi e missioni - commenta Ivana - Ma un buon paladino non nega il suo supporto ad una nobile causa... e perciò vi ascolto e voglio saperne di più riguardo a questa missione di cui parlate"
"Quanto a me... - le fa eco Erin - sono una creatura libera, ma chiunque abbia fatto del male ad Agata è un mio nemico... e quindi sono con voi poichè la vostra strada casualmente percorre il medesimo sentiero da lei percorso!"
"Bene, signori... vi spiegherò tutto... tutto quello che ho preferito non dirvi prima della vostra partenza, a Nebin. Non vi chiedo perdono per questo... avevo le mie buone ragioni per non dirvi tutto... e meno sapevate e più protetti eravate tra l'altro. Ma si da il caso che il vostro maggior nemico sia anche il traditore che ha traslato i resti del povero Bran dalla sua isola in mezzo al lago di Nemesis al nostro Cromlech... attivando così la maledizione dell'ultimo geasa e quella dello spettro senza pace del guerriero! Certo, Kynon... sto parlando proprio di Gryuchl... il capo del clan del Corvo e indegno discendente di Bran! Dobbiamo riportare i resti del guerriero alla sua tomba per permettergli di riposare in pace e rompere la maledizione... altrimenti il Circolo dei Druidi sarà costretto ad allontanarsi dal Boschetto e Nebin rimarrà senza protezione.... in balia del prepotente Gryuchl... e dei suoi inquietanti alleati Drow... che vogliono impadronirsi del Cromlech per attingere alle energie primordiali che vi risiedono! - Dopo una breve pausa, lo sguardo di Aife si fissa su Lorien, per poi spostarsi rispettivamente su Nana, Ivana ed Erin - Naturalmente solo chi è partito da Nebin è vincolato a questa missione e non mi aspetto aiuto da nessuno di voi altri. Siete tutte libere di andare dove volete... ma senz'altro apprezzo le tue parole, magistra No'rgar: il tuo dio è diverso dai miei, eppure percepisco in te un forte senso di giustizia ... ben differente da quello che anima molti della tua razza... Quanto a te, paladina: ben venga la tua spada se vorrai metterla al servizio di una nobile causa. Nobile dama degli unicorni, in cambio del tuo prezioso aiuto, stai pur certa che i druidi del Boschetto faranno tutto ciò che è in loro potere per aiutarti a rintracciare la tua nobile amica!"
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Aurelicornusgio 20 feb 2020, 18:40

LUOGO: Misterioso antro sotto al Monte dell'Oblio
GIORNO E ORA: chissà se è giorno o notte: sottoterra la nozione del tempo si perde

Com'era diventata amara la vita. Era bastato un attimo per passare da uno degli individui più importanti dell'Oasi, a essere uno dei tanti sgherri sacrificabili che gli Elfi oscuri gettavano ai loro nemici con noncuranza. Gryuchl sapeva di aver guadagnato solo un po' di tempo, ma anche se avesse poi spezzato la maledizione come promesso, non ci sarebbe stato nient'altro poi per garantire che lo stregone non lo avrebbe ugualmente ucciso. Solo Gryuchl era necessario a rompere la maledizione, seppur egli avesse mentito allo stregone su alcuni "dettagli", e nonostante ciò l'Umano sospettava che l'Elfo sapesse delle sue menzogne ugualmente.
La sua crudele fama aveva molti attributi, e quella di sapersi preparare era tra queste. Aveva studiato il posto e preparato un piano d'attacco per ripulirlo dagli Elfi al momento giusto, passaggi che neanche lo stregone poteva vedere con la magia, protetti da incantesimi druidici radicati nella terra come gli alberi più antichi. Azghul era stato un imprevisto, perché sapeva che gli Elfi Oscuri avrebbero mandato un loro incantatore tra guerrieri e capitani, ma non uno stregone che poteva vedere anche quando aveva bisogno di svuotare le viscere. Ma tuttavia, l'Elfo non era diverso dagli altri della sua specie: un arrogante che sottovalutava i misteri della magia del popolo di Nebin; Gryuchl stesso non avrebbe tentato una cospirazione così azzardata se non temesse enormemente l'influenza e i segreti druidici.
Se ne era reso conto da vari dettagli, come aveva testato Azghul con domande ambigue su dove si trovassero alcune cose e alcuni uomini, per capire quanto davvero fosse onnisciente, o quanto solo facesse scena; l'Elfo aveva dei limiti, pochi e che non aveva ancora decifrato completamente , ma li aveva. Sapeva che Alfie doveva avere trovato un punto "cieco" che Azghul non poteva vedere, ne aveva alcuni di cui egli non se ne rendeva neppure conto, e poteva immaginare dove quella strega e la sua banda si fossero rifugiati, e si riguardò dallo svelarlo all'Elfo.
Si chiese se potessero, inaspettatamente, essere utili: Azghul e Alfie si sarebbero dati battaglia senza alcun dubbio, e questo avrebbe tolto di mezzo uno dei suoi problemi. Doveva solo assicurarsi che i due belligeranti si incontrassero... anche il vincitore poi si sarebbe rivolto contro di lui.
Si domandò: come avrebbe potuto eliminare anche quest'ultimo?

Nel frattempo, rifugiati nel boschetto, gli avventurieri discutevano sul da farsi, e non solo.
Alfie continuò, rivolta verso Erin: «E' della tua stessa specie, la tua amica? Un altro Unicorno ha fatto visita a Nebin: era una femmina col manto bianco e nero...»
Erin interruppe emozionata: «Si è lei!»
«Bene... si, la ho incontrata. Si era presentata da noi druidi per porci delle domande sulla storia della nostra Oasi. Ha ascoltato molte delle nostre storie con molta pazienza, perché riteneva che in queste terre ci fosse qualcosa che stava cercando. Un medaglione, diceva, simile a quello che portava con se, e simile anche al tuo».
Stupita, Erin disse: «Il medaglione delle rovine?»
Perché andarsene in quel modo per uno sciocco medaglione, si chiese Erin?
Alfie continuò senza sospettare il vero motivo dello stupore dell'unicorno. «Si. Gli parlammo delle battaglie e delle tragedie della nostra terra, dei nostri eroi e delle nostre leggende. La tua amica è stata un'ottima allieva, ammetto... più ansiosa di conoscere rispetto ad altri allievi che ho avuto. Comunque, partì alcuni giorni dopo per poi tornare riportandoci degli strani avvenimenti, simili a quanti i miei involontari agenti hanno incontrato durante le loro indagini al Cromlech. Fu ben disposta ad unirsi ad un gruppo di miei fidati seguaci, per indagare sul mistero, ma non hanno ancora fatto ritorno».
L'unicorno con ansia domandò: «Ha modo di essere in contatto con loro? Con la magia... forse...?»
Alfie sorrise: «La tua amica sta bene, non temere, anche se ha avuto una avventura molto movimentata... purtroppo per qualche ragione non ricevo più rapporti da qualche giorno. Forse non possono... o forse non vogliono contattarmi, per qualche motivo, e questo mi inquieta: sospetto che ci siano dei collegamenti tra ciò che la tua amica Agata ha scoperto e gli eventi del Cromlech. Forse... potrebbero aver trovato il Cuore di Bran...»
Kynon questa volta si intromise a suo malgrado: «Il... Cuore?»
La druidessa si fece seria. «E' una parte della leggenda che pochi conoscono, e noi druidi preferiamo che resti tra i nostri segreti, per il bene delle nostre genti. Ma la situazione chiede che ne parli. Ebbene, si dice che la lancia che uccise Bran gli trafisse il cuore; negli ultimi istanti prima che la vita lo lasciasse, l'eroe chiese che esso venisse preso dal suo petto e offerti agli dei, così che la sua forza vitale rimanesse nel mondo dei mortali e al servizio di noi Druidi. In questo modo, egli sperava di poter espiare all'errore che segnò il suo destino». Alfie si interruppe un attimo, pesando cosa fosse rilevante da dire. «Basti sapere che Azghul ha bisogno sia della salma e sia del cuore di Bran per completare qualsiasi maledizione desideri impiegarlo...»
Erin a bassa voce commentò, senza intenzione di interromperla: «... il fulcro dal Cuore e il corpo come radice nella terra da colui che ha avuto il suo sangue versato in essa...»
Alfie rispose, sentendola e leggermente compiaciuta: «... esattamente».
Nana aggiunse la sua, un po' spazientita dai discorsi mistici, pur essendo versata in quegli argomenti non riteneva che fosse il momento di fare discussioni accademiche: «Daccordo, daccordo, dunque cosa dovremmo fare? Distruggere i resti o questo... cuore?»
La druidessa si allarmò: «Cosa? No, no! Nulla del genere... sarebbe una profanazione! No, la salma va riportata nella sua tomba, e il Cuore...» Alfie si fermò un attimo, come se fosse indecisa. «Si, andrà distrutto, ma ci vuole un rituale che solo noi Druidi possiamo fare, per slegare uno spirito da un manufatto senza incontrare la sua ira».
Muninn, a quel punto, si fece avanti anche lui. Alzò un dito: «Una domanda... esattamente com'è questo "cuore"? Ne so qualcosa di questi strani oggetti di voi maghi e a volte sono roba strana che ha poco o niente a che vedere col nome che hanno... cosa dovremmo cercare?»
«Hai posto una giusta domanda, amico mio... perché esiste più di una descrizione del Cuore. Le voci dicono che sia un cuore mummificato, un'altra che sia ancora di carne viva e pulsante; un'altra, che sia diventato una pietra o un grosso rubino. Nessuno sa più esattamente quale sia la forma precisa oramai, e nessun Druido ha mai permesso che si aprisse la cripta dal momento in cui venne sigillato solo per soddisfare una banale curiosità».
Muninn roteò gli occhi seccato. Si era alle solite: quando c'era di mezzo la magia, nessuno sapeva mai dire nulla di preciso... chissà che si sarebbe trovato tra le mani quando lo avesse trovato! Sperava che almeno non fosse troppo schifoso... come gli capitò alcune volte in alcune disavventure.
«Bene, è il momento di andare», sospirò Alfie. «Organizzeremo la nostra incursione una volta tornati nei tunnel...»
Prima di muoversi, Erin richiamò la sua attenzione. «Alfie, hai un momento? In privato...»
«Certamente. Voi altri andate, vi raggiungiamo subito».
La druidessa si aspettava che l'unicorno le chiedesse dell'amica; fu sorpresa nel sentire che le parole che pronunciò fossero diverse: «Non è necessario distruggere il Cuore, vero? Ci sono modi per purificarlo, anche in questa Oasi... dunque perchè?»
La donna ci pensò un attimo. «Credo solo che Bran abbia servito il suo popolo a sufficienza. Il suo fu solo un tragico incidente pianificato dal destino, non di sua volontà, e il destino che chiese per sè per essere perdonato da un incidente sia stato... eccessivo. Capisci?»
Erin la guardò, indecisa se risponderle con ciò che pensava davvero. «Capisco che non dev'essere l'unica ragione. Gli altri mi hanno raccontato del compito che gli hai affidato e delle loro disavventure, e avresti potuto inviare qualcun'altro in vece tua per aiutarci ora se necessario. Ma seguirci per tutto il tempo e... intervenire ora...» Vedendo che la donna si sentiva in difficoltà, le disse ancora: «Ma è una ragione sufficiente per me».
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Hashepsoweven 17 apr 2020, 12:44

Luogo: il tortuoso labirinto che conduce al Tempio sotterraneo del Boschetto
La nozione del tempo è perduta...

Nell’udire le ultime parole di Erinn, Aife abbassò gli occhi e sorrise tristemente. Poi, dopo alcuni istanti di silenziosa riflessione, prese fiato e, forse per la prima volta nella sua vita, si apprestò a mettere sinceramente e totalmente a nudo la propria anima.
Hai ragione, dolcissima creatura: non è facile mantenere segreti con te e perciò ti racconterò la mia storia per sommi capi. Non è un racconto breve, ma l’urgenza del momento impone di tralasciare i dettagli, che sarò comunque lieta di chiarirti cammin facendo, quando avremo nuovamente l’agio e il tempo di colloquiare. Per ora ti basti sapere che sto pagando un mio errore e solo se riuscirò a dare pace allo spirito di Bran, tornerò ad essere una donna libera e potrò riconquistare il rango che mi spetta nel Circolo del Boschetto. Ero l’apprendista più giovane dell’Arcidruido Ierofante, ma ero anche la più dotata e questo mi inorgogliva, ma non mancò di suscitare gelosie tra gli altri Druidi del Circolo. Ero brava, ma come tutti i giovani ero anche impaziente ed incosciente e, quando venni a conoscenza della triplice maledizione che tormentava lo spirito di Bran anche dopo la morte, decisi di dimostrare a tutti che ero persino più brava del mio Maestro e perciò l’unica degna di succedergli un giorno alla guida del Circolo. Ero convinta di poter scongiurare la maledizione del terzo geasa e perciò, senza dir nulla a nessuno, feci traslare le spoglie di Bran dal Forte Braccio dal Cromlech dell’Isola di Nemesis alla stanza segreta sotto al Tempio del Boschetto. Ero certa che le mistiche energie del Tempio avrebbero protetto il riposo eterno del guerriero e, al tempo stesso, il suo cuore avrebbe conferito a me il potere della trascendenza tra la vita e la morte. Nella mia cieca ambizione, fui io stessa a venire a patti con il perfido Gryuchl, che accettò di occuparsi della parte materiale della missione con lo scopo dichiarato di impadronirsi dell’invincibile Spada Azzurrata di Bran. Così facendo, io stessa ho aperto la strada al compimento del terzo geasa! Le conseguenze delle mie azioni cominciarono a manifestarsi subito dopo la traslazione dell’eroe defunto e solo allora compresi la portata di ciò che avevo fatto. Allora confessai tutto a Ierofante, il quale, pur rinnegandomi come apprendista, impedì agli altri druidi di cacciarmi dal Circolo. Fu proprio per accogliere le giuste rimostranze degli altri che, pur senza esiliarmi definitivamente dal Boschetto, mi affidò l’incarico di rappresentare i Drudi nel Consiglio di Nebin, dove avrei avuto modo di controllare da vicino le mosse di Gryuchl. Sfortunatamente, pur avendo profanato il riposo eterno del suo antenato, il Capo Clan del Corvo non aveva trovato la Spada Azzurrata e aveva perciò maturato la convinzione di esser stato vittima di un inganno ordito dai druidi al solo scopo di impadronirsi di quel magico artefatto. Così divenne il nostro più acerrimo nemico e, con il dichiarato scopo di impadronirsi della Spada di Bran, venne a patti con i Drow. Povero sciocco, quasi mi fa pena, perché non sa in quali mani si è consegnato: Azghul non lo lascerà uscire vivo da questa storia! E intanto io cerco con ogni mezzo di rimediare almeno in parte al male che ho portato nel mondo! Lo sapeva bene anche la tua amica Agata… e fu proprio questa la ragione che la indusse ad indagare sul mistero che circonda la tomba di Bran.”
Quando Aife tacque, Erinn le sfiorò fugacemente i capelli con l’alicorno. “Non crucciarti troppo. – le disse – Sono sicura che ci riuscirai, se accetterai umilmente l’aiuto di tutti! Adesso però è meglio andare. Abbiamo perso molto tempo e rischiamo di farci trovare troppo presto da Azghu e soci!”
Si certo. Hai ragione: andiamo… e grazie!”
Ciò detto, la druidessa si avviò verso la radura in cui l’attendevano gli altri.
Ad Erinn non era però sfuggito il sommesso scricchiolio di un ramo mentre Aife parlava: adesso anche il sedicente Rudolph sapeva tutto!

Intanto Rhazog e Ghanesh avevano trovato i guerrieri di Gryuchl e li avevano condotti nell’Antro di Azghul. Gryuchl ne fu indubbiamente assai lieto, ma doveva dissimulare i propri sentimenti e fingere indifferenza al riguardo. Indifferenza e severità per il loro comportamento tremebondo.
Mi vergogno di voi e della vostra vigliaccheria! Meritavate di morire smarriti nel labirinto in cui la vostra follia vi aveva spinto e dovete ringraziare i nostri amici drow se questo non è avvenuto, perché se fosse stato per me non avrei mosso un dito per aiutarvi! Ora cercate di rendervi utili e di non farli pentire della loro pietà! Il nostro obiettivo sono gli amici della druidessa, che a quanto pare li accompagna! So dove sono diretti… ma non lo rivelerò fintanto che non saremo arrivati. Li precederemo e, quando li avremo trovati, i drow di Azghul potranno toglierceli definitivamente di torno!
Azghul proruppe in una risata cavernosa, prima di rivolgersi a Gryuchl con il medesimo tono mellifluo.
Non credere di potermi ingannare, uomo! Conosco i tuoi pensieri e so che stai tramando qualcosa, ma la posta in gioco è troppo alta per sacrificare la nostra alleanza solo per una piccola… divergenza di vedute. So che terrai fede ai patti perché conviene a te assai più di quanto non convenga a me! E adesso andiamo! Portaci nel luogo che tu sai...

Nel frattempo, il gruppo di Aife è tornato nei sotterranei, questa volta con la consapevolezza che la meta è ormai vicina. La druidessa ha una mappa con se ed è un netto miglioramento rispetto al precedente brancolare nel buio. Erinn evoca uno speciale incantesimo di nebbia, che dovrebbe celarli alla vista dei nemici, ma non potrà mantenerlo per molto. Il tempo è un fattore cruciale per non farsi sorprendere da Gryuchl e dai suoi amici drow. Perciò, nonostante le vivaci proteste di Lorien, è necessario procedere a marce forzate camminando quanto più rapidamente lo consentano le loro gambe. Non sono previste soste per nessuno fintanto che il tempio sotterraneo – e con esso l’attuale tomba di Bran -non sarà stato raggiunto!
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Re: Capitolo 5 [Play by forum]

Aurelicornusgio 18 giu 2020, 6:07

Luogo: il tortuoso labirinto che conduce al Tempio sotterraneo del Boschetto
La nozione del tempo è perduta...

Nessuno aveva mai trovato la vera tomba di Bran per un motivo facilmente intuibile, ma non immediatamente: era nascosta tramite la magia. L'incantesimo con cui era nascosta era di rara efficacia che non vi era nessun modo di trovarla se non da un discendente dell'eroe. E ugualmente per l'aprirla. Neppure Azghul poteva vederla, altrimenti la sua collaborazione con Gryuchl non sarebbe mai stata stabilita.
Ma ovviamente condividere la stessa linea di sangue non era sufficiente per essere degni di presentarsi di fronte alle spoglie del leggendario guerriero. Bisognava conoscere le sue gesta, e le sue intenzioni. Bisognava conoscere le prove e sapere come essere degni di affrontarle. Un contendente impreparato o ignorante non aveva il diritto di metter piede in quel luogo sacro, discendente o meno dal guerriero.
Ma l'umano sapeva che c'era tempo: doveva darne ad Alfie e i suoi tirapiedi per arrivare. Il nemico del tuo nemico è tuo amico, così dicevano nel Nortgarthen, e se lo dicevano in una terra dove da sempre ardono cospirazioni dietro cospirazioni, aveva motivo di credere che ci fosse una qualche verità.
Poi ovviamente avrebbe dovuto trovar modo di gestire la druidessa, ma con lei aveva più proverbiali assi nella manica che con quel detestabile drow che si trovava a suo malgrado appiccicato ora. Come alcune decisioni dei druidi di cui essa non sarebbe stata soddisfatta se fossero state scoperte. E poi, avrebbe potuto trovare qualcun'altro per dissacrare i resti dell'eroe: Azghul fu una insidiosa sorpresa che non si era mai aspettato di trovarsi davanti, e che si era dimostrata troppo complicata da gestire per i suoi bisogni.
L'irritante e spazientita voce del Drow gli ricordo nuovamente quest'ultimo dettaglio. «Devo iniziare a pensare che ti sei perso?»
«Ah! La tua impazienza in questi luoghi non ti condurrà a nulla, "amico" mio. Se credi di poter scoprire la porta segreta da solo, possiamo dividerci e affrettare le nostre ricerche», e con una mano indicò con noncuranza un corridoio laterale che si estendeva poco davanti a loro.
Azghul fece una risata sarcastica: sapeva che era una scusa, ma c'era evidente curiosità e un briciolo di ammirazione verso gli acrobatici salti mentali che l'umano compiva per rimanere rilevante nella faccenda, un rispetto che raramente concedeva ad altri... Elfi Oscuri o meno che fossero.
In tempi molto antichi, quegli ambienti erano delle miniere naniche. Poi, il lavoro estrasse tutta la ricchezza che la roccia custodiva, e i nani le abbandonarono; arrivarono gli umani e ne fecero una necropoli per i loro eroi, per poi in seguito dimenticarsene anche loro. Vi erano molte gallerie rimaste inutilizzate da epoche, e solo una conduceva al luogo che cercavano, quella marchiata col segno del Corvo, e che solo Gryuchl vedeva come una spettrale sagoma illuminata di azzurro.
Azghul espresse il suo nervosismo di nuovo: «Spero che questo ci conduca a qualcosa».
«Tranquillo, amico mio», gli rispose l'umano. «I nostri sforzi verranno ricompensati alla fine». E poi li fermò alla metà della galleria.
Il Drow si mise le mani ai fianchi, accentuando una vena di scherno al suo commento: «Si. Sto vedendo, infatti». Poteva essere cieco, ma poteva vedere attraverso la magia, e nella magia stava vedendo il suo disappunto. Senza dir nulla Gryuchl si avvicinò al muro e appoggiò la mano contro un mattone scoperto. Un rumore sordo riempì l'oscurità che li avvolgeva e una porta nascosta si scostò davanti a loro; e Azghul perse le sue espressioni beffarde sul viso.
Si fecero avanti nel locale successivo. Al centro c'era una tavola di pietra rotonda, con un buco al centro; l'orlo della tavola ruotava, ed era adornato da vari simboli. Gryuchl sapeva a cosa si riferivano: le tre geasa. L'aspirante eroe doveva allineare correttamente la tavola e avere la chiave adatta, altrimenti brutte cose sarebbero accadute. Il Capoclan si chiese se i Drow ci avrebbero provato.
«La tradizione dice che dev'essere il pellegrino a far ruotare la pietra».
Spazientito, Azghul ordinò:«Allora ordina uno dei tuoi uomini di darsi da fare».
«Ci sono incantesimi di protezione in questo luogo, puoi sicuramente percepirli con i tuoi...» e lo sbeffeggiò con un gesto della mano «... poteri. Cosa se la magia ti impedisse di entrare perché i miei uomini obbediscono solo a me, e io come loro signore, le loro azioni contano come le mie?»
E il Drow rimase senza parole: lo considerava una eventualità improbabile, ma se così fosse stato? La stregoneria depositata su quei luoghi era antica e difficile da decifrare anche per lui.
L'umano lo spronò con tono deciso:«Hai molti più guerrieri di me, cosa vuoi che sia se uno di loro facesse uno sbaglio?»
Azghul cedette dando un gesto spazientito della mano:«E sia. Drugoth! Datti da fare!»
Il drown, uno smilzo dai tratti ancora più affusolati del resto dei suoi compagni, si accostò alla tavola aspettando istruzioni, senza chiedersi troppo di quanto avrebbe potuto essere potenzialmente pericoloso. L'umano gli mostrò col dito cosa doveva muovere: il luogo natale di Bran, il segno del clan del suo compagno d'armi, e il luogo dove cercò rifugio. Senza farsi pensiero, l'Elfo roteò gli anelli concentrici della tavola.
Un attimo di silenzio: c'è chi pensò che la combinazione fosse errata, e chi si aspettava una porta aprirsi; e invece, l'armatura del Drow venne squarciata sul cuore da una forza invisibile e ne eruttò un fiotto di sangue. Tutti fecero un salto all'indietro davanti a quell'inaspettata e orrida scena, e il guerriero scivolò a terra, privato all'istante della vita. Era come se una lancia invisibile lo avesse trafitto da parte a parte.
Azghul ringhiò infuriato:«Lo hai fatto apposta, vero?»
L'umano finse malamente ignoranza:« Credo di essermi dimenticato qualcosa».
«Oh no, ora... ora ci penserai tu stesso, altrimenti sarà la tua di testa ad essere la prossima ad adornare le tombe dei tuoi avi!»
«Ah!» lo ignorò con un gesto della mano. Meno uno, pensò Gryuchl, anche se gli Elfi erano ancora in numero maggiore, era un piccolo vantaggio per lui. Aveva solo volutamente omettere l'ultimo passaggio, e finse di ricordare quale fosse studiando la tavola con attenzione. «Oh, ora ci sono. Datemi una lancia!»
Uno degli elfi lo sbeffeggiò arrogantemente:«Ti ci vuoi impalare per caso?»
E ricevette una occhiata feroce da Gryuchl che fu la sua ironia a morire all'istante. «No. Ci finirai tu sopra se non mi passi subito una lancia».
Azghul li esortò ad assecondarlo. L'umano la brandì con fierezza, e poi con un gesto cerimoniale infilò la punta nel buco al centro. Ci scivolò perfettamente.
Fu allora che un'altra porta si aprì, quella del sepolcro che stavano cercando. Bramosi di reclamare il trofeo, tutti entrarono nella camera sepolcrale. Avidamente, umani ed elfi spinsero il coperchio della bara di pietra.
Che era vuota.
Nessuno riuscì ad azzardare una parola per lunghissimi momenti.
Gryuchl poi anticipò lo stregone nell'esprimere esattamente ciò che anch'esso stava pensando, strillando adirato: «Come... cosa significa questo!»
Azghul fece seguire una sua risata, un po' folle. Persino con i suoi poteri era stato ingannato da un trucco così stupido. Non era totalmente cieco nel senso stretto del termine: poteva vedere la magia attorno a lui, e in base a quella capire come muoversi nell'ambiente circostante. Poteva vedere emanare il potere dagli antichi manufatti magici come se fossero il profumo di una pietanza appena estratta dal forno, finché potenti incantesimi non li celavano persino a lui. Aveva dato per scontato che vedesse solo il vuoto nella bara perché il potere era nascosto, così come lo era quella camera. Che i suoi sensi fossero annebbiati.
Invece non aveva visto niente, perché niente era li.
Sempre ridendo, disse all'umano:«Sei un idiota». Stava intuendo chi poteva essere stato... e prima che un pensiero razionale si formasse nella sua mente, presentì altri elfi arrivare; e anche qualcos'altro, che aveva già percepito. Se li trovarono alla porta dell'anticamera, tre donne elfe, o mezz'elfe era difficile a dirsi, pronte alla battaglia con le loro armature di pelle e spade della forgia di Nebin; al loro fianco, una creatura vagamente equina, dal manto scuro e scarlatto e la criniera dal colore fiammeggiante, cavalcata da uno... gnomo! Fu quest'ultimo a dileggiarli con un tono allegro come un ragazzino: «Signori! Ci compiaciamo che siate riusciti a trovare il vostro tesoro, ma ci dispiace informarvi che il tesoro non gradiva finire nelle vostre mani, e così ha deciso di muoversi altrove dove non si sentisse più disturbato. E' un tipo riservato, vero? Ci ha anche chiesto di dirvi che deriderebbe che voi sorvegliaste il suo giaciglio per i prossimi... cinque o seicento anni, visto che ci siete, perché non vorrebbe tornare la prossima volta e trovarlo in disordine. Ma dato che dubita che voi sareste d'accordo... siamo costretti a fare questo. Niente di personale, messeri!»
L'unicorno li spinse tutti all'indietro con una magica folata di vento, mentre una delle donne attivò la serratura che fece richiudere la porta davanti a loro.
Gryuchl, Azghul, e tutti i loro uomini rimasero rinchiusi nel sepolcro che da lungo agognavano raggiungere.
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